Sindone, Eucaristia e dottrina. Anche i dogmi diventano opinione
Eusebio Episcopo 07:00 Domenica 10 Agosto 2025Dalle polemiche sul telo custodito a Torino alle affermazioni di un prete che riduce il mistero eucaristico a semplice interpretazione simbolica: due episodi che mostrano il dilagare di confusioni teologiche, fino a gesti liturgici in contrasto con le norme canoniche
L’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, Custode pontificio della Sindone, ha criticato lo studio che ipotizza la formazione dell’immagine tramite un bassorilievo medievale. Ipotesi che è stata smentita dal Centro Internazionale di Studi sulla Sindone che ricorda come numerosi studi fisico- chimico abbiano escluso «l’origine pittorica o da contatto con un bassorilievo della reliquia». Nel comunicato il cardinale esprime «preoccupazione per la superficialità di certe conclusioni, che spesso non reggono ad un esame più attento del lavoro presentato» e ribadisce l’invito «a non perdere mai di vista la necessaria attenzione critica a quanto viene così facilmente pubblicato». Nella controversia si è inserito – e non poteva essere diversamente – l'“antisindonologo” per eccellenza e cioè lo storico Andrea Nicolotti il quale ha riconfermato l’opinione che la Sindone sia un reperto medievale in perfetto accordo con la famosa prova della radiodatazione al C-14 che ha datato il telo tra il 1260 e il 1390. Ma poiché l’arcivescovo auspica nuovi studi interdisciplinari, egli lo prende in parola e torna a richiedere che il Custode pontificio autorizzi nuovi accessi al reperto.
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Circola in rete un video in cui un sacerdote incardinato nella diocesi di Bergamo, , appartenente alla Congregazione dei Padri Sacramentini (Congregazione del Santissimo Sacramento), il cui carisma dovrebbe essere quello di promuovere il culto eucaristico, secondo il quale la transustanziazione non sarebbe nient’altro che un teoria perché – parole sue – «è vero che Gesù offre ai suoi il Corpo e Sangue ma in quella cena non è che hanno mangiato il Corpo di Gesù o bevuto il suo Sangue: pane e vino, dopo le parole di Gesù restano tali…». La presenza reale non sarebbe quindi che una fra le tante ipotesi sul significato da attribuire all’Eucarestia.
Guarda qua il video di don Locatelli
Peccato che la transustanziazione sia stata dogmatizzata dal Concilio di Trento nella XIII sessione del 1551, con queste parole: «Per la consacrazione del pane e del vino si opera una conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo Nostro Signore e di tutta la sostanza del vino nella sostanza suo Sangue. Questa conversione la santa Chiesa cattolica ha convenientemente e appropriatamente chiamata transustanziazione». Non è una teoria o una proposta accademica ma una verità di fede, almeno per chi voglia continuare a professarsi cattolico. Diversamente da don Luciano che afferma che «pane e vino restano tali», nel Credo del Popolo di Dio del 1968, San Paolo VI, ribadisce la dottrina cattolica della transustanziazione, definendola appunto come la conversione reale del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo realmente presente.
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Chi pensi che quanto affermato dal prete bergamasco sia una sua tesi o una sua opinione si sbaglia di grosso perché tale teoria è insegnata nei seminari e nelle facoltà teologiche d’Italia, compresa quella di Torino. I vescovi, naturalmente, fanno finta di niente, intervengono solo se si celebra in rito antico o si mette in discussione lo «spirito del Concilio», naturalmente il Vaticano II, che però, sul punto, ribadisce la dottrina di Trento. Ma per chi nega i dogmi c'è ampia tolleranza. I dogmi della Chiesa sono diventati, per alcuni, opzioni da riconsiderare. Ma allora che senso ha credere? Che senso ha trasmetterli? Perché Sacramenti, regole, Tradizione? La verità di Cristo non può essere riformata, deve essere accolta. Non si adatta allo spirito dei tempi, li attraversa. Il cristiano non modifica la Parola di Dio per adattarla alla sua esperienza ma si lascia trasformare da essa.
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Giorni fa alla Santa Casa di Loreto è comparsa nella processione d’ingresso, insieme ai celebranti, una gentile signora in camice e colletto, con ogni sicurezza una pastora luterana, che si è pure accomodata in presbiterio attorno all’altare e alla Preghiera eucaristica ha tranquillamente steso la mano. Si è trattato con ogni evidenza della commissione di uno di quelli che il diritto canonico qualifica come delicta graviora riservati al giudizio del Dicastero per la Dottrina della fede in quanto si è posta in essere una celebrazione eucaristica con un ministro di comunità cristiane che «non hanno la successione apostolica e non riconoscono la dignità sacramentale dell’ordinazione sacerdotale» (Cic, can. 908). Il punto è che ai vescovi del diritto non importa nulla e ancora meno dei delitti contro l’Eucarestia anzi, la confusione è ben accetta, perché permetterebbe di avanzare nel cammino ecumenico e costituirebbe una «spinta in avanti» verso l'unità.
In tal modo la Santa Messa diventa non un fine, ma semplicemente un mezzo da usare strumentalmente per raggiungere questa unità. Da tale grave delitto aveva messo in guardia Benedetto XVI nell’Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis (22 febbraio 2007), per cui «il rispetto che dobbiamo al sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo ci impedisce di farne un semplice mezzo da usarsi indiscriminatamente» in quanto «l’Eucarestia non manifesta solo la nostra personale comunione con Gesù Cristo, ma implica anche la piena comunione con la Chiesa. Questo è pertanto il motivo per cui chiediamo ai cristiani non cattolici di comprendere e rispettare la nostra convinzione che si rifà alla Bibbia e alla Tradizione».
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Sono solo due piccoli esempi tratti dalla cronaca ecclesiale di questi giorni di agosto ma che dicono come, nonostante Leone XIV, la deriva dottrinale e la confusione continuino senza che nessuno intervenga per porvi rimedio.


