SPORT & POLITICA

Atp Finals, palla avvelenata del Governo: un "ricatto" da 100 milioni

Dopo il cortocircuito con il Quirinale nell'ultima stesura il decreto prevede l'ingresso di "Sport e Salute" tra gli organizzatori del più importante torneo di tennis al mondo. A meno che non rinunci ai fondi statali. Incognita sul quinquennio 2026/30

In cauda venenum. O per dirla ai giorni nostri il veleno è nella coda del provvedimento, ovvero in quelle ultime ore di estenuanti trattative che si sono consumate nella serata di ieri, lunedì 4 agosto, tra il Quirinale, Palazzo Madama e Palazzo Chigi, ma anche nelle due righe del comma 7-bis dell’articolo 9 del decreto sport arrivato per il varo definitivo alla Camera.  

Il Governo tramite la società Sport e Salute entrerà nella governance del quinquennio 2026-2030 delle Atp Finals che si disputeranno, forse, in Italia. Avverbio obbligatorio alla luce di quanto detto tre settimane da Angelo Binaghi, presidente della Fitp, a Torino durante la presentazione del masterplan dell’edizione che si terrà quest’anno. La penultima sotto la Mole? Non si sa, perché una volta chiusa la partita in Parlamento inizierà quella che coinvolgerà la federazione e l'Association of Tennis Professionals che non gradisce l’ingerenza pubblica nella manifestazione. E che al momento ha garantito il torneo all'Italia solo fino al 2026. 

Il pasticciaccio in Senato

Un vero e proprio pasticcio quello che è stato fatto al Senato e che ha mandato in confusione anche i più esperti. In fondo quella di ieri è stata una giornata che ricorderanno in tanti, fatta di ritardi, mediazioni e colpi di scena. Con una fitta e travagliata discussione avvenuta nelle commissioni competenti, il preludio al voto finale. Prima però del via libera a Palazzo Madama sarebbe arrivato un determinante intervento della Premier, Giorgia Meloni, che non ha voluto andare allo scontro con il Quirinale che aveva sollevato delle perplessità in merito ai requisiti di necessità e urgenza del decreto.  

Si arriva così allo stralcio dei passaggi contestati dal Presidente della Repubblica, ma l’articolo 9 del decreto sport passa indenne al voto del Senato. Quel che viene cancellato è il 9 quater che prevedeva l’ingresso della società Sport e Salute nella gestione di tutti gli eventi sportivi con un contributo pubblico superiore ai 5 milioni di euro. Il 9, l’articolo cucito su misura alle Atp Finals, viene approvato.

In cauda venenum

Come dicevamo il veleno è nella coda. In questo caso nella parte terminale del sopra citato articolo 9 del decreto sport che istituisce il Comitato per le Finali Atp e regolamenta il ruolo della Federazione italiana tennis e padel nell’organizzazione del più importante torneo di tennis al mondo che si tiene a Torino da cinque anni.

Il centrodestra al governo ha deciso di andare allo scontro con la Federtennis e con la stessa Atp che tramite una lettera del presidente Andrea Gaudenzi aveva fatto trapelare tutte le perplessità degli organizzatori. Tanto che lo scorso 17 luglio Binaghi aveva fatto intendere come fosse a rischio l’accordo che prorogherebbe il torneo in Italia fino al 2030. L’intesa non sarebbe stata ancora ratificata e l’ingresso dello Stato nella gestione dell’evento potrebbe indurre Atp a scegliere un’altra sede.

Cosa prevede l’articolo 9

Il “ricatto” però sta appunto nell’articolo 9 del Decreto Sport, in quelle due righe che compongono il comma 7 bis e che recitano: “Qualora la Federazione italiana tennis e padel rinunci ad avvalersi delle risorse di cui al comma 6, non si applicano le disposizioni dei commi da 1 a 7”. In sostanza se la Federazione rinuncia ai poco meno di 100 milioni di euro di contributo statale in cinque anni, allora lo Stato rimarrà fuori dalla gestione dell’evento.

Ma cosa prevedono i commi da 1 a 7? Tendenzialmente due cose: la nascita del Comitato per le Finali Atp e quella della Commissione tecnica di gestione. Entrambi organi che portano lo Stato nell’organizzazione dell’evento attraverso i membri nominati dal Governo. Angelo Binaghi, il presidente della Fitp, ora si trova davanti a un bivio difficile: autonomia o risorse pubbliche?  

Gli scenari possibili

Quel che deciderà di fare la Federazione, molto probabilmente, lo sapremo nelle prossime ore. Al momento non è stato infatti diffuso alcun comunicato e non è stata diramata nessuna dichiarazione, ma le vie percorribili da Binaghi sono tre e nessuna indolore.

Il presidente della Fitp può decidere di dare seguito alle parole dette a Torino alla presentazione del masterplan delle Atp 2025 quando aveva dichiarato di essere pronto a farsi da parte; difficile, anzi improbabile. Può ingoiare il boccone amaro e accettare l’ingresso di Sport e Salute tra gli organizzatori dell’evento, ma in questo caso la palla poi passerebbe ad Atp che dovrebbe accettare la ridiscussione dei patti raggiunti lo scorso anno. Oppure, la scelta più ardita ma che garantirebbe l’autonomia, la federazione può rinunciare al malloppo, ovvero a poco meno di 100 milioni di euro di contributi pubblici in cinque anni. Più facile da dirsi che da farsi.

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