Dopo Marelli tocca a Iveco: Elkann incassa 6,2 miliardi
18:03 Mercoledì 30 Luglio 2025Ceduto il ramo difesa a Leonardo per 1,7 miliardi di euro, gli indiani di Tata si aggiudicano il settore Motors per 4,5 miliardi. I sindacati non ci stanno e la Fiom attacca le scelte di Exor: "Ennesimo smantellamento industriale orchestrato dalla famiglia Agnelli"
Ennesimo colpo al cuore per l’industria piemontese. Dopo Magneti Marelli, tocca a Iveco, altro gioiello di famiglia degli Agnelli-Elkann, a finire sul mercato. Iveco Motors passa alla multinazionale indiana Tata per una cifra vicina a 4,5 miliardi, mentre Iveco Defence viene acquisita da Leonardo per 1,7 miliardi di euro. A Torino, dove Iveco conta due stabilimenti (Torino e San Mauro Torinese) con circa 6mila lavoratori diretti e un indotto di 1.500-2mila addetti, l’aria è pesante e al momento domina l'incertezza. I sindacati invocano chiarezza e chiedono garanzie al Governo affinchè tuteli l’occupazione.
La rabbia dei sindacati
“Vogliamo garanzie che le produzioni, gli uffici, l’ingegneria e la ricerca restino a Torino, con prospettive di sviluppo”, dichiara Luigi Paone, segretario generale di Uilm Torino. Più duro Edi Lazzi, segretario generale di Fiom Cgil Torino, che insieme a Ugo Bolognesi, responsabile Fiom per Iveco, non usa mezzi termini: “Siamo all’ennesimo smantellamento industriale orchestrato dalla famiglia Agnelli-Elkann, che vende asset produttivi per incassare miliardi, lasciando macerie per i lavoratori e l’Italia”. Il parallelismo con Magneti Marelli è inevitabile: venduta nel 2018 al fondo americano Kkr, l’azienda è oggi in gravi difficoltà finanziarie, sotto la procedura di Chapter 11 negli Usa, con un futuro in mano ai creditori e senza offerte competitive per rilevarla. “La storia recente dovrebbe insegnare”, proseguono Lazzi e Bolognesi, citando anche la fusione tra Fca e Psa, che ha portato a tagli occupazionali e al crollo della produzione di auto in Italia. Anche Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil, e Maurizio Oreggia, coordinatore nazionale automotive, denunciano la strategia di Exor, la holding degli Agnelli-Elkann: “È una chiara dismissione industriale per fare cassa, a scapito di 10mila lavoratori diretti e somministrati, oltre all’indotto”.
Marelli fa scuola
Intanto, Magneti Marelli, il precedente “caso scuola”, procede nella sua ristrutturazione sotto Chapter 11. La società ha ottenuto l’approvazione del Tribunale fallimentare Usa per accedere a ulteriori 130 milioni di dollari di un finanziamento da 1,1 miliardi, garantendo continuità operativa. Ma il futuro rimane incerto: nel 2026, Marelli dovrebbe passare ai suoi principali finanziatori – dove spiccano Deutsche Bank e Fortress Investment Group – con l’obiettivo di ridurre l’indebitamento e rafforzare la liquidità. “Stiamo andando avanti con futuri proprietari che credono nella nostra attività”, assicura l’ad David Slump. Parole che, però, non rassicurano i lavoratori torinesi, scottati da un copione che oggi con Iveco rischia di ripetersi.



