BERLUSCONES

Tajani alla brace, i Berlusconi grigliano il merluzzone ciociaro. Forza Italia in "comodato" a Cairo?

Summit milanese con Marina, Pier Silvio e l’eterno Gianni Letta per decidere il destino degli azzurri. I figli del Cav. ritengono ormai esaurito il compito del traghettatore e cercano una soluzione per il partito. E rispunta Berluschino che intanto...

Altro che pranzo tra amici. L’incontro di oggi a Cologno Monzese tra il vicepremier Antonio Tajani, il “merluzzone ciociaro” con i suoi occhioni da triglia, e i figli di Silvio Berlusconi, Marina e Pier Silvio, non è propriamente un appuntamento di routine ma potrebbe porre le basi per segnare una svolta per le sorti di Forza Italia. E non solo. Al tavolo, con il gran ciambellano Gianni Letta a fare da gran cerimoniere, si decide il futuro del partito fondato dal Cavaliere, ma anche il destino politico del segretario azzurro, sempre più sotto pressione. Tra le bastonate di Pier Silvio e i sospetti di fronde interne con manine esterne, Tajani rischia di finire arrosto, mentre spunta l’ipotesi di un clamoroso passaggio di consegne a Urbano Cairo, il “Berluschino” pronto a prendersi la scena.

Un pranzo indigesto

Tajani, con la sua solita aria da pesce lesso, ha provato a sminuire l’appuntamento: “Conosco i fratelli Berlusconi da quando erano ragazzi, sono amici, parliamo di tutto, non c’è un ordine del giorno”. Ma a nessuno sfugge che il summit milanese, con Marina e Pier Silvio in modalità “eredi al comando”, è tutt’altro che una rimpatriata tra vecchi compari. Sul tavolo, il grande dilemma: che facciamo di Forza Italia? I figli del Cavaliere da tempo si interrogano se mollare il partito o trasformarlo in una nuova creatura, più in linea con i tempi e magari più affine alle ambizioni politiche del secondogenito, che sogna di emulare il giovane Silvio e scendere in campo.

Pier Silvio freme, Tajani trema

Il rampollo del Biscione, 56 anni e un palinsesto di idee un tantino raffazzonate, ha già fatto il suo coming out politico, legnando senza pietà la gestione di Tajani, il “maggiordomo di casa”. Le sue critiche sono state un colpo al cuore del partito: non insistere con lo Ius Scholae, riannodare i legami con il Nord produttivo del Paese, basta con la “porchetta magica”, dentro “forze nuove” per un rinnovamento che il vicepremier non è riuscito a garantire. E il sondaggione commissionato dai Berlusconi non lascia scampo: Forza Italia vale un 8%, ma la metà di quei consensi è legata al mito di Silvio. Se un Berlusconi scendesse in campo, i voti potrebbero quasi raddoppiare, con Pier Silvio che farebbe meglio della sorella Marina, troppo fragile agli occhi degli elettori.

Marina, la Cavaliera in regia

Marina, che il 10 agosto spegnerà 59 candeline nel suo salottino milanese, non sta a guardare. Tra un tè e un incontro riservato, ha rastrellato informazioni dai big del partito: dal governatore calabrese Roberto Occhiuto a quello piemontese Alberto Cirio, fino alla stellina Stefano Benigni e alla fedelissima Deborah Bergamini, la sua longa manus romana. Tutti uniti nel puntare il dito contro Tajani e la sua “banda dei laziali”, un inner circle che monopolizza il partito e fa storcere il naso. Persino l’eterno Letta, tornato a brigare tra i palazzi romani, è della partita, tessendo trame per la “Dinasty di Arcore”.

Fronda interna e sospetti: chi trama?

Tajani è arcistufo. Le critiche piovono da ogni dove: dalla Lega, con cui lo scontro è quotidiano, ma soprattutto tra le pareti domestiche. La minoranza interna – Licia Ronzulli, Alessandro Cattaneo, Giorgio Mulè– è sul chi va là, pronta a imbracciare lo schioppo al momento opportuno. Nel mirino ci finiscono i due capigruppo: Paolo Barelli alla Camera, Maurizio Gasparri al Senato. A Tajani non resta che tentare di blindare il partito: il Consiglio nazionale ha deciso che ai congressi provinciali e cittadini del 2025 voteranno solo i tesserati entro fine anno, per evitare pacchetti di tessere last minute da parte di cordate ostili. Obiettivo? Fare di Forza Italia un feudo tajanesco, a costo di inimicarsi gli eredi del Cavaliere.

E spunta il Berluschino

Ma la vera bomba arriva da un’ipotesi che rimbalza tra Milano e Roma: i Berlusconi starebbero valutando tra le ipotesi persino quella di dare in “franchising” o in “comodato d’uso” Forza Italia a Urbano Cairo, l’ex assistente di Silvio diventato editore di successo con La7 e Rcs. Un sondaggio Swg, commissionato non si sa bene da chi, ha testato il gradimento di un nuovo partito guidato dal “Berluschino”: “serio, con volti nuovi, attento al ceto medio e alle fasce deboli”. Cairo, come al solito, smentisce: “Non so nulla di sondaggi”. Ma i rumors sono troppo ghiotti per non fare rumore. L’idea sarebbe quella di riservare alla famiglia il ruolo di azionista di riferimento, cedendo però l’operatività politica a Cairo, che “proteggerebbe” Marina e Pier Silvio dai rischi di un impegno diretto. Voci che però potrebbero rivelarsi alla fine come il monito della celebre favola del “lupo, al lupo”: e se Cairo, come Elly Schlein con la sua riuscita conquista del Nazareno, arrivasse davvero senza farsi vedere? O, ancor meglio, dopo averlo atteso invano più volte?

Il bivio: rinnovamento o svendita?

Il pranzo milanese di oggi non è solo un’occasione per gustare un risotto alla milanese, ma un vero e proprio esame per Tajani. Sarà riuscito il “merluzzone” a convincere i Berlusconi che la sua “porchetta magica” può ancora funzionare? O i figli del Cavaliere, stanchi delle sue promesse, opteranno per un restyling totale del partito, magari con Pier Silvio leader o Cairo in pole position? Una cosa è certa: a Forza Italia serve una scossa, o rischia di rimanere schiacciata tra la Meloni e un passato glorioso che non torna più. Intanto, Ignazio La Russa, con la sua solita grazia, ha buttato benzina sul fuoco: “Pier Silvio in politica? Sarebbe estremamente positivo”. Tajani, preparati: la graticola è già calda.

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