Sindone, photoshop medievale. Scoperta (vecchia), fede antica
16:29 Venerdì 01 Agosto 2025Uno studio conferma che l'immagine sul telo conservato a Torino non fu impressa da un corpo umano, ma da una matrice in bassorilievo, forse riscaldata o pigmentata. Da tempo è venerata come icona, non come prova tangibile del racconto evangelico
La Sindone di Torino? Non il sudario di Cristo, ma una sofisticata opera d’arte medievale, realizzata con una matrice in bassorilievo. A sostenerlo non è qualche mangiapreti dell’ultim’ora, ma uno studio pubblicato su Archaeometry, condotto dal ricercatore brasiliano Cicero Moraes, esperto in ricostruzioni 3D di personaggi storici. Un lavoro che – pur non dicendo nulla di radicalmente nuovo – sconquassa ancora una volta l’equilibrio precario tra fede e scienza, mistero e falsificazione.
Utilizzando sofisticati strumenti di simulazione tridimensionale, Moraes ha messo a confronto due scenari: nel primo, un lenzuolo virtuale veniva adagiato su un corpo umano; nel secondo, sul rilievo piatto di una scultura. I risultati? Inequivocabili: l’immagine della Sindone corrisponde perfettamente al secondo scenario, mentre risulta fortemente distorta nel caso del corpo tridimensionale. È d’accordo con le conclusioni tratte da Moraes anche l’esperto italiano Andrea Nicolotti, professore di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Torino, che però ha sottolineato sul sito Skeptic.com che lo studio non dice in realtà nulla di nuovo. “Cicero Moraes ha ragione, ma la sua ricerca non è particolarmente rivoluzionaria – afferma lo storico –. Da almeno quattro secoli - rileva - sappiamo che l’immagine corporea sulla Sindone certamente non avrebbe potuto essere creata attraverso il contatto con un corpo tridimensionale”.
L’ombra del radiocarbonio
L’ipotesi che la Sindone sia un artefatto medievale non è nuova. Già nel 1989, i test al radiocarbonio condotti nei laboratori di Oxford, Zurigo e Tucson collocarono il lino tra il 1260 e il 1390 d.C.. Una doccia fredda per l’autenticità, ma anche un grande banco di prova scientifico. Tuttavia, nel 2022, una nuova analisi con la tecnica WAXS (Wide Angle X‑Ray Scattering) suggerisce una possibile datazione tra il 55 e il 74 d.C., sostenendo un’origine molto più antica – ma il dibattito resta aperto.
Moraes, lo scultore virtuale
Cicero Moraes non è nuovo a esperimenti di anatomia digitale. Tra i suoi lavori più noti: i volti di Antonio da Padova, Francesco Petrarca e persino Irhoud, l’Homo sapiens più antico finora noto. “L’immagine della Sindone è più compatibile con una matrice a bassorilievo pigmentata o riscaldata solo dove il telo toccava la superficie”, ha dichiarato a Live Science.
Ballestrero e il ruolo della Chiesa
Negli anni Ottanta, il cardinale Anastasio Ballestrero, arcivescovo e custode della Sindone, diede il via libera agli esami al radiocarbonio, pur manifestando una storica riluttanza all’autenticità della reliquia. Il 13 ottobre 1988, annunciò con chiarezza: la Sindone non era un sudario autentico, ma poteva continuare a essere venerata come un’icona religiosa, non come un reperto sacro che a contatto aveva avvolto il corpo di Cristo. Ballestrero non vide in questo un motivo di contraddizione con la fede: interpretò il sacro valore del tessuto nella sua funzione simbolica e devozionale, non storica.
Successivamente, con papa Giovanni Paolo II, la Chiesa ribadì che la Sindone non rientra nei dogmi di fede: “Non trattandosi di materia di fede, non spetta alla Chiesa pronunciarvisi. Il culto resta possibile come reliquia o immagine della Passione, mentre la ricerca scientifica è lasciata agli esperti”. I fedeli possono dunque venerarla, ma senza che ne derivi una definizione formale di autenticità: è icona, reliquia simbolica, ma non prova storica.
Quando l’IA entra in Duomo
A complicare il quadro, nel 2025 si è inserita anche l’intelligenza artificiale: uno studio pubblicato sull’International Journal of Archaeology ha utilizzato algoritmi di image processing per analizzare le immagini visibili e fluorescenti del lenzuolo, rilevando caratteristiche tridimensionali compatibili con un’origine per radiazione, anziché con pigmentazione semplice. Un risultato suggestivo, ma anch’esso oggetto di accesi dibattiti metodologici. Nel frattempo, la Chiesa, pur non ostentando la Sindone nel Giubileo 2025, ha promosso la “Tenda della Sindone” – pellegrinaggio virtuale a Torino dal 28 aprile al 5 maggio, con accesso digitale globale. È la reliquia immateriale, venerata mediante tecnologia, a diventare la nuova frontiera della devozione.
Fede e scienza
Il campo di battaglia sindonico resta aperto: da un lato il rigore accademico, che accumula evidenze a favore di una creazione artistica risalente al Medioevo; dall’altro la devozione, che resiste all’incalzare del microscopio, dell’algoritmo e della fisica. L’unica certezza? L’immagine non è stata impressa da un corpo umano. Che sia un bassorilievo riscaldato o una tecnologia dimenticata, è materia per altri articoli e infuocate dispute. La Sindone rimane l’icona più studiata e allo stesso tempo più sfuggente del mondo.



