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Colpo di scena al Coccia, Chiarelli recita il confiteor

Dopo mesi di ritardi e mancati finanziamenti, la scudisciata del presidente della Fondazione Ravanelli ha costretto l'assessore regionale a garantire un impegno pluriennale per sostenere la storica istituzione novarese. Sperando di mangiare il panettone

Dopo mesi di silenzi, rinvii e imbarazzi, oggi dal grattacielo Piemonte è arrivata la tanto attesa fumata bianca: la Regione continuerà a sostenere il Teatro Coccia di Novara con una nuova convenzione triennale, garantendo continuità e risorse fino al 2027. A darne notizia è stata l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli, al termine di un incontro con i vertici della Fondazione, il presidente Fabio Ravanelli, e l’assessore comunale alla Cultura Luca Piantanida.

Una mossa inevitabile dopo la dura reprimenda pubblica ricevuta da Chiarelli pochi giorni fa. Perché se oggi a Torino si riconosce la “strategicità del Coccia”, fino a ieri si navigava a vista tra atti non firmati e contributi bloccati. E a far saltare il banco ci ha pensato proprio Ravanelli, imprenditore e figura di spicco dell’establishment piemontese (è stato al vertice di Confindustria e oggi guida la Camera di commercio), che in Commissione Cultura ha detto ciò che molti sussurravano da settimane: “Il mancato stanziamento della Regione è indecoroso”.

La scudisciata di Ravanelli

Con tono che non lasciava spazio a fraintendimenti, Ravanelli con la sua scudisciata ha denunciato davanti ai consiglieri il ritardo nell’erogazione del contributo da 500mila euro, da anni base della convenzione regionale. Il Coccia, ha fatto notare, ha rispettato tutte le procedure, presentato i documenti richiesti, realizzato una stagione in crescita. Ma da Torino non era arrivata nemmeno una bozza di convenzione. Solo silenzi. Oggi invece la musica cambia. Chiarelli annuncia che il Teatro Coccia sarà nuovamente incluso nel piano triennale della Cultura 2025-2027, con una convenzione pluriennale che verrà esaminata in tempi rapidi. Non solo: grazie allo strumento “Rafforza Cultura”, anche il rendiconto 2025 potrà essere gestito in modo più diretto dagli uffici regionali.

Chiarelli in bilico

“Il Coccia è l’unico Teatro di Tradizione del Piemonte riconosciuto dal Ministero della Cultura – ha dichiarato l’assessore – e rappresenta un punto di riferimento di primaria importanza non solo per Novara, ma per tutto il territorio regionale e nazionale. Non è solo luogo di spettacolo, ma anche motore di crescita civile, centro di produzione e polo di innovazione”. Parole concilianti, che però arrivano dopo settimane di gelo e dietro le quali si intravede un retroscena politico ancora rovente. Novarese di nascita e di apprendistato politico, Chiarelli è da mesi in una posizione di estrema fragilità all’interno della giunta di Alberto Cirio: dopo essere stata privata delle deleghe a Turismo e Sport, con la sola Cultura ancora in mano ma già in bilico, c’è chi a Palazzo Lascaris giura che non taglierà il panettone. A peggiorare la situazione, i rapporti ormai logori con i suoi stessi compaesani: il sindaco leghista Alessandro Canelli non è propriamente un suo estimatore, mentre il vicesindaco Ivan De Grandis, esponente di Fratelli d’Italia come Chiarelli, da tempo ha preso le distanze. Isolata politicamente, debole in giunta, accerchiata in città, l’assessore sembra aver vissuto la vicenda Coccia come una resa dei conti, sfiorando il paradosso di penalizzare proprio Novara, in una dinamica che qualcuno in maggioranza ha definito “spirito vendicativo”.

Numeri e soldi

A rendere ancora più surreale la situazione era stato il paradosso evidenziato da Ravanelli: mentre il teatro cresceva, la Regione latitava. I numeri parlano chiaro: 829 abbonamenti alla stagione di prosa 2024 contro i 726 del 2023 (+14%), 13.763 biglietti venduti (+12%), incasso salito a 386mila euro, dai 330mila dell’anno precedente, +33% di pubblico tra i 13 e i 27 anni, circa 4mila presenze giovani. Nonostante questi dati, il bilancio chiude con una perdita di 97mila euro, dovuta a oneri straordinari per 133mila. “Senza questi oneri, il risultato sarebbe stato in utile – ha dichiarato il presidente – La gestione caratteristica è virtuosa e autosufficiente”. Non solo: tra i teatri di tradizione italiani, il Coccia è penultimo per contributi pubblici ricevuti.

Il dietrofront

E dopo il colpo di spada, il colpo di teatro. Ravanelli – che solo pochi giorni fa aveva gelato i presenti in Commissione – oggi stempera i toni, ma non indietreggia. “L’incontro con l’assessore è stato un’occasione di confronto aperto e costruttivo, durante il quale è emersa una chiara volontà condivisa di individuare soluzioni concrete. Abbiamo riscontrato un sincero interesse e una reale vicinanza. Confidiamo che tra ottobre e novembre si possa procedere alla sottoscrizione della convenzione e all’erogazione del contributo a saldo 2024”. Tradotto per i non iniziati: vigileremo. Se la Regione sgancia i fondi, bene. Altrimenti, la prossima bordata sarà ancora più fragorosa.

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