TRAVAGLI DEMOCRATICI

Lo Russo difende il Pd e il suo lavoro. "Torino impari dagli errori di Milano"

Il sindaco tace sul caso Rear, ma rilancia sull'azione della sua amministrazione e sulla visione di una città inclusiva, facendo tesoro degli inciampi dei cugini d'oltre Ticino. Il campo largo? "I risultati aiuteranno a costruire una piattaforma comune" - VIDEO

Sul caso Rear, Stefano Lo Russo, sindaco di Torino, tace. Ma su tutto il resto, ha molto da dire. Dopo settimane di silenzio, mentre l’inchiesta che coinvolge la cooperativa di cui Mauro Laus, figura di spicco del Pd torinese, è stato presidente domina le cronache, il primo cittadino sceglie di non commentare le vicende giudiziarie. Si concentra invece sulle implicazioni politiche, a partire dalla sua possibile ricandidatura nel 2027, messa in discussione da Andrea Russi, capogruppo comunale del Movimento 5 Stelle, che invoca discontinuità nel Partito Democratico e nel “campo largo”. “Non commento né sentenze passate in giudicato né indagini in corso”, taglia corto Lo Russo sull’inchiesta che vede tra gli indagati uno dei suoi assessori, né quella milanese in cui compare l’attuale titolare dell’Urbanistica di Palazzo civico, mantenendo una linea di assoluta prudenza. Ma i suoi detrattori non mollano, sfruttando il caso per indebolirne la leadership.

Nella giusta direzione

Lo Russo, però, non si lascia scalfire. Punta tutto sui risultati della sua amministrazione per consolidare il presente e costruire il futuro: “Capisco che i nostri successi diano fastidio a chi non ha risultati da esibire”, dichiara con un pizzico di polemica, rispondendo all’attacco di Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha definito la sua amministrazione “fallimentare”. Per il sindaco, la risposta migliore alle critiche è il lavoro: “Il centrosinistra è impegnato ad attuare il programma con cui ha vinto le elezioni nel 2021 con una squadra coesa, capace di lavorare in team, per obiettivi e soprattutto sta dimostrando ai cittadini cosa è in grado di fare, sta cercando di fare emergere il vero valore di questa città. Questa è la replica più concreta a chi, legittimamente, ci contesta”. Il pentastellato Russi, dal canto suo, non ha risparmiato frecciate, definendo Lo Russo “figlio di un sistema che non vuole riformarsi”. Il consigliere pentastellato ha insistito: “A Torino, l’unità passa per il cambiamento. Non si può ignorare ciò che tutti sapevano e nessuno diceva”. Ma Lo Russo resta saldo nel suo ottimismo: “I risultati sono oggettivi. Sono convinto che stiamo andando nella direzione giusta, anche se altri possono pensarla diversamente”.

Un Pd vivo e centrale

Il discorso si allarga oltre Torino, abbracciando l’intero Partito Democratico, soprattutto la sua ala riformista. “Il Pd non è in crisi, tutt’altro”, sottolinea Lo Russo. “È il partito che si assume l’onere del governo e del cambiamento, dal Sud al Nord, da Bari a Napoli, da Roma a Bologna, fino a Torino e Milano. Rivendichiamo con orgoglio i nostri risultati”. E a proposito di Milano, Lo Russo guarda alla trasformazione della metropoli lombarda come a un modello di successo, ma non privo di ombre. “Milano si è reinventata, diventando una delle poche città al mondo di rango internazionale”, osserva. Tuttavia, il dibattito non riguarda solo le inchieste giudiziarie, ma i modelli di sviluppo urbano e le loro conseguenze sociali.

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Torino, una lezione da Milano

La presentazione del masterplan per la riqualificazione di corso Palermo, firmato da Carlo Ratti Associati, offre a Lo Russo l’occasione per tracciare la sua visione. “La trasformazione di Milano ha avuto conseguenze sociali evidenti e non sempre condivisibili”, afferma senza giri di parole. “Torino deve imparare dagli errori altrui, affrontando temi come la rappresentanza sociale, il costo delle case e la vivibilità per il ceto medio”. Il sogno del sindaco è una Torino che incarni il modello della “città dei 15 minuti”, dove i servizi siano a portata di tutti e gli affitti restino accessibili. “A differenza di altre metropoli, a Torino turisti e residenti mangiano negli stessi ristoranti. Non abbiamo quartieri trasformati in enclavi monotematiche”, spiega. “La nostra città ha resistito alla speculazione immobiliare e oggi, con la revisione del piano regolatore, possiamo introdurre regole e incentivi per evitare che tra 15 o 20 anni Torino diventi una città escludente, riservata a pochi privilegiati. Una città in cambiamento fa della leva della trasformazione urbana un veicolo importante di questo cambiamento. Con le trasformazioni che stiamo portando avanti vogliamo costruire una città vera, non una vetrina”.

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