POLITICA & SANITÀ

Medici in pressing sulle Regioni. Contratti in ritardo, dottori in fuga

Ancora da rinnovare l'accordo 2022-2024 (figurarsi quello attuale). Manca l'atto di indirizzo della Conferenza presieduta da Fedriga. La Fimmg chiede incontro a Schillaci e Giorgetti e annuncia proteste per settembre. Il nodo degli integrativi regionali anche in Piemonte

“I medici di famiglia stanno lavorando con l’orologio fermo ai tempi del Covid”. Sceglie questa immagine Roberto Venesia, segretario regionale della Fimmg in Piemonte, per evidenziare il ritardo sul rinnovo degli accordi nazionali che regolano il rapporto tra i camici bianchi liberi professionisti e il servizio sanitario.

Passo breve quello dall’orologio alla sveglia. Il vertice nazionale del principale sindacato dei medici di medicina generale la fa suonare alle orecchie delle Regioni. “Si devono rendere conto – dice una dura nota del consiglio nazionale della Fimmg rivolgendosi a governatori e assessori alla Sanità – che sono loro che stanno rendendo sempre meno attrattiva la medicina generale per i giovani e sempre più insostenibile il lavoro per una categoria da sempre in prima linea”.

I fondi in pancia

Alle Regioni viene imputata l’inerzia e “il grave ritardo” nel predisporre il nuovo atto di indirizzo, ovvero lo strumento da fornire al Governo per avviare le trattative che dovrebbero portare a rinnovare un contratto il cui periodo è già superato, essendo quello relativo al 2022-2024. Eccolo l’orologio di Venesia fermo a diversi anni addietro. Ovviamente è da discutere anche quello successivo del 2025-2028, ma tutto come denuncia il sindacato è fermo, per “responsabilità delle Regioni che – ricorda il sindacato - hanno in pancia i fondi accantonati per i rinnovi contrattuali”.

Nel frattempo, la crescita dell’inflazione cumulata tra il 2022 e il 2024 pari al 13,4% cui si aggiunge una perdita reddituale stimata all’11% porta a far dire ai camici bianchi che operano sul territorio che loro “stanno già pagando un dazio del 25%” per colpa delle Regioni. Un j’accuse pesante, così come lo si annunciano le azioni che il più partecipato sindacato dei medici di medicina generale sta predisponendo per l’autunno, chiedendo la condivisone anche si altre sigle di rappresentanza.

Autunno caldo

Gli strumenti per sollecitare le Regioni e di conseguenza il Governo verranno decisi in un’assemblea nazionale già in agenda per settembre, ma già è stato chiesto un incontro urgente con il ministero della Salute e quello dell’Economia.

A Governo e Regioni i professionisti che lavorano in convenzione, quindi non alle dipendenze dirette del servizio sanitario, mettono davanti il fatto che “la situazione normativa attuale spinge molti professionisti a compiere scelte condizionate esclusivamente da logiche fiscali, minando le basi della stabilità del servizio sanitario stesso”. 

Un clima tutt’altro che disteso quello tra una delle colonne portanti della medicina territoriale e la parte pubblica, sempre più controparte in un confronto che potrebbe irrigidirsi ulteriormente in assenza delle attese risposte. 

Carceri e 118

Quelle per l’atto di indirizzo chiesto alla Conferenza delle Regioni sono, peraltro, legate a ulteriori incombenze in capo a ogni singola Regione, come nel caso degli accordi integrativi. Valgono economicamente circa il 30% della retribuzione, ma sono di fatto legati alla trattativa nazionale. In Piemonte, come spiega Venesia, “ci si è portati avanti”, ma si è comunque in ritardo. Le trattative erano incominciate con la precedente giunta regionale e dopo l’insediamento di quella nuova “c’era l’intesa di riprenderle entro novanta giorni”. E’ passato giusto un anno. “E abbiamo due assolute priorità – spiega il segretario regionale della Fimmg – che riguardano gran parte del personale dell’Emergenza 118 che opera in regime di convenzione così come i medici che lavorano nelle carceri”. Bsterebbe dire che l'integrativo per  il personale del 118 è scaduto da più di 15 anni. 

Alla carenza dei medici di famiglia, che si trascina da anni senza intravvedere rimedia breve, in Piemonte rischia di aggiungersi anche quella in settori cruciali e delicati come quelli appena citati dove, come avverte la Fimmg, il rischio di abbandoni aumenta sempre di più.

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