L'autunno del nostro scontento
Juri Bossuto 07:30 Giovedì 28 Agosto 2025
Il mese di agosto, tradizionalmente dedicato alla pausa estiva, non ha fatto sconti all’umanità, anzi in ogni suo giorno ha voluto ricordare che non basta chiudersi la porta di casa alle spalle per allontanare i drammi della guerra.
I conflitti bellici, infatti, sono proseguiti anche nel periodo dell’anno in cui trionfa la spensieratezza, così come nello stesso istate in cui gli italiani erano impegnati a noleggiare costosi lettini, con ombrellone in riva al mare, la miseria e le bombe causavano la morte, ovunque nel mondo, di tanti bambini.
È recente la notizia del bombardamento israeliano che ha colpito violentemente un ospedale a Gaza, causando numerosi morti tra le fila di medici, pazienti e giornalisti. Le scuse ufficiali, con cui il governo sionista ha indicato un drammatico errore, non riguardano tutte le altre strutture ospedaliere crollate nell’ultimo anno sotto il fuoco dell’artiglieria e dei bombardieri di Netanyahu. Case distrutte e cliniche rase al suolo sono gli effetti della guerra che a Gaza non risparmia neppure i civili infermi.
Oramai i nostri occhi si sono abituati alle immagini televisive che fissano sullo schermo i corpi avvolti nei teli bianchi forniti dai becchini: infinite file di fagotti, ben allineati, tra cui spiccano quelli più piccoli, ossia i “sacchi per corpi” destinati ai cadaveri dei bambini. La guerra non ci turba più, e riusciamo a convivere con essa affidando alla spensieratezza estiva il compito di rimuovere, dalla nostra mente, la catastrofe generata dai nuovi nazionalismi.
Sull’altro fronte invece, quello russo-ucraino, assistiamo altrettanto impassibili a un’Europa che è in guerra senza esserlo ufficialmente, poiché impegnata a perseguire una vittoria (pagata con il sangue di giovani appartenenti a entrambi gli schieramenti) a cui gli Stati Uniti di Trump hanno rinunciato da tempo. Il programma strategico della Commissione Europea ha ormai accantonato definitivamente il “Green Deal”, per puntare invece sull’ampliamento dei propri confini occidentali, nonché sulla possibilità di posizionare batterie missilistiche nucleari a due passi da Mosca (opzione ad altissimo impatto ambientale).
Gli ospiti (paganti) degli stabilimenti balneari leggono, generalmente, riviste di cronaca rosa, rinunciando a porsi domande su chi davvero regga le sorti del Vecchio Continente. Allo stesso tempo, in riva al mare, difficilmente sorgono dubbi riguardo alla coerenza di leader che vincono le elezioni grazie a programmi rinnegati dopo il loro ingresso nella stanza dei bottoni. Capi di governo impegnati a realizzare solamente i progetti paralleli, molto diversi da quelli presentati ai propri sostenitori, dettati da quelle stesse lobby economico finanziarie che tirano le fila della politica.
Lo scenario che ci attende nel mese di settembre è quello di un’Europa sospesa tra l’incontenibile voglia di potere che anima la galassia dei partiti appartenenti all’area dell’estrema destra, compagini spesso intrise di sentimenti nostalgici neonazisti, e il susseguirsi di esecutivi (dai labour inglesi ai verdi tedeschi, passando per il centrodestra del Parlamento di Strasburgo) abbracciati mortalmente a manager che nulla hanno a che fare con le comunità territoriali costituenti lo Stato.
Il Cancelliere tedesco Merz ha modificato la Costituzione “pacifista” repubblicana grazie ai voti di un Parlamento non legittimato dal popolo, poiché decaduto in seguito alle elezioni; Il Presidente francese Macron si appresta a tagliare 44 miliardi di euro destinati alla spesa pubblica, mantenendo però intatto l’impegno bellico a sostegno di Kiev e consegnando la nazione a un prossimo governo di ultradestra; il premier inglese Starmer (laburista) guida il gruppo di “Volenterosi” a sostegno di Zelensky, ma scorda di dare gambe al programma sociale che ha consentito al suo partito di vincere la difficile competizione elettorale del 2024: una bizzarra gara al massacro e una corsa forsennata in direzione del pulsante che da inizio alla Terza guerra mondiale.
Infine, per quanto riguarda il nostro Paese, e soprattutto il nostro Governo, non c’è molto da aggiungere se non un semplice invito a tener d’occhio le bollette autunnali, i prezzi sugli scaffali dei generi di prima necessità e le buste paga, oppure i cedolini della pensione Inps: cartine tornasole di un disastro collettivo in atto.
Buon rientro e felice autunno.


