La Margherita non nasce a tavolino

Ha ragione Dario Franceschini. I progetti politici, nel caso specifico la cosiddetta “gamba moderata” all’interno della coalizione di sinistra, non nascono né a tavolino e né, tantomeno, attraverso gli scambi di partito. Le iniziative sono credibili, e serie, quando nascono dal basso e sono il frutto e il prodotto di un progetto politico a media/lunga scadenza. Ora, e per fermarsi al tema in oggetto, è importante ricordare che il progetto della Margherita – primo partito culturalmente e autenticamente plurale nella storia democratica del nostro Paese – nacque da una intuizione di alcuni leader politici dell’epoca: da Franco Marini a Francesco Rutelli, da Arturo Parisi a Clemente Mastella a Lamberto Dini. Ma, al di là dei protagonisti, il tutto rispondeva ad un progetto politico chiaro e definito. Non nasceva, cioè, da uno scambio tra esponenti di partito di quella coalizione, non era il frutto di una “campagna acquisti” condotta dai vari promotori del progetto politico in questione e ne, soprattutto, era pianificata a tavolino. Da persone che, oltretutto, appartenevano ad altre culture politiche o ad altri orientamenti politici. Il caso di Bettini, al riguardo, è emblematico e non merita ulteriori commenti.

Quello che, semmai, va ricordato ed evidenziato è il profilo politico e culturale di un progetto politico centrista, riformista e autenticamente di governo. Perché quando si parla di come rilanciare l’alleanza di centro sinistra, oggi e non di quella stagione governata da Marini, Veltroni, Rutelli e molti altri leader di quel campo politico, si tratta di capire chi detta realmente l’agenda politica della coalizione. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare. E cioè, se la sinistra radicale della Schlein, la sinistra populista e demagogica di Conte e dei 5 stelle, la sinistra estremista ed ideologica del duo Fratoianni/Bonelli coordinati dal massimalismo sindacale di Landini hanno il sopravvento e l’esclusiva su come costruire la coalizione e il programma dell’alleanza di sinistra e progressista, è di tutta evidenza che si può parlare solo e soltanto di una “tenda” per l’eventuale componente di centro o riformista come la dipingono, appunto, Bettini e Renzi. Cioè un accampamento politicamente incolore e grigio funzionale alla sistemazione di qualche ex capo politico e dei “propri cari”, per dirla con una felice espressione di Giulio Andreotti.

Ecco, la Margherita, se di questo vogliamo parlare, era proprio l’esatto contrario di tutto ciò. Ovvero, un progetto politico, culturalmente plurale, sinceramente riformista e autenticamente di governo che si alleava con una sinistra altrettanto riformista e di governo. Nulla a che vedere, quindi, con le tende, i rifugi e gli accampamenti. Quelli sono, appunto, cespugli che non contribuiscono ad elaborare un progetto politico ma si limitano solo a mendicare qualche briciola di potere, gentilmente concessi dagli azionisti di riferimento.

Per queste ragioni Franceschini, ancora una vuota, coglie nel segno. I progetti politici, cioè, hanno un futuro ed una prospettiva solo se sono il frutto di una elaborazione politica e progettuale complessiva e collegiale. Se si riducono, invece, ad essere una banale sommatoria o un semplice pallottoliere sono destinati a sciogliersi quanto prima come neve al sole. Come nel gioco dell’oca, si torna sempre all’inizio. Cioè alla dispersione e all’irrilevanza.

print_icon