"Meno tasse" per Tajani, più tasse con Cirio
14:11 Lunedì 04 Agosto 2025La schizofrenia di Forza Italia. Nelle stesse ore in cui il Consiglio regionale del Piemonte varava l'aumento dell'Irpef, il governatore applaudiva il suo segretario che rilanciava lo storico cavallo di battaglia berlusconiano. Un dito medio al ceto medio
Con l’approvazione definitiva dell’assestamento di bilancio in Consiglio regionale, i piemontesi si preparano a subire un salasso fiscale nei prossimi due anni. Lo Spiffero lo aveva anticipato, seguito a ruota dai quotidiani locali, costringendo un’opposizione (Pd-M5s-Avs-Iv) già con la testa in vacanza a un frettoloso ostruzionismo. Un’azione che però ha solo rallentato i tempi senza scalfire la manovra. In realtà – e anche questa considerazione è stata già espressa da qualche osservatore – l’aumento stabilito
dall’assessore Andrea Tronzano non colpirà la totalità dei contribuenti, ma in particolare coloro che quando si parla di tasse in Italia sono sempre i più colpiti: e cioè i “soliti noti” appartenenti alla classe media, quelli che con le loro dichiarazioni dei redditi si fanno carico di circa i due terzi del gettito totale dell’Irpef. Si tratta proprio della fetta di popolazione che i rappresentanti dei partiti del centrodestra dicono di voler tutelare, in particolare quando vanno a caccia del loro consenso elettorale. Ed è paradossale, in tal senso, che una scelta politica del genere – l’aumento delle tasse al ceto medio – porti la firma di esponenti di Forza Italia, il partito che ha fatto dello slogan berlusconiano “Meno tasse per tutti” il suo emblema.
La giustificazione addotta dall’assessore Tronzano, ovvero la necessità di “sterilizzare” l’effetto sui conti regionali dell’accorpamento degli scaglioni Irpef deciso dal Governo di Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, suona come una beffa proprio nei confronti di quella fascia di contribuenti. Tradotto dal burocratese: ciò che il governo centrale concede, il Piemonte lo riprende, vanificando ogni beneficio per i contribuenti. Ecco che, dunque, si parla in maniera un po’ fumosa di sterilizzare, per non dire più chiaramente che la riduzione a tre degli scaglioni Irpef, nata con l’obiettivo del Governo centrale di dare un segnale di attenzione alla classe media in termini di riduzione della pressione fiscale generale, determina un minor gettito dell’addizionale regionale. E, di conseguenza, reca con sé l’opzione, anzi, la decisione della maggioranza di centrodestra di imporre una manovra balneare tesa a mantenere invariate le entrate fiscali della Regione. Come? Mettendo le mani nelle tasche dei piemontesi, obviously.
Una cosa è certa con questa manovra il Piemonte si piazza tra le regioni con l’Irpef più alta d’Italia. Supera tutte le regioni del Nord, come Lombardia e Veneto (quest’ultima applica un’aliquota unica dell’1,23%). Per i redditi tra 28 e 50 mila euro, la Regione è al terzo posto, subito dopo Lazio, Molise e Abruzzo (pari merito) e Toscana, ma con un margine così ristretto da renderla praticamente seconda; l’Emilia-Romagna, per confronto, mantiene un’aliquota del 2,93%. Sotto i 28 mila euro, il Piemonte è sesto, ma con un’aliquota nettamente superiore al settimo classificato (1,93%). Anche per i redditi fino a 15 mila euro, i piemontesi pagano più di quanto avviene in due terzi delle altre regioni. Cosa che, a suo modo, ha sottolineato anche la consigliera della Lega Gianna Gancia, intervenendo in parziale dissenso dal resto della maggioranza (ma poi votando il provvedimento per disciplina di partito e di coalizione). Sorprende, quindi, che a sostenere questa linea sia Forza Italia, che deve aver abbandonato, almeno in Piemonte, il principio liberale secondo cui la spesa pubblica si possa ridurre e sia sempre preferibile lasciare i soldi nelle tasche dei cittadini.
Forti di queste scelte, riusciranno i nostri eroi a risparmiare almeno sugli slogan acchiappalike nel corso della prossima campagna elettorale, peraltro secondo alcuni non troppo lontana? Faranno leva sulla scarsa memoria degli elettori? Oppure confideranno ancora una volta nella disattenzione prevacanziera?
E il tutto mentre Forza Italia, il partito di cui il governatore Alberto Cirio è vicesegretario nazionale e l’assessore Tronzano ambisce a ricoprire ruoli di maggior peso, ancora ieri nel corso degli “Stati Generali del Mezzogiorno” ha proposto l'abbassamento delle aliquote Irpef per rilanciare il ceto medio e stimolare la crescita economica. E proprio mentre a Palazzo Lascaris si scatenava la bagarre con l’opposizione che sottolineava l’assenza del presidente (“che non ci mette la faccia”) lui era bellamente seduto in seconda fila all’happening di partito in rigorosa maglietta blu d’ordinanza. Schizofrenia politica?
Le parole di Antonio Tajani nel fissare l’agenda fiscale del partito in vista dell’autunno sono state nette: “Dobbiamo abbassare le aliquote dal 35 al 33% e allargare la base fino a 60mila euro”, ha spiegato il vicepremier e leader azzurro. “Meno tasse, meno tasse e meno tasse deve essere il nostro progetto economico. È la ricetta dell’economia liberale, quella che Berlusconi ripeteva sempre”. Poi l'affondo: “Io credo che si possa arrivare anche a una flat tax al 24%”. Per Tajani la riduzione della pressione fiscale resta “una priorità assoluta” anche per impedire che “il ceto medio diventi ceto povero”.
L’intento è chiaro: evitare che il ceto medio diventi “ceto povero”. Ma in Piemonte, la sua squadra sembra andare in direzione opposta. Resta da vedere se i contribuenti, colpiti in pieno agosto, dimenticheranno presto questa batosta o presenteranno il conto alla prossima tornata elettorale.


