POLITICA & SANITÀ

Schael, ultimo atto: "Alla Città della Salute serve ancora un commissario"

A poche ore dalla nomina di Tranchida, il manager tedesco ricorda tutte le ragioni del commissariamento: criticità su bilanci e libera professione destinate a durare anni. Valle (Pd): "L'assessore Riboldi spieghi perché dopo solo cinque mesi un direttore"

«Considerato che non sono pervenuti né nuovi indirizzi né contestazioni sull’operato dello scrivente commissario, si procede con le azioni già previste». Sembra surreale la chiosa della lettera che Thomas Schael invia al direttore della Sanità Antonino Sottile e a quello della giunta regionale Paolo Frascisco poche ore prima che Alberto Cirio riunisca la giunta proprio per “licenziare” der Kommissar e nominare un direttore generale alla Città della Salute di Torino.

Surreale, ma forse non del tutto. In quelle sei pagine della "Relazione sullo stato del commissariamento della Città della Salute" fitte di citazioni di atti, la lettera appare oggi come un vero e proprio congedo del manager tedesco voluto dall’assessore Federico Riboldi a dispetto dei santi e dei baroni, dopo essersi scontrato a muso duro con l’Università e, a meno di cinque mesi aver invertito la rotta silurando l’uomo d’ordine che aveva interpretato troppo alla lettera il suo ruolo.

Sei pagine in cui Schael non solo ricorda tutti i motivi, ben esplicitati nella delibera dello scorso 23 dicembre, per cui Riboldi ritenne indispensabile commissariare la Città della Salute anziché affidarne la guida a un direttore generale, come era stato fino ad allora con Giovanni La Valle. Ragioni concrete e pesanti, tali da richiedere una procedura straordinaria quale il commissariamento. Perché, se così non fosse, e la decisione assunta allora fosse stata dettata solo dall’esigenza di aggirare il veto dell’Università su Schael, la questione prenderebbe un crinale a dir poco sdrucciolevole. Certo, il niet dell’ateneo ha pesato, ma non è pensabile che le ragioni messe in un atto ufficiale non fossero e non siano tuttora più che solide.

Qui sta lo snodo, o il garbuglio, che emerge chiaramente dalla lettera del commissario e che viene evidenziato anche dal vicepresidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris, Daniele Valle (Pd), il quale chiede all’assessore di «spiegare perché prima si è preferito un commissario a un direttore e perché si è scelto Schael anziché cercare subito un accordo con l’Università». L’esponente dem nel sollecitare l’informativa afferma che «qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di aver gettato nel caos la più grande azienda sanitaria piemontese».

Nelle sei pagine in cui si ripercorre l’attività svolta e quella prevista per il prosieguo di una fase commissariale addirittura stimata in cinque anni Schael approfondisce temi come «il consolidamento e l’implementazione del piano di rientro della Città della Salute» o la questione più dibattuta e fonte di contrasti: la libera professione dei medici dipendenti svolta in strutture private. Il commissario «ribadisce di non aver mai inteso introdurre un blocco e di fatto non l’ha mai bloccata», ma ricorda anche come l’87% dell’attività intramoenia risultasse svolta “allargata”, ovvero in cliniche o studi privati.

A Sottile e Frascisco l’ancora per poche ore commissario relaziona senza tralasciare la questione aperta con alcune cliniche, tra cui la Fornaca «ove gravita la maggior parte dei professionisti dell’azienda (…) e che presenta un delicato problema riguardo ai flussi finanziari pregressi, risultando all’inizio della verifica un debito verso l’azienda di circa 2,7 milioni». Non manca la spinosa questione del bilancio 2024, ancora in attesa di approvazione. «Le criticità del bilancio 2024 da approvare – si legge nella lettera – a partire dalla libera professione entro fine settembre-inizio ottobre, con l’aiuto dell’advisor, saranno comunque riportate nel bilancio 2025».

Insomma, l’intenzione del commissario non era di non firmare, ma di mettere nero su bianco eventuali presunte irregolarità, su cui per il passato la Procura ha aperto un’inchiesta conclusa con numerose richieste di rinvio a giudizio per ex direttori e dirigenti. L’attività della magistratura torna in più passaggi della relazione, così come il ruolo della Corte dei Conti, dinanzi alla quale si esplicitò l’impegno di affidarsi a un advisor, cosa che Schael ha fatto provocando forte irritazione al grattacielo. Non a caso, ancora il Pd con Valle chiede a Riboldi «quale posizione ha l’assessorato rispetto alla consulenza sui bilanci arretrati», riferendosi proprio all’advisor.

In tutto questo, e ben prima della conclusione delle sei pagine arrivate ieri ai due direttori regionali, il manager con le valigie pronte scrive che «le condizioni per il commissariamento persistono per almeno due anni», riferendosi alle «particolari criticità per la gestione della libera professione», e «almeno per tre anni per la realizzazione del piano di efficientamento». Schael, seguendo lo schema indicato nella delibera di dicembre, aggiunge pure che «si conferma la necessità di tutto il periodo di cinque anni per rimuovere le criticità e consolidare il piano di rientro».

Tra poche ore la giunta nominerà Livio Tranchida direttore generale, mettendo fine a una vicenda partita non bene, finita malissimo e gestita altrettanto. Che poi il benservito a Schael equivalga alla soluzione di tutti i problemi nessuno può razionalmente pensarlo. Così come è illusorio supporre che la relazione del manager tedesco sia l’ultimo atto di una vicenda da archiviare in fretta. Passando, come se nulla fosse, dall’inderogabile necessità di commissariare la più grande azienda ospedaliera a un ritorno alla normalità, senza che neppure una delle ragioni a sostegno della prima sia venuta meno.

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