POLITICA & SANITÀ

Schael "sfiduciato" non si dimette. In Piemonte sanità nel caos

Dopo l'aspro incontro di ieri con il commissario di Città della Salute, nessun atto dell'assessore. Si preannuncia un limbo fino a settembre quando Cirio intende prendere in mano la questione. Senza fondamento le voci propalate di un abbandono del manager

E adesso? Dopo la sfiducia propalata, ma nient’affatto formalizzata da parte dell’assessore alla Sanità del Piemonte nei confronti del commissario della Città della Salute il caos regna sovrano laddove si dovrebbe governare ordinatamente la materia più importante della Regione. Un caos che come un virus ci mette poco a espandersi e produrre i suoi effetti ben oltre la più grande azienda ospedaliera non solo della regione, ma anche del Paese. 

A sfuggire non è un virus da un laboratorio, ma la situazione di mano al sedicente capo politico della sanità, il meloniano Federico Riboldi artefice fin dall’inizio del caso che porta il nome di Thomas Schael, il manager tedesco che proprio l’assessore ha voluto in corso Bramante spiegando allora, ovvero a fine dello scorso anno, che voleva “un uomo d’ordine” per rimettere in carreggiata un’azienda colma di problemi e oggetto di più di un’inchiesta della magistratura. Lo aveva sostenuto, con la forza del peso elettorale del suo partito, anche di fronte a un più che scettico governatore Alberto Cirio fautore di una scelta per un profilo meno dirompente per un ambiente dove i poteri da sempre si sommano e la politica ne rappresenta uno che spesso se non sempre di è adeguato agli altri.

L'uomo d'ordine

Poi l’uomo d’ordine ha da subito interpretato quel ruolo con il piglio, il carattere, i modi rudi e gli eccessi che erano noti a tutti come tratti del suo riconosciuto profilo professionale. Dopo i primi scontri del commissario con i sindacati, seguiti al muro che inutilmente aveva eretto il mondo accademico e gli storcimenti di naso di più di un barone e un luminare, dopo le diatribe con alcune cliniche private, senza attendere un minuto in più l’assessore fascio-tutto-io ha preso a spiegare che Schael aveva come compito principale non rimettere ordine, ma “portare armonia”. Come ingaggiare un parà della Folgore e poi spiegare che il suo compito era quello di creare le coreografie di un balletto di danza classica.

Per cercare di capire come in pochi mesi, dall’inizio di marzo a oggi, senza contare il clima che da più parti  tutte a vario titolo interessate ad evitare bruschi cambiamenti per non dire a garantire una conservazione  aveva preceduto il suo arrivo, Schael abbia concentrato su di sé tutta l’attenzione e gli strali, ma anche non poche speranze. Mentre il resto della sanità piemontese certo non era tutto rose e fiori giova ricordare un paio e più di cose. Il manager a cui c’è pure chi non perdona di indossare il papillon invece che la cravatta, in questo breve ma travagliato periodo ha assunto decisioni giuste alcune assolutamente sacrosante, che però ha condotto con fare autoritario e nella sequenza, rapida e incalzante, con cui sono state emanate hanno trasmesso intenzioni punitive in un ambiente abituato da anni a tempi e modi assai diversi.


Rendite di posizione e poteri

A der kommissar non può non essere riconosciuto di aver toccato, per primo, rendite di posizione, alcune legittime qualcun’altra decisamente un po’ meno. Ha lambito terreni di baronie, messo le mani su interessi legittimi e altri non tanto o per nulla. Basti pensare che il solo annuncio di riportare a numeri meno esorbitanti la quantità di responsabili per la sicurezza dei lavoratori, da tempo feudo incontrastato dei sindacati, è stato come toccare i fili dell’alta tensione. E anche in quell’occasione l’assessore la cui leader del suo partito non è certo pappa e ciccia con Maurizio Landini, è tornato a raccomandare al manager “umiltà”. Che detto dal capo politico della sanità è tutto dire. Al vizio iniziale dato dall’ostracismo, poi un po’ mitigato, da parte dell’Università si è ben presto unito, con forza e toni assai diversi, il fronte duro proprio dei sindacati, indubitabilmente corresponsabili negli anni della situazione creatasi nella più grande azienda ospedaliera. Gli stessi sindacati, non tutti in verità, che in queste ore spiegano di stappare bottiglie e si producono anche in sfottò che non fanno onore al loro ruolo per festeggiare l’uscita di scena di Schael. Uscita che non c’è, o comunque non ancora.

Le voci sull'abbandono 

All’annunciato venir meno della fiducia nel commissario Riboldi infatti non ha dato seguito con alcun atto, nulla. Probabilmente confida nella disinformazione organizzata che per tutta la giornata ha prodotto la balla delle dimissioni che Schael sarebbe pronto a rassegnare o addirittura avrebbe già rassegnato. Se a questo s’affida, facilmente dovrà rivedere strategia e rivendicando il suo ruolo al motto di flebo e moschetto assessore perfetto, insediare subito un nuovo direttore facendo decadere come da contratto Schael. I nomi che circolano sembrano fare il paio con la notizia delle dimissioni. E con un altro cambio, a quanto risulta promesso a chi già era pronto a trasferirsi dalla provincia a Torino e poi non mantenuto, per la direzione di Azienda Sanitaria Zero, pure quella non proprio un modello di efficienza come attestano le questioni del 118 e non solo, ma rapida ed invisibile come i sommergibili del Duce su certe assunzioni.

Tornando a Schael, non gli viene perdonata affatto la decisione di costituire l’azienda di corso Bramante parte civile nel procedimento che facilmente potrà sfociare nel processo a carico di non pochi suoi predecessori per i presunti bilanci taroccati e un danno di parecchi milioni alle casse pubbliche. Alcuni di questo ex direttori generali, se rinviati a giudizio, sarebbero pronti a utilizzare proprio il ruolo ricoperto dal manager tedesco per conto di Agenas in Piemonte tra il 2013 e il 2015 ponendo in rilievo eventuali sue responsabilità che, a quel punto, potrebbero trascinare nella vicenda giudiziaria anche i direttori regionali che si sono succeduti negli anni.

Il viatico di Marsilio

Nel frullatore che in queste ore non smette di girare finisce anche il viatico che il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio avrebbe dato al trasferimento di Schael da Chieti a Torino senza farsi tirare per la giacchetta, anzi come sostiene chi quell’arrivo lo ha vissuto male dall’inizio, lo avrebbe addirittura caldeggiato. Veline e veleni abbondano nel pasticciaccio brutto di corso Bramante. Che resta una brutta storia, scritta ancora peggio da chi sembra avere le idee a dir poco confuse proprio sul finale. Nei propositi di Cirio sembra esserci quello di occuparsi e definire la questione a settembre.

Mosse sbagliate

Ma può una Regione lasciare per settimane in un limbo tra sfiducia e attacchi da più fronti la sua più grande azienda ospedaliera? Soprattutto può farlo dopo che l’assessore, anziché costruire un percorso ordinato verso il cambio al vertice della stessa, ha sfiduciato il commissario senza far seguire questa affermazione da un atto formale e concreto? Confidare nelle dimissioni di un manager sperando nella pressione dei sindacati e di altri poteri non può che apparire ed essere l’abdicazione della politica alle sue responsabilità.

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