FINANZA & POTERI

Crt, la maledizione delle terne: Cuneo sul piede di guerra

L'ex sindaco di Mondovì Adriano, designato dal presidente della Provincia Granda Robaldo per il consiglio d'indirizzo, non ha raggiunto il quorum, prendendo anche meno voti della sfidante in quota Pd Peano. Tra una settimana si rivota e non sono escluse sorprese

Il nuovo statuto della Fondazione Crt, fortemente voluto dalla presidente Anna Maria Poggi per salvare l’ente dal commissariamento (e mettere al sicuro la sua poltrona), mostra le prime crepe, con il riproporsi delle stesse logiche che la riforma si prefiggeva di superare. Così il posto del consiglio d’indirizzo spettante al membro designato dalla provincia di Cuneo è ancora vacante, scatenando l’irritazione del presidente Luca Robaldo. Il suo candidato, infatti, l’ex sindaco di Mondovì Paolo Adriano, non solo non ha raggiunto il quorum necessario per essere eletto alla seconda votazione, ma ha ottenuto un voto in meno della candidata indicata dal Pd, l’ex vicepresidente dell’assemblea regionale Maria Peano. Uno smacco a cui si proverà a porre rimedio alla terza votazione, in programma giovedì 31 luglio, per evitare di rimandare tutto al rientro delle vacanze estive.  

Riforma a metà

A colpire è ancora il sistema delle terne, che ha spesso dato vita a nomine non gradite dagli attori politici, ragion per cui nelle revisioni dello statuto approvate a fine 2024 il suo ruolo viene ridimensionato, ma tuttavia non sparisce del tutto. Degli undici membri – su 22 totali – del consiglio d’indirizzo espressione del territorio, sei di loro vengono scelti direttamente (due dalla Regione Piemonte, due dal Comune di Torino, uno dalla città metropolitana di Torino e uno dalla Regione Valle d’Aosta) mentre per gli altri cinque, uno per ogni provincia del Piemonte, sopravvive la rosa dei tre nomi.

Adriano beffato

E qui nasce l’inghippo: con l’albese Roberta Ceretto entrata a far parte del cda, la provincia di Cuneo deve designare un suo nuovo rappresentante all’interno del parlamentino di Palazzo Perrone, e la scelta del presidente (nonché sindaco di Mondovì) Luca Robaldo, è ricaduta sul suo concittadino Paolo Adriano, che lo ha preceduto nella carica di primo cittadino monregalese. A completare la terna Maria Grazia Boffa, storica militante di Fratelli d’Italia (fin da quando si chiamava Alleanza Nazionale, ex collaboratrice dell’assessore regionale Paolo Bongioanni) e Maria Peano, espressione del Partito democratico. Proprio quest’ultima ha rovinato la festa ad Adriano (e a Robaldo), ottenendo un voto in più dello sfidante, anche se non sufficiente ad essere eletta. Qualcuno avrà preso appunti, proponendo un ulteriore cambiamento dello statuto.

Settimana cruciale

Sono quindi giorni di fibrillazione quelli che vanno da qui a giovedì prossimo, quando con la terza votazione si proverà a ricucire lo strappo, facendo opera di persuasione sugli altri membri del consiglio d’indirizzo per convergere su uno o sull’altro candidato. Robaldo farà di tutto per evitare che si ripeta quanto successo ad aprile, quando i consiglieri bocciarono sia la nomina di Gianfranco Morgando, indicato dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che quella dell’ex presidente della Regione Enzo Ghigo, proposto dal governatore Alberto Cirio, in quello che fu il colpo di coda della vecchia gestione di Fabrizio Palenzona. Adesso che al vertice di via XX Settembre c’è la giurista ciellina Poggi la concordia istituzionale sembra essere stata ristabilita, ma i colpi di scena continuano a segnare la vita della Fondazione, e in questa settimana possiamo aspettarcene più di qualcuno.

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