Dolci evasioni, incassi amari: così lo Stato perde miliardi
14:47 Lunedì 25 Agosto 2025Le politiche fiscali ripetute negli ultimi anni, in particolare quelle promosse da Salvini, hanno fatto sì che su 72,3 miliardi accertati nel 2024 siano stati incassati appena 12,8. Trasformando le cartelle esecutive in un flusso di riscossione quasi inesistente
In Italia, gran parte dell’evasione scoperta resta sulla carta, come se lo Stato fosse condannato a inseguire fantasmi fiscali. Solo il 17,7% degli importi accertati si traduce in incassi effettivi: su 72,3 miliardi scoperti nel 2024, appena 12,8 miliardi sono stati effettivamente versati. Peggio ancora va con le cartelle esattoriali vere e proprie, le iscrizioni a ruolo, dove su 40,7 miliardi accertati solo 1,3 miliardi sono stati pagati, pari al 3,1%. La Corte dei Conti osserva che questo fenomeno è altamente probabile conseguenza di aspettative consolidate di successive rottamazioni o della convinzione di poter eludere l’azione esecutiva. È proprio in questo contesto che le varie rottamazioni (nei fatti condoni mascherati) promosse da Matteo Salvini negli ultimi anni hanno inciso pesantemente sulla capacità dello Stato di incassare l’evasione, alimentando l’idea che gran parte dei debiti fiscali possa essere sanata senza conseguenze.
Il quadro dei controlli sulle dichiarazioni dei redditi del triennio 2019-2021 conferma la gravità della situazione. Per le persone fisiche, nel 2021 sono state inviate 2,1 milioni di comunicazioni di irregolarità per un totale di 4,5 miliardi, ma i versamenti concreti si sono fermati a 448 milioni, meno del 10 per cento. L’iscrizione a ruolo ha riguardato circa 2,7 miliardi, pari al 61,27% dei tributi evasi. La situazione delle società di persone non è migliore: pur avendo versato spontaneamente il 60% del dovuto, sulle rimanenti posizioni sono state inviate 52mila comunicazioni per 53 milioni, ma solo 4,5 milioni sono stati effettivamente versati e il restante 91,83% degli importi irregolari è finito a ruolo. Le società di capitali, pur registrando un tasso di regolarità del 93,7% per il 2021, hanno visto contestazioni per 2,1 miliardi, di cui solo il 9,63% è stato versato.
Le irregolarità sull’Iva confermano la tendenza: 1,4 milioni di comunicazioni per 9,6 miliardi contestati, con versamenti per appena 1,7 miliardi, pari al 17,26%, mentre a ruolo sono finite cartelle per 5,7 miliardi. Nel triennio 2019-2021, sui 30 miliardi contestati, soltanto 5,2 miliardi risultano versati. La Corte dei Conti sottolinea come mediamente le riscossioni a seguito di comunicazioni di irregolarità costituiscano poco più del 16% del totale richiesto, evidenziando l’alta probabilità che la scarsità dei versamenti sia legata alle aspettative di future rottamazioni o condoni.
L’effetto di queste politiche sulle casse dello Stato è evidente. Ogni nuova rottamazione, ogni condono più o meno palese, contribuisce a consolidare la convinzione che la mancata regolarità possa essere sanata senza conseguenze, riducendo drasticamente l’efficacia della riscossione e lasciando gran parte delle cartelle inevase. Il risultato è che le risorse derivanti dall’evasione accertata si riducono a una frazione minima di quanto dovuto, compromettendo la capacità dello Stato di finanziare politiche pubbliche e di garantire equità fiscale.



