LA SACRA RUOTA

Stellantis cambia facce (e toni) per far dimenticare Tavares

Elkann mette mano a relazioni e comunicazione. Dentro Pinzoni, avvocato con pedigree istituzionale, e la conferma di D'Amico. Dietro le quinte il "consigliori" Vella. Obiettivo: pace con Meloni e ripulire l'immagine offuscata dall'inchiesta torinese

La metamorfosi di Stellantis non riguarda soltanto modelli e batterie: a cambiare è la macchina del potere, quella che decide chi parla con chi e – soprattutto – come. La multinazionale nata dal matrimonio franco-italiano fra Fca e Psa ha rimesso mano agli assetti di Corporate Affairs e Comunicazione in Italia, due leve delicate finite nel mirino diretto di John Elkann, deciso a blindare i rapporti con il governo Meloni e a mettere una pietra tombale alle frizioni dell’era Carlos Tavares.

Pinzoni, il nuovo ambasciatore

La novità più vistosa porta il nome di Paolo Pinzoni, chiamato a guidare le Relazioni Istituzionali per l’Italia. Bocconiano, formazione giuridica, un passato da avvocato e un master alla Sioi di Roma, Pinzoni ha messo insieme esperienze che vanno dalla Regione Lombardia ai tempi del leghista Roberto Maroni al Ministero delle Politiche Agricole quando il dicastero era retto dal Pd Maurizio Martina (oggi vicedirettore generale della Fao), fino all’approdo in Vodafone come head of public affairs, foundation and sustainability. Adesso si troverà a rappresentare Stellantis davanti a istituzioni e pubbliche amministrazioni, con linea di comando che porta a Christoph Hinrichsen, vice president public affairs Enlarged Europe, e alla regìa parigina di Marion Beyret, senior vice president public affairs e communications. Obiettivo? Costruire ponti d’oro con la politica italiana, dopo anni di rapporti a dir poco burrascosi.

D’Amico, la continuità della parola

Sul fronte media nessun ribaltone: Claudio D’Amico resta al timone della Comunicazione Corporate e Prodotto. Quarant’anni di giornalismo, venti all’Ansa (anche da capo redazione Piemonte), dal 2010 in Fiat e poi lungo la traversata Fca-Stellantis. Adesso riporta ad Alessandro Nardizzi, vicepresidente comunicazione Enlarged Europe, sempre sotto il cappello della stessa Beyret. Una conferma che vale come garanzia di memoria storica e conoscenza delle dinamiche italiane. In un mondo dove la comunicazione è un campo minato, D’Amico è la bussola che Stellantis non vuole perdere.

Italia resta la “culla”

“La nostra organizzazione rafforzerà il posizionamento in Italia, culla storica e mercato principale per l’azienda”, ha scandito Marion Beyret. Non solo fabbriche e concessionarie: qui batte ancora il cuore simbolico dei marchi Fiat, Maserati, Lancia e Alfa Romeo. Un messaggio indirizzato a politica e stakeholder, in un passaggio in cui Stellantis deve moltiplicare sponde e ridurre attriti.

Dopo la Poggio, la svolta Elkann

A fare rumore, in realtà, è stata l’uscita nei mesi scorsi di Daniela Poggio, voluta da Tavares e ritenuta corresponsabile della “catastrofe” parlamentare del ceo portoghese lo scorso ottobre. Poggio, curriculum di peso (Vodafone, Goodyear, Sanofi, Angelini Pharma), non è riuscita a intavolare rapporti distesi con Palazzo Chigi e con la maggioranza di centrodestra. Per Elkann la rottura con quel metodo era obbligata: via la linea dura, dentro la ricerca di una sintonia con Meloni e i suoi ministri.

Il “consigliori” Vella

Qui entra in scena Antonio Vella, ex Eni, già Campus Bio-Medico di Roma, passato in Comin&Partners, una delle più potenti agenzie di comunicazione italiane, partner stabile di Stellantis, che tra l’altro cura il “Forum in Masseria” di Bruno Vespa, in cui sono di casa ministri come Salvini, Tajani, Fitto, Calderone, Pichetto Frattin, Nordio, Lollobrigida, Schillaci, Piantedosi e Urso. E la stessa Giorgia Meloni. Economista con master in relazioni istituzionali, specializzato in intelligence economica, da giugno, Vella segue trasversalmente le relazioni esterne di tutto il gruppo – da Gedi a Exor – e ha orchestrato l’audizione del rampollo Agnelli in Parlamento lo scorso marzo, trasformandola in un trionfo personale per il presidente di Stellantis. Un successo che ha messo una pezza al disastro di Tavares e ha dimostrato che Vella sa come muoversi nei corridoi del potere.

Il convitato di pietra: l’inchiesta torinese

La mossa di Elkann non è solo un restyling aziendale, ma un tentativo di rifarsi l’immagine in un momento delicato. Il presidente di Stellantis è alle prese con l’inchiesta penale di Torino, nata da una denuncia della madre Margherita, che lo vede indagato insieme ai fratelli Lapo e Ginevra per frode fiscale e truffa ai danni dello Stato sulla successione della nonna, Marella Caracciolo. Un’ombra pesante che Elkann vuole scrollarsi di dosso, anche attraverso una nuova sintonia con il governo Meloni. La scelta di Pinzoni, D’Amico e Vella è un investimento su figure di spessore, capaci di navigare le acque agitate della politica e della comunicazione, con l’obiettivo di ricucire strappi e costruire un dialogo più fluido con Roma.

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