ECONOMIA DOMESTICA

Spiagge vuote, prezzi alle stelle. Alassio record: 7 giorni 354 euro

Calo delle presenze nei lidi, con ombrelloni deserti nei giorni feriali e un turismo limitato ai weekend. "Il mare è un lusso per pochi", denunciano le associazioni dei consumatori, mentre i gestori difendono le tariffe. Soluzioni digitali per risparmiare

“Il mare è diventato un lusso”. L’estate 2025 si sta rivelando una stagione amara per il turismo balneare in Liguria, meta storica per piemontesi e lombardi in cerca di relax. Le spiagge, tradizionalmente affollate, registrano un calo preoccupante di presenze, con ombrelloni chiusi e lettini vuoti per gran parte della settimana, fatta eccezione per i weekend. Secondo le stime di Assobalneari, il settore ligure ha subito una contrazione delle presenze tra il 20% e il 30% nei mesi di giugno e luglio, accompagnata da una drastica riduzione dei consumi nei servizi di bar, ristoranti e noleggio attrezzature. Un fenomeno che, secondo gli operatori, rischia di pesare pesantemente sul fatturato stagionale, nonostante le speranze di una ripresa ad agosto.

Rincari: il mare diventa un lusso

Il costo per una giornata in spiaggia è diventato un vero salasso per le famiglie, come denunciato da Codacons e altre associazioni di consumatori. Federconsumatori riporta un aumento medio nazionale del 6% per un ombrellone con due lettini, con una spesa giornaliera media di 35,74 euro nel 2025. Tuttavia, in Liguria, i prezzi sono ben più alti: ad Alassio, località simbolo del turismo ligure, una postazione in prima fila può raggiungere i 354 euro a settimana, rendendola una delle mete più care d’Italia. Secondo Altroconsumo, Alassio si conferma la località balneare più costosa del 2025, con un incremento medio del 5% rispetto al 2024, ben al di sopra dell’inflazione (circa 2%). Anche altre località liguri, come Varigotti, Rapallo e Santa Margherita, registrano prezzi elevati, con listini giornalieri che oscillano tra i 30 e i 100 euro, a seconda della posizione e dei servizi offerti.

Questi rincari non riguardano solo le postazioni standard. I lidi extralusso spingono i costi a livelli proibitivi: secondo Codacons, strutture come il Twiga Beach Club in Versilia arrivano a chiedere 1.500 euro al giorno per una “tenda imperiale”, ma anche in Liguria i servizi premium, come gazebo o aree vip, fanno lievitare le spese. Inoltre, i costi accessori – come noleggio di pedalò, canoe o sup (+2% rispetto al 2024) e consumazioni al bar – contribuiscono a gonfiare il conto finale. L’Unione Nazionale Consumatori evidenzia che i prezzi degli stabilimenti balneari sono aumentati del 32,7% dal 2019, rendendo il mare un lusso sempre più inaccessibile.

Deficit di ospitalità

Il calo delle presenze non è solo una questione di prezzi. Assobalneari, Fiba Confesercenti e il Sindacato Italiano Balneari (Sib) segnalano una stagione deludente, con una riduzione delle presenze tra il 25% e il 30% rispetto al 2024. “Le spiagge sono affollate solo la domenica, mentre il resto della settimana è semideserto,” spiega Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia. Questo trend, particolarmente evidente in Liguria, Calabria ed Emilia-Romagna, è attribuito alla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, al caro vita e a un rallentamento del turismo straniero, influenzato da incertezze economiche globali.

In Liguria, meta prediletta da piemontesi e lombardi, il turismo “mordi e fuggi” del weekend non riesce a sostenere l’economia costiera, privando le comunità locali di una fonte di reddito cruciale. Le associazioni dei consumatori, come Codacons e Assoutenti, puntano il dito contro le “politiche tariffarie folli” dei gestori, accusati di non aver ribassato i prezzi dopo gli aumenti legati alla pandemia e al caro-bollette. “Le famiglie rinunciano alle spiagge a pagamento perché non arrivano a fine mese,” dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Tuttavia, i gestori liguri, come Emanuele Schivo, presidente dei Bagni Marini di Alassio, difendono i listini elevati, sottolineando l’esclusività della destinazione e l’alta domanda: “Le nostre spiagge sono piene, nonostante le critiche”.

Modello di gestione sotto accusa

Le critiche non si limitano ai prezzi. Il deficit di ospitalità in Liguria emerge anche dalla percezione di un’offerta poco flessibile. Sebbene alcuni lidi propongano formule “happy hour” o mezze giornate per risparmiare (con costi ridotti fino al 50%), queste opzioni non sono ancora diffuse ovunque. Inoltre, l’incertezza sulle concessioni balneari, legata alla direttiva Bolkestein, grava sul settore. Licordari di Assobalneari chiede al governo di “difendere il comparto dagli attacchi di Bruxelles,” mentre Maurizio Rustignoli di Fiba Confesercenti definisce “superficiali” le accuse di rincari eccessivi, sostenendo che gli aumenti si limitano al 4-5% e che i costi standard (18-30 euro al giorno) includono servizi essenziali come vigilanza e salvataggio.

Alternative per risparmiare

Di fronte a questi rincari, molti italiani si rivolgono a soluzioni alternative. Le spiagge libere, sempre più attrezzate dai Comuni con servizi base, rappresentano un’opzione per chi vuole evitare i costi degli stabilimenti. Inoltre, app per la prenotazione balneare e offerte last-minute stanno guadagnando popolarità, permettendo di condividere attrezzature a prezzi scontati o di prenotare pacchetti “all inclusive” (spiaggia, pranzo, noleggio attrezzature) a partire da 35 euro. L’“assicurazione meteo”, con un costo di 3-5 euro, garantisce rimborsi in caso di maltempo, un’opzione utile per i mesi più incerti.

Futuro incerto per il turismo ligure

La Liguria, il “mare dei piemontesi e lombardi,” si trova a un bivio. I rincari e il calo delle presenze evidenziano la necessità di ripensare il modello di ospitalità balneare, rendendolo più accessibile e sostenibile. Se da un lato i gestori difendono i prezzi come giustificati dalla qualità e dai costi di gestione, dall’altro le famiglie chiedono maggiore flessibilità e tariffe più contenute. Senza un intervento deciso, il rischio è che il mare ligure diventi un lusso per pochi, spingendo i turisti verso destinazioni più economiche, come la Puglia o l’Adriatico, dove una giornata in spiaggia può costare meno di 20 euro.

print_icon