Infermieri tuttofare: il 25% del tempo tra vassoi e scartoffie
11:11 Venerdì 01 Agosto 2025Organici carenti, turni di lavoro massacranti e in più sottoposti a mansioni che nulla hanno a che fare con l'attività sanitaria: cambio di presidi, igiene del paziente, gestione di telefonate, pratiche amministrative. "Situazione non più sostenibile"
In Piemonte, un quarto del tempo lavorativo degli infermieri nei reparti di area medica e chirurgica viene assorbito da attività che dovrebbero spettare ad altre figure professionali. A lanciare l’allarme, con tanto di numeri e pubblicazioni scientifiche alla mano, è l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino, sulla base di uno studio condotto dall’Università del capoluogo subalpino in cinque ospedali, pubblicato sul Journal of Advanced Nursing e sul Journal of Patient Safety.
Una fotografia impietosa della quotidianità nei reparti, dove le competenze infermieristiche si disperdono tra telefonate, vassoi da consegnare e lenzuola da cambiare. “Per la prima volta – comunica l’Ordine – sono stati misurati in modo sistematico sia il tempo dedicato a compiti delegabili, sia i vissuti degli operatori, e il dato che emerge è netto: il 25% del turno di lavoro di un infermiere viene oggi dedicato a mansioni che comprendono cambio di presidi, rilevazione dei parametri, cura dell'igiene del paziente, gestione di telefonate, pratiche amministrative, trasporto pazienti, consegna di vassoi, e altre attività di supporto logistico. Si tratta di compiti che, secondo le indicazioni organizzative, dovrebbero essere affidati a operatori socio-sanitari (Oss), amministrativi o altro personale ausiliario, ma che nella realtà ricadono quotidianamente sulle spalle degli infermieri”.
E la situazione non è una peculiarità subalpina: “Secondo alcune ricerche internazionali – prosegue il comunicato – la quota di tempo dedicato ad attività non sanitarie da parte degli infermieri può arrivare addirittura al 70% nei contesti ospedalieri più critici. In Piemonte, il dato reale resta comunque strutturale, con un impatto stimato di oltre 5.000 operatori-equivalenti sottratti ogni giorno alle attività cliniche dirette agli assistiti”.
Lo studio, che ha coinvolto 236 infermieri in 27 reparti tra strutture pubbliche e private, fotografa un sistema che si regge su un equilibrio sempre più precario. Il presidente dell’Ordine torinese, Ivan Bufalo, che guida anche il Coordinamento regionale delle professioni infermieristiche, spiega: “Siamo di fronte a una situazione che non è più sostenibile. In Piemonte mancano almeno 6.000 infermieri, ma il dato forse più preoccupante è che circa il 25% del tempo degli infermieri in servizio nel Ssr viene quotidianamente speso in attività che nulla hanno a che fare con l'assistenza sanitaria. È urgente ripensare i modelli organizzativi e assumersi la responsabilità collettiva di restituire agli infermieri il loro ruolo centrale nella cura”.
Tradotto: o si mettono in campo nuove strategie, oppure si continuerà a prosciugare le energie di chi dovrebbe curare e assistere, trasformandoli in factotum della sanità. Mentre la politica si interroga su piani straordinari di assunzione, la realtà dei reparti racconta di un personale qualificato costretto a colmare vuoti strutturali e organizzativi. Più che eroi dei tuttofare.


