SACRO & PROFANO

Progressisti e boariniani, quella "strana" alleanza che contrastò Nosiglia

Pastore prudente, dal carattere schivo, troppo confidente nella burocrazia ecclesiale, si trovò di fronte un'agguerrita falange di oppositori. Un episcopato iniziato con buone intenzioni che non ebbe la forza di attuare. Il vescovo che fa Miragoli (a Roma)

Cesare Nosiglia fu essenzialmente un pastore arrivato a Torino con ottime intenzioni ma che non ebbe sempre il coraggio di attuare. A lui si opposero subito due gruppi convergenti: la vecchia guardia pellegriniana nostalgica del vescovo ausiliare Guido Fiandino e i “boariniani”, timorosi di essere tratti dalle posizioni occupate e chiamati alla pastorale. L’attacco più duro gli arrivò nel 2022 dal fronte progressista, attraverso il pamphlet Lo scisma emerso. Conflitti, lacerazioni e silenzi nella Chiesa del Terzo Millennio, scritto dal giornalista Francesco Antonioli e dalla “teologa” Laura Verrani in cui, mentre si esaltava il boariniano vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro, così si delineava, senza farne  esplicito nome, il profilo di Nosiglia: «Quello che è evidente, fatte le debite proporzioni, è che a livello locale ci sono vescovi che non perdono occasione per andare ai presidi dei lavoratori che protestano contro i licenziamenti e cassa integrazione, per farsi immortalare mentre fanno la spesa al Banco alimentare, mentre a livello di governance sono un disastro misto a una mediocre ipocrisia generale».

Soprattutto, non gli fu mai perdonato di aver agito con prudenza, a livello canonico, con i presunti autori delle presunte «vocazioni forzate» la cui posizione non era stata dimenticata, ma bensì archiviata in sede penale. L’obiettivo vero però non erano tanto i tre sacerdoti quanto tutta una parte di clero, in primis, i Padri del Verbo Incarnato che lo stesso Nosiglia fece venire in diocesi e che il suo successore ha cacciato senza spiegazioni, se non accampando un inspiegato e inspiegabile non allineamento allo «spirito» della Chiesa di Torino.

L’episcopato di Nosiglia fu affondato anche dalla scelta come vicario generale di monsignor Valter Danna che – A Dio spiacente e a’ nimici sui – insieme ai suoi amici messi da lui in Curia con l’obiettivo di diventare vescovo, finì per rendersi inviso e a scontentare tutti con un inutile autoritarismo. Infatti, appena nominato, Roberto Repole provvide a giubilarlo insediando al comando quella consorteria che Danna cercava di blandire e che lo ripagò con una ben orchestrata campagna contraria in ambienti romani. Va detto che Nosiglia ha avuto più attenzione e rispetto dei preti e della storia delle comunità di quanto abbia dato prova l’attuale gruppo di comando e questo i sacerdoti lo sanno bene.

Di carattere schivo, nascondeva però una sua generosità, sostenuta da un forte spirito di preghiera, mai scoraggiato, mai stanco, forse un po’ troppo confidente nelle virtù di una burocrazia ecclesiale di cui, per certi aspetti, era l’incarnazione. La mancata porpora fu dovuta essenzialmente all’ostilità sorda e pervicace che papa Francesco nutriva verso colui che riteneva – e a ragione – come il suo vero antagonista fin dal conclave che lo elesse nel 2013 e cioè il cardinale Camillo Ruini, il quale ammirava Nosiglia che – come ammise lo stesso porporato emiliano – aveva l’attitudine a tramutare in breve tempo le sue indicazioni pastorale in corposi documenti. Per questo lo volle vescovo vicegerente di Roma per poi traslarlo a Vicenza e infine a Torino. Purtroppo, il suo funerale in duomo è stato all'insegna della sciatteria: preti con la stola sulla giacca e con camicia aperta e concelebranti che, dopo la consacrazione, lasciavano l’altare e se ne andavano... Stile Torino insomma.

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Le assidue frequentazioni romane del vescovo di Mondovì, monsignor Egidio Miragoli, hanno prodotto il loro frutto: il Santo Padre Leone XIV l’ha infatti annoverato fra i nuovi consultori del Dicastero per il clero. Pochi giorni fa lo stesso Miragoli aveva fatto sapere, attraverso un comunicato della sua Curia, di essere stato, unico fra i cinque vescovi del Cuneese (Cuneo-Fossano, Alba, Mondovì e Saluzzo), fermamente contrario alla chiusura decisa, il 13 giugno scorso, del seminario interdiocesano di Fossano con il trasferimento dei cinque giovani seminaristi a Torino.

Non è la prima volta che monsignor Miragoli si dissocia – e lo fa sapere pubblicamente – dalle determinazioni dei confratelli della Provincia Granda; egli, infatti, avrebbe mantenuto ancora in vita l’ex Studio Teologico Interdiocesano di Fossano (Sti), noto per i suoi insegnanti “avanzati”, il numero di docenti superiore ai discenti, oggetto di una visita canonica e infine chiuso. A tale misura si oppose sempre il vescovo di Mondovì, dove insegnava don Duilio Albarello al quale riuscì infine a fargli assumere un incarico pastorale.

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Importante monito di papa Leone XIV ai politici cattolici. In un’allocuzione rivolta a una delegazione francese di rappresentanti politici e personalità civili della valle della Marna, il papa ha ricordato che i capisaldi dell’azione dei cattolici in politica si fondano sulla fede, la legge naturale e la Dottrina sociale della Chiesa e non nel cedimento ad una fraintesa “laicità” e ha richiamato tutti alla coerenza: «Non c’è separazione nella personalità di un personaggio pubblico: non c’è da una parte l’uomo politico e dall’altra il cristiano. Ma c’è l’uomo politico che, sotto lo sguardo di Dio e della sua coscienza, vive cristianamente i propri impegni e le proprie responsabilità (…). Non bisogna stupirsi che la promozione di “valori” – per quanto evangelici siano – ma svuotati di Cristo che ne è l'autore, siano incapaci di cambiare il mondo (…). Sono ben consapevole che l’impegno apertamente cristiano di un responsabile pubblico non è facile, in particolare in certe società occidentali in cui Cristo e la sua Chiesa sono emarginati, spesso ignorati, a volte ridicolizzati (…). Devono avere coraggio: il coraggio di dire a volte “no, non posso!” quando è in gioco la verità».

In sostanza, per Leone, i cattolici devono non solo proporre con convinzione la legge naturale ma esprimere anche la presenza pubblica della religio vera. Proprio quello che i “cattolici adulti” non possono accettare.

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