SACRO & PROFANO

"Bussate e vi sarà aperto". Non ai politici della destra

Si racconta che l'arcivescovo di Torino abbia negato udienza a un esponente di punta e parlamentare della maggioranza di governo, dirottandolo a un laico di sua fiducia (noto per le sue simpatie sinistrorse). I primi passi dell'enigmatico neo vescovo di Ivrea

L’imminente ritorno della Curia metropolitana di Torino dal Santo Volto a via Arcivescovado presuppone il trasferimento del Tribunale Ecclesiastico in una nuova sede. Il tribunale è stato da poco ristrutturato con i fondi dell’8 per mille che la Cei concede a fondo perduto dopo la riforma del processo canonico matrimoniale, voluto da papa Francesco. Ora parrebbe, secondo alcune voci, che tali fondi vengano nuovamente richiesti per il ritrasferimento del tribunale dove stava prima. Saper reperire risorse è certamente una virtù, ma tutto dovrebbe avvenire nella massima trasparenza, soprattutto nella Chiesa che, se pure non è più societas iuridice perfecta, rimane una comunione di fratelli. E di questo i boariniani ne sono ben convinti.

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Si dice che un noto politico di spicco del centrodestra, nonché parlamentare, abbia chiesto udienza all’arcivescovo Roberto Repole vedendosi rispondere di prendere contatto con un laico di sua fiducia (noto per essere un fiancheggiatore della sinistra) che lo avrebbe ascoltato al suo posto. L’irritazione è poi cresciuta quando lo stesso è venuto a sapere che gli esponenti del centrosinistra vengono invece ricevuti subito e senza indugi.

Anche i preti di Torino, peraltro, sono piuttosto infastiditi dal dover aver sempre a che fare con il segretario del cardinale, Roberto Beda, che poco comprende delle dinamiche ecclesiali e sacerdotali, e che ha inteso, come unica sua missione esplicitamente ammessa in pubblico, quella di dover difendere l’arcivescovo. Ora se un vescovo deve difendersi dal lavoro quotidiano e dal rapporto con il suo clero, c’è già un problema prima ancora di cominciare. A meno che l’intenzione di don Roberto, prima di rivestire lo zucchetto paonazzo e poi quello rosso, non fosse solo quello di dare gloria a sé stesso e alla propria linea teologica, e non di servire realmente e direttamente un presbiterio e una Chiesa locale per cui è inevitabile scendere dalle nuvole e dalla cattedra e sporcarsi davvero le mani, ascoltando e incontrando le comunità e i sacerdoti, e non ponendo artificiali filtri tra sé stessi e la realtà. Forse, quello potrebbe non essere il posto più adatto per il dottor Beda, eppure il presbiterio dovrà sopportarlo.

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I primi passi del nuovo vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera, si dimostrano tanto sicuri e determinati, quanto insicuri e disorientanti nei rapporti interpersonali. Si è passati dalla cordialità priva di governo di monsignor Edoardo Cerrato, al governo enigmatico del neo-insediato. I preti della diocesi, di tutte le tendenze, continuano a dire che il vescovo ascolta, ma non parla, non fa capire il suo reale pensiero, celato dietro il suo impassibile volto. La nomina del nuovo vicario generale, monsignor Silvio Faga, settantaquattrenne, mostra la volontà di voler governare da solo, senza un reale confronto con collaboratori e con il presbiterio. L'impressione di alcuni – anche sul fronte progressista – è che monsignor Salera voglia far passare qualche anno, senza troppe scosse e clamori, nella speranza di lasciare presto la diocesi eporediese, alla quale, con sempre più evidenza, risulta totalmente estraneo.

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