Pro Pal, scontri a Torino: 47 indagati, 7 richieste di arresto
09:40 Martedì 29 Luglio 2025La Procura del capoluogo piemontese indaga sulle proteste antagoniste tra il 2023 e il 2024. Chieste custodie cautelari e restrizioni per gli attivisti, alcuni dei quali appartenenti al centro sociale Askatasuna
Torino è stata teatro di diverse manifestazioni organizzate da movimenti antagonisti e comitati Pro Palestina tra il 2023 e il 2024, eventi che hanno spesso suscitato tensioni, culminando in un’inchiesta della Procura di Torino. L’indagine, che coinvolge un totale di 47 persone, ha portato alla richiesta di quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, tre arresti domiciliari e misure restrittive, come divieti di dimora o obbligo di firma, per altri dieci indagati. Gli interrogatori preliminari sono iniziati ieri, segnando un nuovo capitolo in una vicenda che intreccia attivismo, ordine pubblico e repressione istituzionale.
Il fascicolo è stato aperto dalla procura sulla scorta di un lungo rapporto della Digos. I fatti oggetto dell’inchiesta riguardano una serie di manifestazioni di protesta che si sono svolte a Torino tra l’ottobre 2023 e l’aprile 2024, spesso caratterizzate da episodi di violenza e scontri con le forze dell’ordine. Il primo episodio contestato risale al 2 e 3 ottobre 2023, in occasione del Festival delle Regioni che si tenne nel capoluogo piemontese in concomitanza con la visita del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di altre alte cariche dello Stato. In quei giorni, si tennero due cortei non preavvisati durante i quali, secondo la Questura, i manifestanti tentarono ripetutamente di sfondare i cordoni della polizia, aggredendo gli agenti con spintoni, calci, sputi, lanci di oggetti e aste di bandiera. Il 17 novembre 2023, durante un corteo studentesco contro la riforma Valditara, i partecipanti avrebbero violato le prescrizioni imposte dalla Questura, forzando il blocco del Reparto Mobile che cercava di far rispettare il percorso autorizzato.
Un altro episodio si è verificato il 5 dicembre 2023 all’esterno del Campus Einaudi, dove un gruppo di circa 100 studenti dei collettivi di sinistra avrebbe impedito a una decina di giovani del Fuan di distribuire volantini, rendendo necessario l’intervento della polizia. Secondo quanto riportato, nel momento in cui i militanti del Fuan si stavano allontanando, alcuni esponenti dei collettivi avrebbero attaccato gli agenti con calci, pugni, sputi e oggetti contundenti, provocando il ferimento di dieci operatori. Il 13 febbraio 2024, in occasione di una manifestazione pro Palestina davanti alla sede Rai di via Verdi, si sarebbero verificati nuovi tentativi di sfondamento dei cordoni della polizia. Sette tra agenti e carabinieri sarebbero rimasti feriti e alcuni mezzi di servizio danneggiati. In seguito, un gruppo di manifestanti avrebbe fatto irruzione all’interno del McDonald’s di via Sant’Ottavio, imbrattando i locali e provocando danni stimati in circa 10.000 euro.
Infine, il 29 aprile scorso, durante una manifestazione contro il G7 Clima, Energia e Ambiente che si teneva a Venaria, un corteo non autorizzato ha sfilato per le vie del centro di Torino. Anche in quel caso, secondo la ricostruzione degli inquirenti, i manifestanti avrebbero cercato più volte di superare i blocchi predisposti per proteggere le aree riservate alle delegazioni, aggredendo gli agenti con sputi, calci, aste e lanci di oggetti. Tre agenti del Reparto Mobile sarebbero rimasti feriti, e un mezzo di servizio danneggiato.
Complessivamente, nell’ambito dell’indagine condotta dalla Digos e coordinata dalla Procura della Repubblica, sono 47 i soggetti denunciati per i reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, violenza privata aggravata, danneggiamento e inosservanza delle prescrizioni dell’Autorità. Il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari.
Gli interrogatori, iniziati ieri, rappresentano il primo passo verso la definizione delle responsabilità individuali. Tuttavia, i collettivi Pro Palestina hanno denunciato l’inchiesta come un tentativo di “criminalizzare il dissenso” e soffocare il diritto a manifestare, accusando le istituzioni di utilizzare misure repressive per silenziare il sostegno alla causa palestinese.



