ONE MAN SHOW

Berlusconi proietta il remake del ’94

La manifestazione torinese del Cavaliere si apre con un filmino agiografico e si chiude con la santificazione del caro leader. Clima surreale, da déjà vu. E dal cilindro non tira fuori nulla di meglio del trito: "E' una scelta di campo, o di qua o di là".

Fa finta, da consumato showman, di essere infastidito per le lacune organizzative che hanno impedito l’ingresso in sala a centinaia di supporter: «Dovevamo andare in piazza anche noi, Grillo ci fa un baffo», ha esordito. Silvio Berlusconi è un contaballe di professione, un vero fuori classe, e lo ha dimostrato ancora una volta. L’ordine di scuderia di Palazzo Grazioli è stato quello di organizzare manifestazioni “al chiuso”, nei teatri, in modo da evitare contestazioni en plein air e, soprattutto, misurarsi con le adunate oceaniche del comico genovese: così è avvenuto ovunque, quindi anche a Torino dove pure è stata riservata la sala maggiore del Lingotto. Ma il Cavaliere, evidentemente, tira ancora e una lunga coda di aficionados si è formata fin dalle prime ore davanti agli ingressi: colpa della macchina di partito che ha privilegiato i gitanti arrivati a bordo dei pullman partiti da tutte le province e penalizzato i singoli militanti. Quindi malumori, proteste, qualche insulto. Lui ha detto di aver «sgridato gli organizzatori di Torino e del Piemonte...  alla fine sono stati costretti a scendere dalla macchina e seguirmi in taxi», ma tutti hanno capito che si trattava di una boutade.

 

Introdotto da un filmino agiografico sul “caro lìder maximo”, Berlusconi l’ha buttata subito sulla nostalgia canaglia: «Siete bellissimi, mi sento quasi ringiovanito, mi sembra di essere ritornato al ’94» ha vellicato la sala adorante che, imperturbabile alle frecciate contro i “mestieranti della politica”, ha continuato ad applaudire. Persino Silvio Magliano, il ciellino che per un pelo non si è candidato con Monti si è splettato le mani agli attacchi rivolti al premier, alzandosi e ballonzolando (per quanto gli consente la sua mole sovrappeso) al grido di “Chi non salta comunista è”. La prima fila, dagli assessori Porchietto e Coppola (entrambi con codazzo sempre meno numeroso ma vieppiù rumoroso) ai parlamentari Pichetto e Malan, dall’ex coordinatore regionale Ghigo col successore Costa all’europarlamentare Bonsignore, non ha perso un colpo di un repertorio che però a tutti è parso stanco e scarsamente incisivo. «Come nel ’94 è una scelta di campo o di qua o di là - ha detto il Cav. incespicando persino nelle parole -. Con noi per la libertà, noi che rappresentiamo la tradizione cristiana siamo persone di buon senso, perbene, che non sanno odiare o invidiare, e la sinistra, quella delle tasse, che non riesce a eliminare l’invida sociale e vuole colpire con le tasse e la patrimoniale coloro che con il loro lavoro sono riusciti ad assicurarsi benessere». Uno sbadiglio, coperto da un battimani poco convinto, ha attraversato la platea.

 

La ribollita è poi continuata, tra stilettate a vecchi alleati, attacchi agli avversari e promesse. «Se lunedì Monti, Fini e Casini restano fuori dalla Camera prometto che mi ubriaco», ha detto sobriamente.«Dateci la maggioranza, non datela ai piccoli partiti soprattutto quelli che sottraggono voti ai moderati e vanno a favore della sinistra, quella sinistra che da quando c’è la Repubblica non è riuscita a superare un terzo degli elettori». E su Grillo, sua ultima ossessione: «Grillo sta facendo un’operazione pericolosa per la democrazia ma non propone nulla». Ricordando poi che «15 italiani su 100 sono indecisi, delusi nell’area del non voto o che pensano al voto di protesta», Berlusconi ha invitato i fan azzurri al proselitismo, ad «andare da loro, dai delusi, a dirgli che la scelta è tra quello che abbiamo fatto noi di buono e gli altri, quei centristi che non conteranno nulla e Grillo che non è un pericolo solo per la democrazia ma anche per la possibilità del Parlamento di legiferare».

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