CAPITALISMO MUNICIPALE

Torino punta al dominio di Iren: vertici sotto esame di Lo Russo

Grazie all'operazione di qualche mese fa ha scavalcato Genova ed è il primo socio della multiutility. Secondo voci emiliane l'inquilino di Palazzo Civico starebbe costruendo un asse con Palazzo Tursi per azzerare l'attuale prima linea. Tutti i nomi e le poltrone

Torino alza la posta in Iren, la multiutility energetica che unisce i principali Comuni del Nord-Ovest, e il sindaco Stefano Lo Russo non fa mistero delle sue ambizioni: pesare di più, a partire dalla composizione della prima linea di comando. Un’intenzione che, secondo indiscrezioni, avrebbe comunicato poco prima della pausa estiva alla nuova sindaca di Genova, Silvia Salis, ancora in fase di ambientamento a Palazzo Tursi. L’obiettivo è chiaro: sfruttare il sorpasso azionario di Torino su Genova, che ha perso il primato di primo socio, per ridisegnare gli equilibri di potere nella governance di Iren. E, stando a rumors emiliani, Lo Russo potrebbe addirittura spingersi a chiedere un azzeramento dei vertici, nonostante il recente rinnovo per il triennio 2025-2027.

Il sorpasso su Genova

La mossa di Torino si basa su un’operazione finanziaria di peso. A marzo 2025, la Città Metropolitana di Torino, presieduta dallo stesso Lo Russo, ha acquistato tramite la controllata Metro Holding Torino (MHT) 37.370.553 azioni di Iren, al prezzo di 2,221 euro ciascuna, per un totale di 83 milioni di euro. Con questa acquisizione, la quota di MHT è salita al 5,371%, rispetto al precedente 2,498%. Sommando questa partecipazione a quella del Comune di Torino, che attraverso la Finanziaria Città di Torino (FCT) detiene il 13,803%, Torino raggiunge complessivamente il 19,171% di Iren, superando il Comune di Genova, fermo al 18,85%. Seguono Reggio Emilia con l’11,65% e Parma con il 3,16%. Un sorpasso che non è solo numerico, ma strategico. Metro Holding e FCT hanno siglato un patto per muoversi unitariamente in Iren, consolidando il potere torinese. Più azioni significano maggiore influenza nelle decisioni, più peso nella nomina dei vertici e, potenzialmente, più poltrone per Torino e la sua area metropolitana.

Un’inversione di rotta rispetto al passato: nel 2014, la Provincia di Torino, allora guidata da Antonino Saitta, aveva venduto le sue azioni di Iren, ritenute estranee ai compiti dell’ente. Oggi, la Città Metropolitana le ricompra, in un’operazione che ricorda il “compra e vendi” del 2018 della sindaca Chiara Appendino, finito sotto la lente della Corte dei Conti.

Un asse con Genova? Rumors emiliani

Secondo fonti emiliane, Lo Russo starebbe lavorando per costruire un asse privilegiato con Genova, non tanto con la neo-sindaca Salis, ancora alle prime armi, ma con il suo vice Alessandro Terrile, uomo forte del Pd genovese, che gestisce le deleghe a Bilancio e Partecipate. Ex segretario provinciale e orlandiano di ferro, Terrile è una figura chiave per negoziare gli equilibri di potere. Ma a Reggio Emilia si teme che Torino voglia andare oltre: Lo Russo potrebbe chiedere un azzeramento dei vertici attuali, nonostante il recente rinnovo di aprile 2025, che ha già ridisegnato le responsabilità in base agli equilibri tra i soci.

La governance di Iren: un equilibrio precario

La governance di Iren è regolata da un patto parasociale tra i principali soci pubblici (Genova, Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Città Metropolitana di Torino), governato dal Comitato di Sindacato composto dai sindaci di Genova, Reggio Emilia e Torino. L’ultima versione del patto, approvata nel 2024, ha introdotto il rinnovo tacito triennale (salvo disdetta entro 180 giorni dalla scadenza) e ha sancito la primazia di Torino, con FCT Holding Spa designata come mandataria di Metro Holding Torino. Un atto che ha certificato il ruolo di Torino come socio di riferimento.

Attualmente, la prima linea di comando vede Luca Dal Fabbro, in quota Torino, come presidente “esecutivo” con un portafoglio di deleghe di peso: Comunicazione, Relazioni Esterne, Internazionalizzazione, Public Affairs, Progetti Strategici, Affari Regolatori, Innovazione, Finanza e Investor Relations. Un ruolo rafforzato rispetto al passato, che ha ridimensionato l’amministratore delegato Gianluca Bufo (quota Genova), a cui restano le unità di business, Amministrazione, Finanza Ordinaria, Controllo e Affari Legali. Il vicepresidente Moris Ferretti (Reggio Emilia) gestisce invece Affari Societari, Csr, Comitati Territoriali, Personale e Organizzazione. Tutti e tre, per la prima volta nella storia di Iren, sono anche dirigenti, un assetto nato per tamponare l’emergenza dovuta all’arresto di Paolo Emilio Signorini, ex ad scelto da Genova, ma diventato definitivo con l’ascesa di Torino.

