POLITICA & SANITÀ

Molinette, la firma che scotta.
Spunta Picco per il dopo Schael

Dietro la "sfiducia" del commissario c'è lo scenario del bilancio 2024. Preoccupa più la mancata sottoscrizione di Schael o quel che potrebbe scrivere siglandolo? Cirio contrariato dal precipitare degli eventi, pensa a un cambio "morbido"

Preoccupa più la mancanza della firma del commissario sul bilancio 2024 di Città della Salute o tutto quel che insieme all’autografo di Thomas Schael potrebbe arrivare per evidenziare eventuali zone d’ombra nei conti, voci da verificare, somme da accantonare e quant’altro non è azzardato prevedere, considerato che proprio i bilanci degli ultimi dieci anni sono alla base dell’inchiesta che si avvia al processo con imputati i vertici passati di corso Bramante?

La risposta è difficile, forse impossibile, trovarla nel grattacielo della Regione Piemonte dove si attende, e si è già sollecitata, la firma del manager. Ma anche dove, forse, la giubilazione di Schael annunciata dall’assessore Federico Riboldi potrebbe prestarsi ad essere letta pure in questo scenario.

Le cautele di der kommissar

Fin dal suo arrivo, lo scorso primo di aprile, Schael aveva messo le mani avanti spiegando che prima di sottoscrivere il bilancio consuntivo dell’anno precedente redatto dai predecessori, i quali nonostante i tre mesi a disposizioni non lo avevano siglato, avrebbe dovuto studiarlo con attenzione. 

Ma, soprattutto, dopo aver preso a compulsare voci e cifre, il manager con un passato da esperto dei conti inviato dall’Agenas in Piemonte durante il piano di rientro, aveva nutrito più di un dubbio su possibili trascinamenti di quegli errori o taroccamenti su cui ha indagato la Procura della Repubblica fino al documento relativo all’anno scorso. 

Da qui la mancata o meglio ritardata firma, con la non nascosta prospettiva in caso contrario di finire anch’egli tra gli indagati, come spiegherà in più di un’occasione anche dinanzi alla commissione Sanità del Consiglio regionale. Quindi, ulteriore passo, l’incarico ad un advisor per verificare i documenti e giungere, infine, a prendere in mano la penna. Per scrivere nome e cognome, ma non fermandosi lì. E quel che verrebbe dopo la firma potrebbe essere motivo di preoccupazione nella più grande azienda ospedaliera del Paese gravata da debiti accumulati negli anni, ma anche segnata da centri di potere e rendite di posizione altrettanto sedimentati. Così come eventuali prescrizioni e osservazioni su un documento potenzialmente segnato da scomode eredità, non si può affatto escludere possano finire sotto la lente di chi ha indagato e continua a indagare sui conti e le procedure di corso Bramante.

Nessuno firma a scatola chiusa

Dunque sarà der kommissar ad apporre la firma sul bilancio con eventualmente tutto ciò i cui si è appena detto, dopo almeno le prime risultanze dell’advisor che ha già stilato il cronoprogramma e dovrebbe incominciare il lavoro a settembre? Oppure un’accelerazione nel trovare e insediare il nuovo direttore generale di Città della Salute, cambierebbe nome e cognome in calce al documento? Anche in quest’ultima ipotesi, immaginare la sottoscrizione del bilancio nel giro di poche settimane dall’insediamento appare scenario poco credibile. Quale manager, con le inchieste fatte e quelle in corso e con tutto quel che sta attorno, prenderebbe subito la penna senza avere la certezza di non firmare, insieme al bilancio, anche una sua eventuale chiamata a rispondere di cose non del tutto chiare?

Calendario alla mano

Questione intricata di cui il fronte aperto con la decisione dell’assessore di sfiduciare il commissario non pare affatto agevolare la soluzione. Ad oggi non è affatto escluso che anche su quella firma possa giocarsi la partita che segnerà la durata della permanenza di Schael al vertice della Città della Salute. Calendario alla mano e intenzioni trapelate dal 40° piano del grattacielo, la presa in carico della vicenda da parte del presidente Alberto Cirio è indicata a settembre. 

Che quel periodo coincida con la sostituzione del manager tedesco è tutto da vedere, ma i tempi ragionevolmente potrebbero essere più lunghi. E diversi erano i piani dello stesso Cirio che, non escludendo affatto un cambio in corso Bramante, da par suo aveva in mente passaggi più graduali, condivisi e per nulla cruenti anche nei toni. Per questo il governatore sarebbe rimasto a dir poco sfavorevolmente colpito dal precipitare degli eventi, in questi ultimi giorni, che egli avrebbe più che volentieri evitato. 

Le mani libere del governatore

Una road map da rivedere e un direttore per corso Bramante da trovare. Non quel che si dice una passeggiata. Non facendo eccezione rispetto a tutte le altre, anche meno eclatanti, situazioni in cui si prospetta un passaggio di testimone, i nomi dei papabili non mancano. Quello dell’attuale direttore dell’Aso du Cuneo Livio Tranchida, già circolato per Azienda Sanitaria Zero e financo come possibile successore di Antonino Sottile alla direzione regionale, finisce anche stavolta nel novero anche se l’eventualità di restare pure stavolta dov’è e dove verrebbe “trattenuto” da più estimatori, sia in ambito sanitario che nel tessuto economico produttivo così come dalla politica, sembra alto.

Ad affacciarsi sarebbe il profilo, ampiamente collaudato anche in situazioni complesse, di Carlo Picco oggi al vertice dell’Asl Città di Torino. Uomo forte della Lega nella Sanità, ma anche con un posto nel board della Compagnia di San Paolo, Picco non sarebbe certo espressione di Fratelli d’Italia il partito dell’assessore, ma neppure un tecnico puro come Schael. Un ostacolo quello dei legami politici che non pare preoccupare affatto Cirio, intenzionato a prendere appunto in mano la situazione senza ecludere una scelta che peschi all'esterno del Piemonte, ma comunque in un percorso teso a evitare strappi, tantomeno vittime sacrificali. Certamente con le mani assai più libere rispetto agli alleati meloniani, dopo la fragorosa e un po’ rovinosa fuga in avanti del loro assessore. 

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