ECONOMIA DOMESTICA

Ex Ilva, sei offerte e l'ipotesi spezzatino. Marcegaglia guarda a Genova e Novi

A farsi avanti per l'intero colosso siderurgico il consorzio azero-statunitense Baku Steel Compani, il fondo Usa Bedrock e l'indiana Jindal Steel. Tre i possibili acquirenti italiani, ma solo per alcuni asset. Oltre a Mercegaglia, anche Eusider e Sideralba

Vendita in blocco come ancora auspica il Governo, oppure lo spezzatino che resta comunque un’ipotesi sul tavolo? Il destino dell’ex Ilva è ancora incerto, così come l’esito della procedura di vendita riaperta dai commissari Giovanni FioriGiancarlo Quaranta e Davide Tabarelli che prevede offerte entro metà settembre. 

Ad oggi a farsi avanti sono sei gruppi. Tre puntano all’intero colosso siderurgico e sono Baku SteelJindal e Bedrock. Gli altri tre mirano a singoli asset ed è il caso di SideralbaEusider Marcegaglia. E proprio su quest’ultimo si concentra l’attenzione, e forse le speranze, per quanto concerne gli impianti situati nel Nord, in particolare quello di Novi Ligure e di Genova Cornigliano

Al momento si tratta di manifestazioni di interesse, peraltro non nuove, che dopo la metà di settembre saranno esaminate dai commissari pronti ad avviare trattative sulla base di due criteri, ovvero il livello di produzione e il mantenimento di dipendenti in numero superiore a quello attuale. Nelle offerte, i proponenti debbono però indicare anche i tempi per le decarbonizzazione e le garanzie rispetto a occupazione e impatto ambientale.

Fin d’ora appare comunque chiaro che l’attenzione del gruppo Marcegaglia sarebbe proprio per Novi Ligure e Cornigliano in una prospettiva di integrazione con l’impianto francese di Fos sur mer alla foce del Rodano. Né sorprende questo interesse visto che già in passato il gruppo dell’ex presidente di Confindustria aveva mostrato più di un’attenzione per l’impianto piemontese e, prima del blocco delle procedure a causa dell’intervento della magistratura dopo l’incendio all’altoforno di Taranto, erano stati chiari i segnali in tal senso con una visita allo stabilimento di Novi Ligure.

Per Marcegaglia, come per Eusider che conta 14 aziende nel settore della trasformazione dell’acciaio e così pure per Sideralba il discrimine sta proprio nell’eventualità o meno di spacchettare l’ex Ilva oppure no. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso è tornato a ribadire che “non è previsto alcun spezzatino”, anche se per poi aggiungere che “si potrà anche valutare la possibilità di realizzare due diversi investimenti uno per l’area Nord e l’altro per Taranto. Ipotesi – ha specificato – che potrà essere presa in considerazione solo nel caso in cui garantisse risultati migliori in termini produttivi e occupazionali”. 

Va aggiunta l’ulteriore variabile, ovvero l’eventualità che lo spezzatino possa avvenire dopo la cessione a uno dei tre gruppi internazionali fattisi avanti, ai quali potrebbero aggiungersene altri da qui al 15 settembre. Nel frattempo sul fronte sindacale FimFiom e Uilm hanno organizzato per venerdì una giornata di incontri con i gruppi parlamentari, “volta a mantenere alta l’attenzione sulla vertenza e a ribadire la necessità di garantire l’occupazione, la continuità produttiva e un piano di rilancio industriale e ambientale". Un’altra data di un percorso ancora pieno di incognite è quella del 2 settembre. Martedì, infatti, il ministro Urso sarà a Genova in concomitanza con la conclusione del tavolo tecnico sull'ipotesi di realizzare a Gioia Tauro il polo del DRI. “Poi – ha annunciato Urso – riprenderemo i lavori del tavolo Taranto per l'accordo di programma interistituzionale sul piano di piena decarbonizzazione. Se Taranto non darà il consenso alla nave rigassificatrice, dovremo prenderne atto e valutare insieme come gestire l'impatto occupazionale sul territorio. II percorso è difficile – ha ammesso il ministro - ma noi non molliamo, perché la siderurgia è a fondamento dell'industria”. 

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