POLITICA & SANITÀ

Piano sociosanitario, alert Lega: "Nessuna cambiale in bianco"

Dal partito di Salvini chiari messaggi a Fratelli d'Italia: "La giunta non espropri le prerogative del consiglio". A giorni le prime audizioni nella commissione presieduta da Icardi. "Quelli di Riboldi sono semplici incontri". Previste profonde modifiche al testo

“No intramoenia, no piano sanitario”. Scherza giocando su una vecchia pubblicità Luigi Icardi per lanciare un avvertimento agli alleati di maggioranza e in particolare ai Fratelli d’Italia. Ma quello che indica la volontà del presidente della commissione Sanità di vedere completato con l’approvazione del regolamento l’iter della sua legge sulla libera professione prima dell’avvio delle consultazioni sul piano sociosanitario è solo il primo e neppure il più forte dei messaggi che la Lega ha in serbo per il principale azionista di maggioranza. E non sembra scherzare affatto.

Le conferme della linea che il partito di Matteo Salvini intende tenere su un tema cruciale per la giunta di Alberto Cirio qual è il fin troppo atteso strumento di programmazione sanitaria non tarderanno a mostrarsi. Nella riunione dei capigruppo, fissata per mercoledì prossimo, sarà definito il calendario del lavoro delle commissioni con le relative priorità. Per quanto concerne l’organo presieduto dall’ex assessore leghista alla Sanità sono le audizioni proprio sul piano sociosanitario a rappresentare il tema principale, ma anche quello potenzialmente fonte di tensioni all’interno della maggioranza.

Scongiurato, per lo stesso intervento diretto del governatore, il tentativo dell’assessore Federico Riboldi di ridurre i tempi per l’approdo in aula del testo, la ripresa dei lavori porterà all’avvio degli incontri con istituzioni e portatori di interessi che la legge assegna alla commissione di Palazzo Lascaris. E qui la Lega incomincia a mettere i puntini sulle i, ricordando che quelle riunioni promosse dall’assessore meloniano con i vari stakeholder, nonché sul territorio sotto il simbolo del suo partito, non possono essere definite, né scambiate per audizioni. Che, in base a un ordine del giorno approvato nei mesi scorsi, si terranno anche nei vari territori del Piemonte con una commissione itinerante come richiesto dal Partito Democratico che in Daniele Valle esprime uno dei due vice di Icardi. “Nessun problema ad andare nei territori per ascoltare osservazioni, critiche e proposte”, assicura il leghista che non mostra alcuna intenzione di ridurre a una mera formalità, con eccessive accelerazioni, un iter come quello previsto per il piano “che è e resta uno strumento di quella programmazione sanitaria di pertinenza del consiglio regionale”. 

Una sottolineatura non casuale quella che apre a un ulteriore messaggio della Lega all’alleato e allo stesso esecutivo e, soprattutto, a più che probabili richieste che il partito guidato in Piemonte da Riccardo Molinari farà per modificare il testo in quelle parti che, per usare un termine ricorso in più di un ragionamento, comporterebbero “un esproprio” di competenze da parte della giunta a scapito del consiglio. Nelle 244 pagine del testo non poche sarebbero le circostanze in cui intenti generali e poco dettagliate indicazioni lascerebbero all’esecutivo decisioni che la stessa programmazione assegna invece all’assemblea di Palazzo Lascaris.

Altro nodo destinato a venire al pettine quello delle cifre relative ai posti letto e ad altri parametri in particolare per quanto riguarda i futuri ospedali. La Lega pare non avere alcuna intenzione di rinunciare a veder comparire nel nuovo piano sanitario i risultati dello studio affidato all’epoca dallo stesso Icardi a una società specializzata per valutare i fabbisogni e su questi basare i numeri che ad oggi non si vedono esplicitati nel testo.

Questioni sostanziali e mosse tattiche sembrano incrociarsi nella strategia che la Lega potrebbe mostrare fin dalle prima battute alla ripresa del dossier che l’assessore vorrebbe concludere il più rapidamente possibile con il richiamo in aula del testo e la sua approvazione. E tutto questo si profila, con le incognite appena accennate, restando nel perimetro della maggioranza.

Lo scenario potrebbe facilmente complicarsi ulteriormente se, anche in questo caso, l’impronta muscolare del vertice piemontese della sanità fornisse il destro alle opposizioni cui certo non mancano elementi per chiedere modifiche al piano in una non concordata, ma non del tutto casuale, convergenza con una parte del centrodestra.

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