Cairo, batti il cinque
11:48 Martedì 26 Agosto 2025
Dicono che… il regalo per il “presiniente” Urbano Cairo, prossimo a spegnere venti candeline sulla torta granata, sia già bello che pronto: una manita servita a San Siro e una tifoseria furibonda pronta a fargli da coro funebre, altro che “tanti auguri”. “Venti anni da presidente? Venti anni da presiniente, e sempre con la stessa minestra riscaldata” sibila il solito malfidato davanti al bancone del Norman, mentre sfoglia sconsolato le cronache di Inter-Toro.
Marco Baroni, arrivato per dare una scossa, sembra già in corto circuito: cinquanta giorni di panchina e i tifosi lo hanno incluso nel pacchetto degli insulti insieme al principale azionista del nulla. «Aziendalista, certo. Ma qui l’azienda è un discount del pallone: difesa da horror, mercato da sagra paesana e la solita promessa di “alzare l’asticella” che finisce sempre per colpire gli stinchi dei tifosi» ghigna un altro.
Il copione è vecchio: Inter ingiocabile? Vero. Ma “pure una squadra di C non ci avrebbe fatto meno male” commentano. E il precampionato? Roba inutile, a giudicare dalla difesa: Coco, che se non fa la frittata non dorme; Masina travestito da centrale; Biraghi più buono per la bocciofila che per la fascia; Lazaro arretrato esperimento da laboratorio; Pedersen un quiz irrisolto ma almeno ci mette cuore.
“Qui servono giocatori veri, non le figurine Panini che piacciono a Urbano” spara il più cinico. Ma il calendario non perdona: Fiorentina, Roma, Atalanta, Parma, Lazio, Napoli, Genoa, Bologna, Pisa e il derby. Baroni rischia di saltare prima della torta se non svolta, e qualcuno già ricorda che Vanoli ha ancora un contratto valido.
La “manita” milanese dovrebbe essere una sveglia. Ma con Cairo al timone, vent’anni di promesse e zero ambizioni, il popolo granata sa già come va a finire: “Altro che festa, qui si spegneranno solo le speranze” conclude il veterano della Maratona, chiedendo un altro caffè. Amaro, ovviamente.


