Strage di Brandizzo, 24 indagati ma cade l'omicidio volontario
14:31 Giovedì 24 Luglio 2025Chiusa l'inchiesta sul treno che nel 2023 travolse 5 operai al lavoro lungo i binari. Cade l'accusa più grave per Massa, il dipendente di Rfi superstite che diede il via libera al cantiere. Nel registro anche Strisciuglio, ex ad di Rfi. Tre società coinvolte
Sono ventiquattro i nomi finiti nel registro degli indagati al termine dell’inchiesta sulla strage ferroviaria di Brandizzo, costata la vita a cinque operai nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023. La Procura di Ivrea, una delle più sottodimensionate d’Italia, ha concluso le indagini a distanza di quasi due anni da quella tragica notte, formalizzando gli avvisi nei confronti di 21 persone fisiche e tre società. Tra queste ultime compaiono Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), la bolognese Clf e la vercellese Sigifer, l’azienda per cui lavoravano le vittime.
Cinque vite spezzate sui binari
Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera persero la vita mentre erano al lavoro lungo i binari nei pressi della stazione di Brandizzo, travolti da un treno che procedeva a 160 km/h. Non furono mai avvertiti del sopraggiungere del convoglio. L’evento, che ha scosso l’opinione pubblica, è stato da subito al centro di un’indagine complessa e articolata, coordinata dalla procuratrice capo Gabriella Viglione, con i magistrati Valentina Bossi e Giulia Nicodemi a condurre le attività istruttorie.
Indagati anche i vertici di Rfi e i superstiti
Nell’elenco degli indagati figurano nomi di primo piano del settore ferroviario. Tra questi, Gianpiero Strisciuglio, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Rfi e oggi a capo di Trenitalia, e Vera Fiorani, ex ad della stessa Rfi. A finire sotto inchiesta anche i due unici sopravvissuti della notte di Brandizzo: Antonio Massa, caposcorta di Rfi, e Andrea Girardin Gibin, dipendente Sigifer. Secondo l’accusa, avrebbero autorizzato l’avvio dei lavori di manutenzione sui binari senza che fosse stata disposta l’interruzione della circolazione ferroviaria.
Le contestazioni e il cambio di scenario giuridico
L’iniziale ipotesi di omicidio volontario con dolo eventuale, formulata in una prima fase dell’indagine, è stata accantonata. Il reato ora contestato, in base alle specifiche responsabilità, è omicidio colposo e disastro ferroviario colposo. Una modifica sostanziale nel profilo giuridico, che segna anche un cambio di passo nell’impianto accusatorio. Cade così la contestazione più grave anche nei confronti di Antonio Massa, che secondo gli inquirenti avrebbe dato il via libera all’intervento senza garantire le condizioni minime di sicurezza.
Turni serrati, carichi e burocrazia
Sullo sfondo del disastro, si staglia un sistema produttivo segnato da pressioni temporali e vincoli organizzativi. Lo evidenzia anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, presieduta dalla deputata Chiara Gribaudo. Nella relazione presentata il 12 settembre scorso alla Camera, la Commissione ha indicato l’errore umano come causa immediata dell’incidente, ma lo ha ricondotto a un contesto fatto di ritmi insostenibili, procedure complesse e difficoltà operative che spesso impediscono alle aziende appaltatrici di lavorare in sicurezza. “È necessario considerare tutti gli aspetti che portano le persone a disattendere le norme prefissate, compresi i vincoli orari e contrattuali”, si legge nel documento.
Procura sotto pressione e la domanda di giustizia
L’inchiesta della Procura di Ivrea ha dovuto fare i conti con carenze croniche di personale e risorse, ma ha portato comunque a termine un lavoro certosino, spinto anche dalla pressione morale proveniente dalle famiglie delle vittime e dall’opinione pubblica. Un’indagine che si inserisce in una lunga scia di tragedie industriali e infrastrutturali che hanno colpito il Nord Ovest negli ultimi anni, dalla funivia del Mottarone al ponte Morandi, passando per lo scontro ferroviario di Caluso. Ora spetterà al giudice decidere se e chi dovrà affrontare un processo.


