Finpiemonte, costi alti e utili da rentier: la Corte dei conti bacchetta Vietti
16:54 Martedì 29 Luglio 2025La società in house della Regione chiude solo grazie agli investimenti finanziari: ricavi deboli, spese ancora in aumento e liquidità inutilizzata. Invito a fondersi con Finpiemonte Partecipazioni. Ma oltre a fare da sportello pagatore esattamente a cosa serve?
Un bilancio chiuso in utile, ma solo grazie al rendimento di investimenti finanziari. Costi che continuano a salire, ricavi che non bastano a coprirli e una liquidità giudicata “sovrabbondante” rispetto all’attività effettivamente svolta. È il quadro tratteggiato dalla Sezione regionale di controllo per il Piemonte della Corte dei conti su Finpiemonte, la società in house della Regione Piemonte, interamente controllata da quest’ultima e presieduta da Michele Vietti.
Non uno qualunque: ex vicepresidente del Csm, figlio e nipote della Dc, dandy della Val di Lanzo noto per il gusto nel vestire (pare abbia un armadio da far invidia a una sartoria di Savile Row) e per una passione dichiarata e coltivata per le papere. “Tecnicamente la papera è l’oca ma per me è l’anatra, un uccello migratore che ogni anno compie un viaggio iniziatico. È il simbolo della difficile ricerca di noi stessi e del senso della nostra vita e, per me che sono credente, è anche il simbolo dell’immortalità. Più banalmente una mia amica mi regalò tanti anni fa un quadro di una papera e, di lì, innescò questa passione che andrebbe spiegata non da me ma da uno psicanalista”, ha raccontato in una recente intervista. E mentre lui colleziona papere, i magistrati contabili raccolgono criticità.
La Corte dei conti, con la consueta sobrietà istituzionale, rileva diversi “aspetti di debolezza” nella gestione della finanziaria regionale. In primis i costi: “Nonostante gli interventi di razionalizzazione, continuano a crescere seppure con un ritmo meno accentuato dei ricavi”. Ma soprattutto viene messa in evidenza la presenza di una “giacenza di risorse sovrabbondanti rispetto alle attività della società, soprattutto in una fase in cui la Regione si trova a fronteggiare difficoltà di cassa e un significativo disavanzo”.
Un passaggio che pesa, anche alla luce del ruolo affidato a Finpiemonte nel gestire strumenti finanziari a sostegno dello sviluppo territoriale. E proprio su questo punto arriva una delle osservazioni più significative: “I ricavi provenienti dalla gestione di affidamenti e attività a sostegno dello sviluppo del territorio per conto della Regione, nel 2023, non hanno coperto i costi della produzione e la società ha chiuso in utile grazie al positivo andamento degli investimenti in depositi e in titoli”. Tradotto: senza i rendimenti finanziari, il conto economico sarebbe andato in rosso. Uno scenario che, nel contesto di tassi in discesa, rischia di compromettere gli equilibri futuri. Infatti, se nel 2024 “sono state avviate azioni di efficientamento che hanno determinato un aumento del valore della produzione”, la Corte rileva come “l’ammontare dei ricavi è risultato ancora insufficiente a coprire i costi”, con il concreto “rischio di subire significative riduzioni di ricavi in uno scenario di discesa dei tassi di interesse”.
Da qui l’invito pressante alla Regione a valutare con attenzione le prossime mosse: “La definizione delle future linee di sviluppo della società deve tenere conto di questi aspetti di debolezza”, ammoniscono i magistrati contabili. Non solo. Viene anche sollecitata “l’adozione di iniziative volte all’integrazione tra Finpiemonte e Finpiemonte Partecipazioni”, altro veicolo regionale, guidato da Francesco Zambon, che potrebbe essere coinvolto in un riassetto più ampio. Un suggerimento che apre a scenari di riorganizzazione e razionalizzazione delle partecipate, anche se finora la politica regionale ha mostrato più cautela che convinzione in questa direzione: due società raddoppiano le poltrone. Intanto, Finpiemonte naviga tra costi elevati, margini operativi compressi e utili legati alla finanza più che alla mission. Nei fatti, da anni Finpiemonte non svolge più un ruolo attivo, limitandosi alla funzione di ente pagatore della Regione e molti, anche al grattacielo del Lingotto e tra gli stakeholder piemontesi, iniziano a interrogarsi sulla sua reale utilità
Nel frattempo, Vietti continua a presidiare la società, incarico che gli consente di presiedere anche l’associazione tra le finanziarie a livello nazionale, con il suo stile da fighetta di provincia e la sua collezione di anatre, simbolo – dice lui – di immortalità. Di certo, quella di Finpiemonte non è in discussione, almeno per ora. Ma la sua efficacia, quella sì, resta sotto osservazione.


