Chiusura dei Punti Nascita, il nimby dell'assessore. Lega sulle barricate per Borgosesia
Stefano Rizzi 18:05 Lunedì 28 Luglio 2025La soppressione del servizio scatena la protesta di mamme e sindacati. Contro la decisione della Regione anche l'alleato salviniano. Nel piano sanitario spariti i limiti del ministero. Pronto l'attacco: "Riboldi incominci a chiudere quello della sua città"
Borgosesia come Sessa Aurunca. Sulla chiusura dei punti nascita e le proteste conseguenti il Piemonte va assomigliando sempre più alla Campania, solo che qui a governare è il centrodestra e al posto dello sceriffo Vincenzo De Luca c’è l’opossum Alberto Cirio, il quale al contrario del suo omologo campano manco può fare lo scaricabarile con il Governo. Che poi, in verità, la complicata questione è tutta nelle mani dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi e a lui stasera saranno indirizzate richieste e proteste quando davanti al municipio della cittadina del Vercellese si raduneranno mamme e sindacati, in una miscela già di per sé allarmante per i vertici della Regione che potrebbe facilmente diventarlo ancor di più con l’annunciato fuoco amico all’interno del centrodestra.
Non solo Borgosesia
La protesta annunciata per le prossime ore è la più che prevedibile conseguenza dell’annuncio della imminente chiusura del punto nascita di Borgosesia. Gli appena 106 parti del 2023 sono ben al di sotto della soglia minima di 500 fissata da ministero della Salute e da Agenas, ma soprattutto supportata da unanime valutazione scientifiche legate ai rischi per mamme e nascituri a fronte di numeri così bassi. Numeri che tuttavia, non riguardano solo Borgosesia al momento unico ospedale dove è stato annunciato non si nascerà più. Meno parti si registrano, per esempio, a Domodossola dove non si superano i 77, ma anche altri punti nascita sono al di sotto del limite minimo, come Verbania e Chieri rispettivamente con 474 e 430, così pure Casale Monferrato con 279 nascite nel 2023 che, come si vedrà, entra più di altri nell’accesa discussione proprio per essere la città dell’assessore e di cui Riboldi è stato sindaco prima di arrivare in Regione.
Assessore nel mirino
A lui stasera si rivolgeranno i sindaci in quella che gli stessi primi cittadini hanno già definito “l’ora della verità” sul futuro dell’ospedale e, in particolare, sul punto nascite. Facile che Riboldi porti con sé il piano sociosanitario che lo Spiffero ha pubblicato ieri e dove la spinosa questione è stata ammorbidita rispetto allo studio dell’Università Bocconi in cui si rimarcava la soglia minima, non menzionata nell’ultima versione dove si è ricorso ad evocare una “razionalizzazione” che dice tutto e nulla. Una soluzione che dà sostegno alla tesi sostenuta da più parti secondo la quale non si agirà in tutti i casi nella stessa maniera. E già questo è un elemento per acuire la protesta che parte da Borgosesia, ma potrebbe facilmente ripresentarsi a Domodossola. Riboldi a Borgosesia diceva che non avrebbe mai chiuso il punto nascite valsesiano senza l’imposizione del ministero. Ora è arrivata questa marcia indietro: “temo sia il preludio ad altri interventi”, spiega Valter Bossoni, segretario provinciale della Cgil. “In zone come la Valsesia poco per volta si smantella la sanità – dice Elena Ugazio della Cisl – fino alla depauperazione totale la gente non avrà più un posto dove curarsi”.
Lega sulle barricate
Ma ad aprire una crepa nella maggioranza, portando la questione dei punti nascita e in particolare quello di Borgosesia sul tavolo della politica regionale, è la nota della segreteria provinciale della Lega. “Occorre mantenere attivo il punto nascite” scrive il segretario Daniele Baglione mettendo il Carroccio di traverso lungo la strada segnata da Riboldi e sulla quale si sono incamminati, ovviamente, i Fratelli d’Italia di una provincia che esprime il capogruppo a Palazzo Lascaris, Carlo Riva Vercellotti, pochi giorni fa intervenuto sulla vicenda spiegando di non voler “difendere l’indifendibile”. La Lega con una mano dà la scoppola, con l’altra offre la proposta per il punto nascite di “un modelli integrato con l’ospedale di Borgomanero per garantire sicurezza e continuità assistenziale”.
Prossimo fronte Domodossola
Il segnale, comunque, è forte. E probabilmente solo l’inizio di quel che potrebbe succedere a cascata, quando si tratterà di mettere mano alla questione dei parti a Domodossola, presidiata dall’ex capogruppo della Lega, oggi sottosegretario, Alberto Preioni. Ma la pistola pronta ad essere messa sul tavolo di Riboldi, senza affatto escludere che a farlo siano proprio gli alleati, è rappresentata dalla sua città. In non pochi, ormai, sostengono che se ha deciso di chiudere alcuni punti nascita l’assessore dovrebbe incominciare proprio da casa sua. Un invito, supportato dai richiamati buon esempio e coerenza, che prima o poi potrebbe arrivare formalmente trasformando il palese nimby dell’ex sindaco diventato assessore regionale in una questione, se possibile, più spinosa della stessa chiusura delle sale parto.



