BERLUSCONES

Forza Italia, coordinatori regionali votati dagli iscritti. Zangrillo nel panico (Rosso si agita alle spalle)

A Tajani manca il quid e la famiglia Berlusconi gli impone di allargare il partito e correggere la rotta. Congressi nel 2027 e in Piemonte il fratello dell'ex medico del Cav. deve stare attento alle trame del suo delfino (in combutta con Gasparri)

Come si cambia, per non morire. Orfana del suo fondatore Silvio Berlusconi, che ne ha garantito i risultati elettorali per tre decenni legandoli strettamente al suo consenso personale, Forza Italia si trasforma in un partito pesante, dove non è più solo il leader a decidere, ma aumenta il peso degli iscritti e il radicamento sul territorio.

Nel Consiglio nazionale di ieri a Roma, il segretario Antonio Tajani ha tracciato la via nella sua relazione, che si è tradotta in un documento politico approvato all’unanimità: via libera alla riforma dello statuto e riaffermazione del partito come forza liberale e moderata, in grado di allargare il campo della coalizione di centrodestra e argine alle derive estremiste, rappresentando le istanze del mondo produttivo e portando avanti la proposta sullo ius scholae. Una risposta alle parole di Pier Silvio Berlusconi, che qualche settimana fa era stato tiepido nei confronti del segretario, e insieme alla sorella Marina chiede una “svolta al centro”, per evitare di appiattirsi sulle posizioni della premier Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia, e per far da contraltare alle pulsioni illiberali della Lega e del suo leader Matteo Salvini. Il vicepremier e ministro degli Esteri fissa un obiettivo a dir poco ambizioso in vista delle prossime elezioni politiche: “Puntiamo a prendere il 20%”. Una mission impossible, considerando che oggi è stimata ben sotto il 10, con un trend in calo.

Il nuovo statuto

Per la prima volta nella storia del partito si terranno i congressi regionali – che dovranno svolgersi nel 2026 in vista di quello nazionale in programma nel 2027 – e i segretari non saranno più scelti da Roma, ma verranno eletti dagli iscritti, tesserati da almeno due anni. Nessun congresso anticipato quindi, ma un percorso a tappe, che parte dalle iniziative estive sulla sanità, con la presentazione del piano strategico per il rilancio del Sistema Sanitario Nazionale. Anche per questo motivo il tesseramento per il 2025 è stato prorogato fino alla fine di novembre, andando a rimpolpare le fila di un partito che non può più permettersi di essere leggero. “Io non sono Berlusconi”, ha spiegato Tajani: un tempo era lui a scegliere i coordinatori regionali garantendone la piena legittimità, ma adesso che non c’è più una figura simile la palla passa alla base, come nella tradizione dei partiti di massa che ha segnato la storia del Novecento e ora viene riportata in auge.

Red Patacca si scalda

Questa svolta non può che impattare sugli equilibri piemontesi del partito. Con il governatore Alberto Cirio nel ruolo di vicesegretario nazionale, a tenere le redini di Forza Italia nella regione è Paolo Zangrillo, che però da quando è ministro della Pubblica Amministrazione ha lasciato la macchina organizzativa nelle mani del suo staffiere Roberto Rosso: è lui che fa le liste, è lui che gira per i circoli, stringendo le mani dei quasi 5 mila iscritti in Piemonte. Questo gli ha permesso di creare una base di consenso che “Zangrullo” (come viene chiamato dopo un infausto refuso) non ha mai avuto, essendo sostanzialmente paracadutato da Arcore (è fratello dell’ultimo medico personale del Cav), al punto che alcune malelingue mormorano non avesse nemmeno la tessera al momento della nomina. Con la riforma dello statuto quindi “Red Patacca” può seriamente pensare di far le scarpe all’attuale segretario regionale, attuando la sua trasformazione da delfino a pescecane.

La corrente Gasparri

Un’operazione che non dispiacerebbe affatto a Maurizio Gasparri: l’attuale capogruppo in Senato non è nelle grazie della famiglia Berlusconi, che lo ospita sempre più malvolentieri sulle reti Mediaset, tant’è che si vocifera di una sua sostituzione. Per questo lui starebbe pensando di rafforzare la sua posizione: l’idea è quella di dare vita a una propria corrente, il cui referente in Piemonte sarebbe proprio Rosso, suo collega in Senato, ricoprendo la carica di vice capogruppo. Poter contare su un segretario regionale non fa mai male, avrà pensato l’ex militante missino, soprattutto quando si tratta di un esponente che prima di aderire al verbo berlusconiano è stato, come Rosso, al fianco di Ugo Martinat, storico federale del Msi e poi An in Piemonte.

Gli sconfitti

Chi invece resta spiazzato dalla riforma dello statuto è la minoranza interna capitanata da Licia Ronzulli, Alessandro Cattaneo e Giorgio Mulè, tanto influente nei media quanto isolata nel partito. Per questo motivo l’altro vicesegretario, il presidente della Calabria Roberto Occhiuto, si guarda bene dall’essere associato a loro, pur essendo il più lontano dal “partito della porchetta” capeggiato da Tajani e preferisce giocare una partita tutta sua, potendo contare sui consensi del sud. La corrente ronzulliana resta quindi confinata in Lombardia, ma anche lì ha poche sponde: l’attuale segretario regionale Alessandro Sorte (vicino alla moglie morganatica del defunto sovrano Marta Fascina) tiene le redini del partito, e ora che con il nuovo statuto toccherà agli iscritti decidere, la scelta ricadrà su di lui piuttosto che su uno dei “ribelli”. Per il momento Tajani può dirsi soddisfatto: il suo “Gran Consiglio” del 25 luglio è andato decisamente meglio di quello del 1943.

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