No Tav all'assalto del cantiere. Incendi, bloccata l'autostrada
16:01 Sabato 26 Luglio 2025Militanti travisati hanno sfondato recinzioni, lanciato pietre e bombe carta, e appiccato fuoco ai bagni chimici e a sterpaglie lungo la Torino-Bardonecchia. Le forze dell'ordine hanno risposto con idranti per contenere gli scontri. Solito e stantio copione
Pietre, bombe carta lanciate con fionde, idranti in azione. Come da copione, si è trasformata in un fronte di scontro la marcia No Tav che questo pomeriggio ha raggiunto i cantieri dell’autoporto di San Didero. Secondo quanto ricostruito, circa 400 manifestanti, molti dei quali con il volto coperto, si sono staccati dal corteo principale per assaltare le recinzioni del sito. Dopo una lunga battitura con spranghe e bastoni, è partito un fitto lancio di oggetti verso le forze dell’ordine. In risposta gli agenti hanno attivato gli idranti per contenere l’assalto e mantenere la linea difensiva intorno al perimetro del cantiere.
Scene simili si sono registrate nei boschi di Giaglione, dove un altro gruppo di militanti ha tentato di avvicinarsi al cantiere di Chiomonte percorrendo i sentieri. Anche qui, tensioni e danneggiamenti, mentre le forze dell’ordine si preparavano a contenere eventuali incursioni. Nella zona di San Didero, i No Tav hanno anche tentato di bloccare il traffico sulla statale 25, in un crescendo di pressione militante.
La fase più accesa della giornata si è consumata nel cantiere di Traduerivi, poco dopo il transito della parte centrale del corteo. Qui, alcuni gruppi di militanti, dopo la consueta battitura delle recinzioni con sbarre e pietre, hanno forzato i varchi laterali, scavalcando e tagliando il filo spinato. Una volta penetrati all’interno dell’area, hanno dato fuoco a strutture provvisorie, tra cui bagni chimici e altro materiale da cantiere. Alte colonne di fumo si sono sollevate dal sito, visibili anche dalla sottostante statale.
Con il volto coperto da passamontagna neri e mascherine, i manifestanti hanno poi appiccato il fuoco a cumuli di sterpaglie e legname accatastati lungo la carreggiata dell’autostrada A32, in direzione Torino, paralizzando temporaneamente la circolazione. Le fiamme, alimentate dal vento, hanno provocato momenti di allerta anche tra le forze dell’ordine disposte sul perimetro.
I due fronti della protesta
Gli scontri sono la punta dell’iceberg di una giornata densa, iniziata con la “Marcia ai cantieri della devastazione”. Partita attorno alle 13 da Venaus, ha coinvolto circa 2.500 persone, secondo gli organizzatori. Il corteo si è diviso quasi subito in più rami: il troncone più consistente ha sfilato pacificamente per le vie di Susa, scandendo slogan e innalzando striscioni contro l’Alta Velocità Torino–Lione. Parallelamente, gruppi più ridotti e determinati si sono mossi in direzione opposta: chi a piedi verso Chiomonte, chi in treno verso San Didero. L’obiettivo: raggiungere fisicamente i cantieri simbolo della “grande opera inutile e imposta”. Nel lessico del movimento, questi luoghi non sono semplici cantieri, ma “nodi strategici della devastazione ambientale”. È proprio da questa etichetta — “cantieri della devastazione” — che la marcia ha preso il nome, rafforzando l’impronta simbolica e politica dell’iniziativa.
Alta Felicità, musica e lotta
L’appuntamento si inserisce nella cornice del Festival Alta Felicità, giunto quest’anno alla sua nona edizione. La kermesse, che unisce musica, cultura e militanza, è ospitata dal presidio permanente No Tav di Venaus, nato all’indomani della cosiddetta “liberazione” dell’area nel dicembre 2005, dopo la famigerata “notte delle barricate”.
Quest’anno, sul palco di Alta Felicità sono attesi nomi noti della scena musicale indipendente italiana: Casino Royale, The Originals, Post-Nebbia, Emma Nolde, tra gli altri. Ma più dei concerti, è l’atmosfera a definire il carattere dell’evento: campeggi autogestiti, laboratori, assemblee, stand informativi e dibattiti sulla giustizia climatica e sociale. Secondo gli organizzatori, “non si tratta solo di un festival musicale, ma di uno spazio politico resistente”, in cui la socialità si coniuga con la lotta contro “un modello di sviluppo che sfrutta e devasta”.
La condanna della politica
“Atti vergognosi” per il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che, nell’esprimere “solidarietà e vicinanza” alle forze dell’ordine, li condanna “con fermezza”. “Non si è trattato di dissenso, ma di un vero e proprio atto di guerriglia urbana”, sottolinea il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che bolla i No Tav come “il volto peggiore di un estremismo ideologico che va isolato e represso con fermezza”. “Dietro la facciata di un evento culturale – continua – si è consumata l’ennesima, inaccettabile azione di violenza organizzata ai danni dello Stato, delle sue infrastrutture e di chi le difende. E pensare che qualcuno ha avuto il coraggio di criticare il decreto sicurezza. Mi è stato assicurato il massimo impegno nell’identificazione di tutti i responsabili”. Le forze dell’ordine, che hanno risposto agli attacchi con gli idranti, sono al lavoro e tengono alta la guardia perché, come negli anni passati, nella notte potrebbero scatenarsi nuove proteste. Lega e Forza Italia chiedono che le violenze No Tav non restino impunite, mentre le opposizioni accusano il governo di fare propaganda con “provvedimenti altisonanti” come il Dl Sicurezza, afferma la senatrice piemontese di Italia Viva Silvia Fregolent, “ma lascia sole le forze dell’ordine”. Matteo Salvini, lunedì a Bardonecchia per l’inaugurazione della seconda canna del traforo del Frejus, esprime “massimo sostegno alle forze dell’ordine”. “Siamo determinati – aggiunge il vicepremier e ministro delle Infrastrutture – affinché questi malviventi siano messi in condizione di non nuocere”.


