CAMPO MINATO

"Condannata, ma non mistificate". Scintille tra Appendino e Picierno

Al centro dello scontro le accuse di garantismo a corrente alternata del Movimento 5 Stelle. L'europarlamentare Pd attacca: il M5s difende i suoi condannati ma punta il dito contro gli indagati altrui. L'ex sindaca denuncia l’uso strumentale della sua vicenda

Un botta e risposta al vetriolo infiamma i social, con protagoniste Chiara Appendino, ex sindaca di Torino e oggi vicepresidente del Movimento 5 Stelle, e Pina Picierno, europarlamentare e vicepresidente del Parlamento Europeo per il Partito Democratico. Al centro dello scontro, il garantismo a corrente alternata del M5s, il ruolo di Giuseppe Conte come giudice del “tribunale del popolo” e la condanna definitiva di Appendino per i tragici fatti di piazza San Carlo, tornata a galla come arma dialettica. Un duello che mette a nudo le tensioni tra i due partiti, alleati nelle intenzioni della “testardamente unitaria” Elly Schlein ma divisi da visioni opposte su etica, politica e responsabilità.

Tutto inizia con un post al veleno di Picierno, che attacca frontalmente il leader pentastellato Conte: “Da avvocato del popolo a capo del tribunale del popolo: Conte pretende di leggere le carte sull’inchiesta che coinvolge Matteo Ricci e poi di emettere la sua personale sentenza. Il giustizialismo a corrente alternata del M5s — che difese Appendino da una condanna — ora si abbatte su un amministratore specchiato e stimato come Ricci”. L’europarlamentare Pd non usa giri di parole: “Un’alleanza non si costruisce sulla graticola di un presunto moralismo, e nemmeno su una presunta superiorità morale che non esiste, e proprio a nessuno è consentito di autonominarsi giudice e censore. Serietà, per favore: gli amministratori e i candidati del Partito Democratico meritano rispetto!”.

La risposta di Appendino non si fa attendere e arriva come una raffica. L’ex sindaca, oggi parlamentare M5s, non ci sta a vedere il suo nome usato come clava politica: “La mistificazione politica me la aspetto da questa destra che ogni giorno vediamo distorcere la realtà, ma non accetto che si utilizzi strumentalmente il mio nome per negare l’evidenza e relativizzare tutto. Il mio caso lo conoscono tutti: una condanna per responsabilità oggettiva, che ha aperto un ampio dibattito sul perimetro delle responsabilità dei sindaci. Non a caso ho ricevuto la solidarietà di migliaia di primi cittadini, anche del tuo partito”. Appendino rilancia, spostando il confronto sul piano politico: “Se vogliamo confrontarci con onestà e schiettezza, facciamolo sui temi. In Europa e in Italia vuoi costruire un’alternativa alla destra? Smetti di sostenere l’economia di guerra di Von der Leyen e le folli politiche sul riarmo, innanzitutto. E sulle questioni etiche rispondi sul punto: so che ti dà fastidio, ma sì, siamo diversi. Se per difendere un collega di partito serve stravolgere i fatti e riscrivere la storia, il problema non è la mia condanna, ma il tuo concetto di serietà. Le buffonate lasciamole alla destra”.

Picierno, però, non arretra e affonda ancora: “Gentilissima, come ricordavi bene hai ricevuto solidarietà dalla comunità del Partito Democratico nonostante una condanna, il tuo capo invece chiede le carte e si erge a paladino della moralità con un indagato che è innocente fino a prova contraria. Come funziona il tribunale dei 5 stelle? I condannati amici si salvano e gli indagati degli altri si buttano a mare? Non può funzionare così, mi dispiace. E tu, proprio per la tua vicenda personale, dovresti saperlo più di tutti”.

Un affondo che tira in ballo direttamente la coerenza di Appendino e del M5s, accusati di applicare due pesi e due misure. La condanna di Appendino a un anno, cinque mesi e 23 giorni di reclusione, come lei stessa ricorda, ha aperto un ampio dibattito sulle responsabilità dei sindaci, spesso chiamati a rispondere per eventi fuori dal loro controllo diretto. La solidarietà ricevuta da migliaia di amministratori locali, anche del Pd, sottolinea la complessità del tema. Tuttavia, Picierno usa il caso per mettere in discussione la coerenza del M5s, accusato di difendere i propri esponenti condannati mentre punta il dito contro indagati di altri partiti, come Matteo Ricci. Appendino, dal canto suo, sposta il confronto sul terreno politico, accusando Picierno di strumentalizzare la sua vicenda per coprire le contraddizioni del Pd, soprattutto in Europa, dove i dem sostengono politiche che i pentastellati considera lontane dai propri valori. Lo scontro social, per ora, non accenna a placarsi. E tra garantismo, moralismo e accuse reciproche, la distanza tra M5s e Pd sembra più ampia che mai. Resta da vedere se questo battibecco sarà solo una tempesta estiva o l’ennesimo ostacolo a un’alleanza già fragile.

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