FINANZA & POTERI

Mediobanca, Palenzona sul ring. Botte da orbi su Mps (e Generali)

Il Camionista di Tortona cerca di asfaltare chi "osa" allungare ombre sul passato di Piazzetta Cuccia ma soprattutto vuole regolare i conti con Nagel. Di cui aveva già chiesto mesi fa un passo indietro (sull'esempio dell'amato Maranghi). L'assemblea del 21 agosto

Piazza Affari è un ring incandescente, dove le pedine della finanza italiana si muovono senza esclusione di colpi. Al centro di questa partita c’è Mediobanca, stretta tra l’ambiziosa strategia del suo amministratore delegato Alberto Nagel e l’offensiva di Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps), sostenuta da un’alleanza potente che include il governo italiano, la famiglia Del Vecchio (tramite Delfin) e Francesco Gaetano Caltagirone. Ma a rendere il tutto ancora più vibrante è l’ingresso in scena di Fabrizio Palenzona, un colosso – non solo metaforico, con il suo 1,90 di altezza per oltre 150 chili – che con le sue mosse sta agitando l’aria attorno a Piazzetta Cuccia.

Nagel e l’Ops su Generali per resistere

L’assemblea di Mediobanca del 21 agosto 2025 sarà un crocevia decisivo. Nagel ha messo sul piatto un’operazione da 6,3 miliardi di euro per acquisire Banca Generali, con l’obiettivo di creare un polo nazionale di riferimento nel wealth management. Una mossa audace, non solo per crescere, ma per fortificare Mediobanca contro la scalata ostile di Mps. Tuttavia, il fronte interno è tutt’altro che compatto: circa il 40% del capitale, guidato da Delfin (famiglia Del Vecchio) e Caltagirone, che insieme pesano per il 30%, potrebbe opporsi o astenersi. Le critiche non mancano: Caltagirone, tramite il veicolo VM 2006, ha definito l’Ops una “delega in bianco”, denunciando gravi carenze informative. A sostenere Nagel restano un ristretto gruppo di azionisti storici (7-8%) e alcuni investitori istituzionali, ma il terreno è scivoloso.

Mps all’attacco: la scalata

Nel frattempo, l’Ops di Mps su Mediobanca avanza spedita. Avviata il 14 luglio 2025, con termine l’8 settembre, l’offerta ha già raccolto il 13,5% delle adesioni, secondo Borsa Italiana. Il conferimento di Delfin ha dato una spinta cruciale, e l’eventuale appoggio di Caltagirone potrebbe portare Mps vicino alla soglia del 35%, sufficiente per influenzare governance e assemblee. L’ad di Mps, Luigi Lovaglio, punta però più in alto, al 66%, un obiettivo ambizioso ma non impossibile, sfruttando le crepe tra i soci storici di Mediobanca. Delfin e Caltagirone, con partecipazioni anche in Generali e Mps, sono i veri burattinai di questa partita, capaci di muovere fili su più fronti.

Big Fabrizio ruggisce

A infiammare il dibattito è Big Fabrizio, il “Camionista di Tortona”, un soprannome che richiama il suo passato alla guida della Federazione Autotrasportatori Italiani e la sua imponente stazza fisica e politica. Con una carriera che spazia dalla Democrazia Cristiana alla Margherita, da Unicredit a Mediobanca, fino alla recente presidenza di Prelios, Palenzona è un veterano delle grandi manovre finanziarie. In un’intervista ad Affari & Finanza dello scorso aprile, ha lanciato un siluro contro Nagel, evocando il sacrificio di Vincenzo Maranghi, che si fece da parte per salvare Generali, considerato da Enrico Cuccia un asset cruciale per l’Italia. Palenzona, che di Maranghi è stato esecutore testamentario, ha invitato Nagel a seguire l’esempio, suggerendo un passo indietro per preservare l’indipendenza di Generali e favorire l’ingresso di un partner industriale – forse Unicredit – capace di stabilizzare la compagnia triestina. Non solo: Palenzona ha proposto che Mediobanca ceda parte del suo 13% in Generali, aprendo la strada a un azionariato più compatto e a una governance condivisa con le grandi famiglie imprenditoriali (Del Vecchio, Caltagirone, Benetton), finora tenute ai margini da Piazzetta Cuccia.

Una scelta di campo, che sembra strizzare l’occhio all’Ops di Mps e ai suoi alleati, che è alla base dello scontro epistolare, ingaggiato sulle pagine del Giornale, tra Palenzona e Paolo Panerai, direttore-editore di Milano Finanza. Dibattendo di vicende più o meno gloriose di Mediobanca del passato in realtà si è discusso dell’oggi, Palenzona accusa Panerai di “sviolinate” verso Nagel, quest’ultimo che gli rinfaccia il piano di “riscrivere la storia con le idee e non con i fatti”.

Un risiko tra potere e storia

La partita non è solo finanziaria, ma un intreccio di potere, politica e simboli. Nagel difende il ruolo storico di Mediobanca come baluardo di indipendenza della cosiddetta finanza meneghina, mentre Mps, con il sostegno del Tesoro e di azionisti pesanti, punta a ridisegnare gli equilibri, spostandone il baricentro su Roma. Palenzona, con la sua stazza e il suo carisma, si erge a critico di un sistema che, a suo dire, rischia di implodere sotto il peso di personalismi. La sua parabola, da sindaco di Tortona a protagonista della finanza nazionale, lo rende una voce autorevole, ma anche controversa, come dimostrano le sue recenti dimissioni dalla presidenza della Fondazione Crt dopo un anno turbolento, segnato da costi esplosivi e tensioni interne.

Mentre l’assemblea di Mediobanca si avvicina, il futuro di Generali e Piazzetta Cuccia è in bilico. Riuscirà Nagel a resistere, come il suo carattere combattivo suggerisce, o cederà alle pressioni, aprendo la strada a un nuovo assetto? E il Camionista di Tortona, con il suo peso – fisico e politico – avrà in canna altri colpi per influenzare il gioco? Una cosa è certa: questo risiko bancario è un duello, dove ogni mossa può cambiare il destino della finanza italiana.

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