Lo Russo, “dominus” in pectore?

Secondo indiscrezioni, Lo Russo starebbe valutando di spingere per un nuovo ad con poteri pieni, una mossa che potrebbe ridimensionare ulteriormente Genova e Reggio Emilia. Fonti vicine a Palazzo Civico ritengono che difficilmente il nome possa essere quello di Dal Fabbro, ma il messaggio è chiaro: Torino vuole contare di più. A conoscenza di questa strategia sarebbe Gianni Maria Stornello, classe di ferro 1940, commercialista di “sistema” Pd, vicino all’entourage del sindaco e presente nei collegi sindacali di Iren Energia, Barricalla e Finpiemonte Partecipazioni. Stornello avrebbe riferito in colloqui riservati l’intenzione di Lo Russo di diventare il “dominus” di Iren.

Nomine e “spartingaia”: Torino fa man bassa

Non che Torino conti poco oggi. Anzi, nelle nomine Lo Russo ha già fatto il pieno. Il Consiglio di amministrazione della capogruppo riflette la classica “spartingaia” tra i soci, con un mix di campanilismi e lottizzazioni politiche. Oltre a Dal Fabbro, troviamo Moris Ferretti (Reggio Emilia, Pd), Gianluca Bufo (Genova, voluto da Bucci), Sandro Mario Biasotti (quota Genova, in sostituzione del segretario generale della Regione Liguria Pietro Paolo Giampellegrini, ex senatore di Forza Italia, già presidente della Regione Liguria per il centrodestra, ultimo colpo di coda di Bucci-Piciocchi), Cristina Repetto (top manager genovese, senior partner di Allianz Bank Private e consigliera d’amministrazione di Porto Antico), Paola Girdinio (Genova, docente universitaria che ha sostituito Signorini), Francesca Culasso e Giuliana Mattiazzo (entrambe Torino, accademiche), Patrizia Paglia (Torino, Confindustria Canavese), Elisa Rocchi (Reggio Emilia), Giacomo Malmesi (Parma), Stefano Borotti (Piacenza, direttore di Unicoop), Davide Piccioli (La Spezia) ed Elisabetta Ripa e Daniele De Giovanni (fondi di investimento).

Anche nelle società operative, Torino si è assicurata posizioni chiave. In Iren Ambiente, Enzo Lavolta (ex assessore di Piero Fassino e sfidante di Lo Russo alle primarie) è presidente, affiancato da Eugenio Bertolini (Reggio Emilia) e Stefano Borotti (Piacenza). In Iren Energia, Cristina Battaglia è presidente e Giuseppe Bergesio (Torino) è confermato ad. In Iren Mercato, Luigino Montarsolo (Genova) è presidente, ma Giulio Prando (commercialista studio Bava di Torino) entra nel board. In Ireti, Giacomo Malmesi (Parma) è presidente e Fabio Giuseppini (Genova) ad, con l’ingresso di Ettore Bompard (professore del Politecnico di Torino).

Pure nelle controllate, Torino domina: Paola Bragantini (ex parlamentare e segretaria provinciale Pd) presiede Amiat dove ha piazzato pure Enrico Clara come ad al posto di Gianluca Riu, che era in quota Reggio Emilia e nel cda Michele Paolino (ex capogruppo Pd) e nel cda di Asm Vercelli, la multiutility vercellese anch’essa sotto l’orbita di Iren. Alessandro Battaglino alla presidenza di Trm, la società che gestisce l'inceneritore, controllata da Iren Ambiente. Luca Cassiani, l’ex consigliere regionale del Pd non più riconfermato in Fct ma dirottato su una controllata del gruppo Iren (dal 18 aprile è presidente di Iren Green Generation).

Nei collegi sindacali, l’influenza torinese si consolida con professionisti legati agli studi di Luigi Tealdi e Davide Di Russo, in un intreccio di nomine che collega via San Quintino, via Milano e corso Inghilterra.

Gioco di potere ad alto rischio

Lo Russo sembra avere le carte in regola per imporre la sua visione, ma la partita non è priva di rischi. Un azzeramento dei vertici potrebbe inasprire i rapporti con Genova e Reggio Emilia, mettendo a dura prova il patto parasociale. Inoltre, la gestione delle nomine, pur consolidando il potere torinese, riflette un sistema che potrebbe attirare nuove e sgradite attenzioni. Inoltre, essendo una quotata in Borsa tutta la materia va maneggiata con estrema cautela. Resta da vedere se Lo Russo riuscirà a trasformare Torino nel “dominus” di Iren senza incrinare gli equilibri di una multiutility che, per sua natura, vive di delicati compromessi tra i soci.

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