Lo Russo fa il tagliando alla giunta, centrosinistra col motore grippato
Gioele Urso 17:54 Mercoledì 30 Luglio 2025Malumori sopiti a fatica e consiglieri di maggioranza trascurati: il sindaco mette in agenda undici incontri con gli assessori. Più che confronto, un team building in zona Cesarini. Ma non si accorge che forse il problema principale è proprio lui
Team building tra i banchi del centrosinistra in Sala Rossa. Stefano Lo Russo ha deciso di fare il tagliando alla propria maggioranza. Un modo non solo per fare il punto su quanto è stato fatto, ma anche per serrare i ranghi e spegnere il malcontento che serpeggia tra i corridoi di Palazzo Civico. Tra consiglieri comunali che si sentono poco valorizzati e capigruppo che faticano ad avere un confronto con il primo cittadino. “Smetta di vestire i panni dell’amministratore di condominio e vesta quelli del bravo allenatore”.
Bisogna fare la squadra
Se lo spogliatoio non è contento, la squadra non rende al meglio quando scende in campo. E Stefano Lo Russo, si sa, non è il Carlo Ancelotti dei sindaci italiani, un allenatore per il quale i propri giocatori sarebbero disposti a immolarsi. Così, a meno di due anni dalle elezioni comunali è necessario fare squadra.
Parte così dal primo cittadino la proposta di intavolare per settembre una vera e propria abbuffata di riunioni di maggioranza. Il rischio è che possano andare indigeste, visto che in quattro anni vi è un solo precedente ovvero quella che si tenne alla Cascina Fossata. “Con il sindaco abbiamo pensato che fosse più opportuno avviare un percorso che prevedesse undici riunioni con gli undici assessori, propedeutiche a quella di maggioranza con il sindaco e poi a una più ampia di coalizione”, spiega Claudio Cerrato, il capogruppo del Pd in Sala Rossa.
Riunioni durante le quali gli assessori potranno fare una rapida relazione su cosa è stato fatto, su quali dossier sono in corso e su quali siano le prospettive. “Le cose che abbiamo fatto sono tantissime, ma dobbiamo raccontarci meglio”, aggiunge Cerrato che poi tranquillizza, “Non c’è però un nodo che ci divide e che deve essere superato, anche perché molte partite si giocano all’esterno del consiglio comunale. Bisogna fare la squadra”.
Non tutto è oro
Che tutto nella maggioranza vada alla grande però non è proprio esatto perché, se è vero che non vi sono state grandi crisi da gestire, è anche vero che il motivo è più legato al riserbo tutto torinese dei consiglieri comunali. In sostanza qualche boccone amaro i consiglieri lo hanno dovuto tirare giù. Anche perché quel che manca è la centralità del consiglio comunale che spesso viene visto come un fattore di rallentamento dell’attività della Giunta. Ci raccontano. E il maggior indiziato di questa situazione è proprio il primo cittadino che dal 2021 in poi avrebbe lasciato solo a sé stesso il consiglio comunale. Si vede poco in Sala Rossa, non partecipa ai voti e in quattro anni ha fatto una sola riunione di maggioranza. Inoltre non vi è mai stata una riunione di coalizione per fare un check sul programma elettorale.
Calati sulla testa
Così spesso è capitato che i consiglieri di maggioranza si sono trovate calate sulla testa decisioni importanti. Alcuni esempi sono stati i vari aumenti delle tariffe come Irpef, Tari, Cosap e anche il prezzo dei biglietti Gtt, sui quali i consiglieri comunali non si sono potuti esprimere, ma si sono solo limitati a pigiare i bottoni.
Altro caso eclatante è stata la decisione di realizzare il nuovo ospedale Maria Vittoria nell’area giostrai della Pellerina. Anche in quel caso la decisione non passò da un confronto con la maggioranza, ma venne catapultata su di essa. L’ultimo episodio invece è legato ai fondi che la Fondazione Crt fornirà per il rifacimento delle strade di Torino, anche in questo caso i consiglieri hanno appreso i dettagli dell’accordo dai giornali; figurarsi se hanno potuto esprimere un parere sulla destinazione dei fondi o proporre capitoli di spesa differenti.
I temi spinosi
A settembre dunque avrà il via una lunga corsa a ostacoli di ben 11 riunioni di maggioranza, e i temi spinosi da affrontare non mancheranno. Il faldone più grosso è quello legato al piano regolatore, perché è su quella partita che si capirà quale sarà il “modello Torino” sull’urbanistica. Occhi puntati sull’assessore Paolo Mazzoleni.
Sarà infuocato anche il dibattito legato alla delibera “Vuoti a rendere”, che non è stata discussa in consiglio comunale a luglio. Il motivo? La maggioranza su questo tema non è compatta. Contrari sia Silvio Viale dei Radicali, sia i Moderati del capogruppo Simone Fissolo, però anche all’interno del Partito Democratico ci sarebbero dei dubbi tra gli esponenti dell'area riformista. Nei fatti il testo della delibera è stato depotenziato, ma a livello politico il dibattito è ancora aperto. Anche alla luce della forte opposizione del centrodestra.
Operazione simpatia
Insomma il team building in undici tappe di Stefano Lo Russo non è un’operazione affatto semplice, ma è necessaria se vorrà compattare anche chi oggi è titubante sulla sua ricandidatura in vista delle elezioni del 2027. Quel campo largo dell'ostinatamente unitaria Elly Schlein potrebbe giocargli un brutto scherzo e allora forse conviene al sindaco far buon viso a cattivo gioco.
E poi ci sono i torinesi e quel 72esimo posto nella classifica di gradimento dei sindaci italiani stilata da Governance Poll per Il Sole 24 Ore, che segna un crollo di ben 25 posizioni in tre anni. Un caso? Forse più che un team building, a Palazzo di Città ci vorrebbe una sorta di "operazione simpatia".



