Campo largo unito, ma i cattolici sono altrove

Giorgia Meloni ha riscosso molti applausi, ed ovazioni, al recente Meeting di Comunione e Liberazione. E, forse per la prima volta dopo il voto del settembre del 2022 che ha segnato la vittoria del centro destra e la sua ascesa a Palazzo Chigi, si è anche riacceso il dibattito sulla cosiddetta “simpatia” dei cattolici italiani nei confronti della politica e, di conseguenza, dei vari partiti. Ma, al di là dell’intervento della Premier a Rimini e della simpatia – o meno – che può suscitare in alcuni settori della galassia cattolica contemporanea, quello che non può passare sotto silenzio rispetto ad un passato anche solo recente, è il distacco e la lontananza dell’attuale schieramento di sinistra da tutto ciò che è seppur solo lontanamente riconducibile all’esperienza, alla cultura, alla tradizione e alla stessa prassi del cattolicesimo politico italiano. E lo dico nel pieno rispetto di tutti gli amici che continuano ad impegnarsi nel Pd della Schlein.

Ma è indubbio, nonché quasi oggettivo, che l’attuale coalizione di sinistra e progressista è quasi radicalmente alternativa a tutto ciò che sa di cultura politica, e storica, dei cattolici italiani. E lo dico, sia chiaro, nell’altrettanto pieno rispetto del profilo politico, della natura culturale e dei contenuti programmatici del cosiddetto “campo largo”. Ma è un fatto che le attuali tre sinistre che dettano l’agenda politica e programmatica alla intera coalizione sono sostanzialmente estranee ed esterne a quei temi che abbiamo – per fare un ultimo esempio – sentito risuonare nei giorni del Meeting di Rimini. Dopodiché, com’è altrettanto ovvio, tutti sappiamo che nell’area cattolica italiana ci sono molte e diverse sensibilità culturali, etiche e politiche che portano molti cattolici a riconoscersi anche nella sinistra più estrema e più lontana dai valori e dai principi che storicamente hanno accompagnato le multiformi espressioni del cattolicesimo politico italiano, almeno dal secondo dopoguerra in poi. Una diversità che conferma, comunque sia, il pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani.

E, per fermarsi all’attualità e alle ultime vicende legate alla costruzione della coalizione progressista nelle varie regioni che andranno al voto, non possiamo non evidenziare che i cattolici, e di tutte le parrocchie come si suol dire, sono e restano un corpo estraneo di fronte alla sinistra massimalista e radicale della Schlein, alla sinistra populista e demagogica dei 5 stelle e a quella estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis. Come, del resto, sono e restano del tutto estranei ed esterni al sovranismo populista della Lega di Salvini. Anche perché, come è sotto gli occhi di tutti, l’agenda politica viene dettata da un partito – i 5 stelle di Conte – che rappresentano l’esatta alternativa di tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile alla tradizione e alla cultura del cattolicesimo politico italiano.

Per queste ragioni, semplici ma oggettive, il tema della presenza dei cattolici nell’attuale geografia politica italiana, è destinato ad assumere una nuova prospettiva di fronte al profondo cambiamento delle forze politiche in campo.

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