GRANA PADANA

Lega in braghette di tela. Calderoli: "Si sono cagati addosso per il nostro Stato parallelo"

Brandendo l'ultimo (scalcinato) totem, l'Autonomia, il ministro si specchia nel passato per esorcizzare il futuro di un partito ormai privo di bussola politica. Un ceto dirigente che brontola contro Salvini in privato ma produce ettolitri di saliva in pubblico

«Nel 1999 avevamo creato uno Stato parallelo, con un altro parlamento, giornali tv, poste, passaporto, patenti, cooperative: un sogno bellissimo, servito per fare cagare addosso il governo. Il rimpianto è non essere andati fino in fondo, ma è comunque stato utile per andare oggi all'autonomia differenziata». Con la consueta lirica da taverna Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali, ha scaldato il piccolo raduno leghista di Pian del Re, in alta Valle Po. Braghette corte e tono da predicatore, ha rivendicato coerenza: «Mi arrabbio quando oggi mi dicono che siamo cambiati. Da tre anni sono ministro delle Autonomie, stiamo facendo la riforma di tre regioni a statuto speciale, da 50 anni si attendeva che qualcuno riformasse quella legge. L'anno scorso proprio qua abbiamo festeggiato la legge sull’Autonomia differenziata. Ho imparato dalla vita e in 40 anni di Lega che se vuoi davvero una cosa riesci a portarla a casa». Chissà che forse questo sia il tasto dolente: sicuro che in via Bellerio vogliano davvero portarla a casa? Molti ne dubitano.

Ne frattempo la Corte costituzionale, con la sentenza del novembre scorso, ha segato pezzi essenziali della legge Calderoli, dichiarandoli incostituzionali, e che a partire dall’inquilina di Palazzo Chigi nel centrodestra non sembra essere in cima ai pensieri. Così l’autonomia differenziata, celebrata come conquista, rischia di ridursi a cartolina ingiallita. La presidente del Consiglio “mi ha promesso che la settimana prossima terremo un incontro di vertice con lei e i due vicepremier, Salvini e Tajani – ha assicurato Calderoli –, per definire quelle pre-intese, e spero vengano sottoscritte prima del 21 settembre, per dare una voglia in più di venire a Pontida. Perché è giusto portare anche qualcosa per tutti i nostri”. Una bandierina.

L'ampolla

E poi la memoria, dosata con mestiere da vecchia volpe: il 2001, «quando toccammo il minimo storico al 3,96%», e Umberto Bossi che insegnava che «i voti non si contano ma si pesano». Il ’96, «quando venimmo qua a prendere l’acqua del Po». E ancora: «Forse il rimpianto è di non essere andati oltre, ma abbiamo dovuto combattere resistenze fortissime e gli ultimi processi alle camicie verdi sono terminati pochi anni fa». Fino al colpo da santuario: «L’unico che è ancora in possesso dell’ampolla originale sono io. È quella usata nel ’96».

Il "santino" Calderoli

Per molti militanti Calderoli resta l’ultimo vero santino della vecchia guardia, il nume tutelare di una storia, di una tradizione, persino di un mito ma ormai custodito in un tabernacolo. A lui guardano i superstiti dissidenti di Salvini e della sua linea politica di estrema destra, quelli che non hanno seguito altri lidi o non sono stati epurati. Se un giorno arriverà il segnale di togliere il tappeto da sotto i piedi al Capitano, partirà da lui. Ma in quanti ci credono ancora? Sempre meno.

Fare la Lega

Quasi duecento militanti, a essere generosi, numeri comunque modesti rispetto ai fasti del passato, si sono arrampicati fino ai 2.020 metri del pianoro. «Una giornata speciale, perché questo è il cuore della Lega» hanno proclamato in coro l’assessore regionale Enrico Bussalino e la deputata Elena Maccanti. Riccardo Molinari, capogruppo a Montecitorio e segretario piemontese, ha recita con la solita abilità retorica il copione usuale, puntando il dito sull’Europa che sta «castrando la nostra economia», invocando maggiore «integrazione tra le regioni alpine», oltre le scontate geremiadi (green deal, Pac, scarsa autorevolezza sugli scenari di guerra). Anche Mol, che per l’occasione a tirato fuori dalla naftalina la felpa Piemont, rivendica la “coerenza” della Lega. In privato, il malumore per la piega nazional-populista di Salvini lo esprime eccome, ma in pubblico se ne guarda bene, chi glielo fa fare? Del resto, è in buona compagnia, da Luca Zaia a Massimiliano Fedriga, per tacere di Giancarlo Giorgetti, il “semolino” sempre pronto a galleggiare.

Sul palco, il capogruppo in Consiglio regionale Fabrizio Ricca e l’ex assessore e oggi presidente della Commissione Sanità Luigi Icardi recitano litania nota: «la Lega quando fa la Lega» ottiene grandi risultati, massima dissonanza concessa con Salvini regnante. L’assessore Bussalino si spinge a garantire impegno massimo sull’Autonomia, omettendo però che nella scorsa legislatura, con una commissione speciale dedicata e la maggioranza di Palazzo Lascaris a trazione leghista, non si è portato a casa praticamente nulla, se non quintali di parole.

Giovani in posa, vecchi rituali

È toccato a Matteo Gagliasso, coordinatore dei giovani, rievocare l’aura dei tempi eroici: «Da questo palco sono stati sempre lanciati messaggi importanti». E la sezione provinciale di Cuneo ha infatti scelto di risalire al Pian del Re, lasciando la più comoda Pian della Regina, quasi a cercare ossigeno nella rarefazione dell’aria e dei consensi.

Il senatore Giorgio Bergesio, segretario provinciale (più noto alle cronache come padre di Francesca, Miss Italia 2023), si è lanciato nella lista di opere: il colle di Tenda riaperto («100 mila passaggi in un mese»), l’Asti-Cuneo pronta a chiudersi, la tangenziale di Demonte da 92 milioni, il ponte dell’Olla, la tangenziale di Mondovì, l’Armo-Cantarana. Tutto grazie a Salvini, naturalmente: «Mai come in questi anni la nostra provincia ha avuto tante risorse». Ettolitri di saliva.

Amarcord

Insomma, Calderoli continua a recitare la parte del custode dell’ampolla e della memoria bossiana, con la voce grossa da predicatore che parla di “Stato parallelo” comodamende seduto sulla poltrona del Consiglio dei ministri. Ma dietro i brindisi e i panini alla festa di Pian del Re la domanda non è se la Lega sia ancora capace di “fare paura” ma se è utile al Nord e al Paese, posto che in passato lo sia stata. Per ora, l’unica cosa che davvero resta intatta è l’ampolla del ’96.