Intesa, altri numeri da record. Messina sempre più Carlo Magno
15:48 Mercoledì 30 Luglio 2025L'utile sfonda i 5 miliardi e batte le stime. Nel semestre profitti a 5,2 miliardi: +9,4% rispetto al 2024. Migliorate le prospettive per il 2025: attesi utili "ben oltre" i 9 miliardi. Pioggia di dividendi per gli azionisti (tra cui Compagnia e CrCuneo)
Per Carlo Messina, ormai avvezzo a infrangere ogni primato, il 2025 segna l’ennesima consacrazione. A chi lo chiama “Carlo Magno” per i suoi eccessi di potenza o, con maggiore ironia regale, “Carlo V” – per via della sua quinta conferma al vertice dell’istituto – bastano i numeri per spiegare il soprannome: Intesa Sanpaolo ha archiviato i primi sei mesi dell’anno con un utile netto da 5,2 miliardi di euro, in salita del 9,4% rispetto ai 4,77 miliardi dello stesso periodo del 2024. Solo nel secondo trimestre, l’utile netto è stato di 2,6 miliardi, contro i 2,5 miliardi del periodo aprile-giugno dello scorso anno.
Obiettivi al rialzo
Il gruppo non solo centra le aspettative, ma le supera, ritoccando al rialzo anche le proiezioni per l’intero esercizio: la banca punta ora a un utile netto “ben oltre” i 9 miliardi di euro per il 2025, includendo anche una serie di manovre straordinarie nel quarto trimestre, pensate per rafforzare la tenuta prospettica dei conti. Già a marzo Intesa aveva previsto un risultato superiore ai 9 miliardi, ma senza entrare nel merito delle cosiddette “azioni gestionali” che ora vengono indicate come strumento chiave nella strategia di consolidamento.
Più nel dettaglio, la banca prevede: ricavi in crescita gestiti in modo integrato; tenuta dei margini da interessi – stimati ben al di sopra dei livelli del 2023, con ulteriore incremento nel 2026; un aumento delle commissioni nette e del contributo assicurativo; una decisa espansione dei profitti da attività di trading; contenimento dei costi operativi e un basso livello di rischio del credito. La tabella di marcia del piano industriale al 2025, fanno sapere da Ca’ de Sass, è ormai prossima al traguardo.
Indicatori solidi e redditività in crescita
Nel semestre, i proventi operativi netti hanno toccato i 13,8 miliardi di euro (+1,1%), con margine di interesse a 7,4 miliardi (-6,8%) e commissioni nette in crescita a 4,9 miliardi (+4,7%). I costi operativi si mantengono stabili a quota 5,2 miliardi (-0,2%), con un miglioramento del rapporto cost/income che scende al 38%. Sul fronte patrimoniale, il Cet1 ratio si attesta al 13,5%, in aumento di 65 punti base nel semestre, nonostante la deduzione di circa 3,7 miliardi di dividendi maturati e l’avvio, a giugno, di un programma di buyback da 2 miliardi.
Premi per gli azionisti
La generazione di valore nel semestre ha riflessi immediati anche per i soci: circa 3,7 miliardi di euro di dividendi già maturati, di cui 3,2 miliardi saranno anticipati in contanti a novembre, a cui si somma il riacquisto di azioni proprie per altri 2 miliardi lanciato lo scorso mese. Il Consiglio di amministrazione, riunitosi oggi, ha individuato in 3,2 miliardi l’acconto dividendi cash relativo all’esercizio in corso, che verrà ufficialmente deliberato il 31 ottobre, in occasione dell’approvazione dei conti al 30 settembre. Le ulteriori distribuzioni saranno definite a valle dell’approvazione del bilancio annuale.
Messina: “Un semestre senza precedenti”
A commentare i risultati, un soddisfatto Carlo Messina non ha dubbi: “Abbiamo chiuso il miglior semestre della nostra storia. Intesa Sanpaolo si conferma un unicum tra i grandi player bancari europei, in grado di esprimere una redditività tra le più alte del continente, con un Roe al 20% e una capacità di ritorno per gli azionisti senza pari”. Ma il banchiere ribadisce anche il ruolo sociale della banca: «Stiamo portando avanti un programma strutturato per ridurre le disuguaglianze e sostenere chi è più in difficoltà. Per il 2025 ci aspettiamo un utile ben oltre i 9 miliardi, frutto della nostra crescita organica, e prevediamo di restituire agli azionisti almeno 8,2 miliardi, tra saldo dividendi, buyback e l’interim dividend previsto per novembre”. Le ulteriori distribuzioni, ha precisato, “verranno calcolate a fine anno”.
Ancora una volta, l’istituto milanese che vede tra i principali azionisti istituzionali la Compagnia di San Paolo (e da ultimo anche la presenza della Fondazione CrCuneo) non si limita a rispettare i target: li riscrive, trasformandoli in nuovi standard di settore. E conferma che, almeno nel risiko bancario europeo, il Carlo Magno delle banche non ha ancora trovato rivali.


