Salumificio Franchi, licenziamenti ai supplementari. Segre: "Nessun ruolo nella proprietà"
08:03 Venerdì 25 Luglio 2025Trattative in corso dopo l'annuncio della chiusura dello stabilimento di Borgosesia: rinviati i provvedimenti sui dipendenti. I sindacati trattano su esodi e tutele. Il finanziere torinese prende le distanze: "Non coinvolto nella gestione né nelle quote societarie"
Un mese in più. È quanto sono riusciti a strappare i sindacati dopo le assemblee con i lavoratori del Salumificio Franchi di Borgosesia. Non un dietrofront, ma una proroga: trenta giorni per cercare un’intesa economica che eviti un epilogo traumatico. La nuova scadenza è fissata per la fine di agosto, dopo che l’azienda, lo scorso 28 giugno, aveva annunciato la cessazione della produzione e il conseguente licenziamento dei 21 operai.
Una decisione che ha colto tutti di sorpresa, come ha confermato la segretaria generale della Flai Cgil Vercelli Valsesia, Barbara Grazioli: “Non ce lo aspettavamo proprio. Le motivazioni addotte sono gli alti e non più sostenibili costi di gestione dello stabilimento. Ancora non sappiamo quale sarà il futuro dell’azienda, ma i licenziamenti riguarderanno la sola parte produttiva”. Rimarranno in piedi, almeno per ora, l’area amministrativa e quella commerciale.
La procedura è quella del licenziamento collettivo e, sebbene la doccia fredda sia arrivata all’improvviso, la linea emersa dalle assemblee è chiara: evitare lo scontro, puntare a un accordo. Il mandato dei lavoratori è stato inequivocabile. “I lavoratori – spiega Grazioli – saranno divisi in tre fasce: quelli che andranno in pensione entro la fine del 2027; quelli che la matureranno nei cinque anni successivi (entro giugno 2030); e infine tutti gli altri. Per ogni gruppo ci sarà una diversa fascia economica di trattamento. Entro fine luglio contiamo di chiudere gli accordi individuali. Ci saranno esodi incentivati e il preavviso sarà pagato”.
Il tempo guadagnato è prezioso, ma le incognite restano. Le trattative sono aperte e il percorso è tutt’altro che semplice. Il Salumificio Franchi rappresenta un pezzo di storia industriale della Valsesia. Fondata il 17 gennaio 1924 a Grignasco (Novara) da Francesco Franchi, l’attività di macellazione e produzione di insaccati freschi aveva trovato nuova sede a Borgosesia nel 1964, dove nel 1977 venne realizzato un grande ampliamento con un’area coperta di oltre 20 mila metri quadrati. Negli anni Duemila l’azienda si era dotata di strumentazioni moderne e robotizzate. Solo lo scorso anno si era celebrato il centenario.
Eppure, i segnali di crisi non sono nuovi. Già nel 2017, in un momento di difficoltà, si era scelto di ridurre le ore di lavoro per salvare i posti: da 36 a 32, poi a 24 ore settimanali. Misure che avevano consentito il salvataggio dei livelli occupazionali. In seguito, si sono susseguiti diversi passaggi di proprietà, con una relativa stabilizzazione. Fino all’oggi.
A riaccendere i riflettori sull’assetto proprietario dell’azienda è il nome di Massimo Segre, il finanziere torinese finito in passato sulle cronache per la sua attività imprenditoriale (e del gossip). Segre fu il protagonista dell’operazione che nel 2020 portò all’acquisizione del salumificio da parte di Alimentagri Piemonte. Tuttavia, oggi – tiene a precisare – non è socio né men che meno riveste ruoli operativi della società, avendo seguito l’acquisizione come professionista.
Il suo nome resta legato alla vicenda solo per motivi formali: la sede legale della società è ancora presso il suo studio, mentre la fiduciaria “Segreto Fiduciaria Spa”, che detiene il 98% di Alimentagri, è a sua volta controllata al 100% dalla MI.Mo.Se Spa, di cui Segre è unico azionista. Una struttura societaria complessa, “schermata” – come si dice in gergo – dalla fiduciaria, che però, come noto, non possiede beni ma li gestisce per conto di altri. A occuparsi concretamente della gestione fu Antonio Posa, titolare del 2% di Alimentagri, a cui era stato affidato l’incarico operativo. E se anche i salami di Borgosesia sembrano oggi indigeribili, Massimo Segre assicura: lui non c’entra più niente. Nemmeno da lontano.


