Micillo nello stretto di Messina: punta Mediobanca sogna Intesa
07:00 Lunedì 01 Settembre 2025Mentre Palenzona briga per la presidenza, il manager attualmente al vertice di Imi è in corsa per la guida operativa di Piazzetta Cuccia. La successione impossibile a Carlo Magno induce la prima linea a guardare altrove. Il prossimo sarà Barrese?
La Caporetto di Mediobanca su Banca Generali ha scatenato un terremoto a Piazzetta Cuccia, segnando la fine dell’era di Alberto Nagel e aprendo la porta a un ribaltone nella governance. Monte dei Paschi di Siena (Mps), guidata da Luigi Lovaglio, ha lanciato l’offensiva, puntando a diventare l’azionista di riferimento della storica banca d’affari milanese. Con l’Ops in scadenza l’8 settembre 2025 e il probabile successo della manovra, grazie al sostegno di soci influenti come le famiglie Del Vecchio e Caltagirone, è già iniziata una frenetica corsa per individuare la nuova leadership di Mediobanca. L’obiettivo è ambizioso: costruire un “terzo polo” bancario italiano capace di rivaleggiare con Intesa Sanpaolo e Unicredit, in un’operazione che intreccia finanza, politica e strategie di potere.
Il tracollo di Nagel e l’ascesa di Mps
Il rifiuto degli azionisti di Mediobanca all’acquisizione di Banca Generali, un’operazione pensata per rafforzare la banca nel wealth management, ha rappresentato un duro colpo per Nagel. Sostenuta da famiglie di peso come i Del Vecchio (tramite la holding Delfin) e Caltagirone, che insieme controllano il 27% dell’istituto, la bocciatura ha smantellato la strategia difensiva dell’attuale amministratore delegato. Questo fallimento ha spalancato le porte all’arrembaggio di Mps. Se l’obiettivo sarà raggiunto, Nagel e il presidente Renato Pagliaro presenteranno dimissioni immediate, seguite da un’assemblea straordinaria entro ottobre 2025 per rinnovare il Consiglio di amministrazione.
Il progetto dell’istituto senese, sostenuto dal governo che vede nell’operazione un’occasione per entrare a gamba tesa nel sistema bancario nazionale, mira a creare un terzo polo capace di unire le competenze di Mediobanca nella corporate finance con la rete commerciale di Mps. Tuttavia, il mercato rimane scettico sulla fattibilità di sinergie reali tra due realtà così diverse. Nonostante ciò, il supporto di Delfin e Caltagirone, che detengono anche il 15% di Mps e il 17% di Generali, rende la soglia del 35% sempre più raggiungibile. L’operazione avrà ripercussioni anche sulle alleanze strategiche di Generali, che contribuisce per circa il 40% ai profitti di Mediobanca, complicando ulteriormente gli equilibri della nuova governance.
Totonomi e borsino
Con il cambio imminente, la ricerca dei nuovi vertici di Mediobanca è già in pieno svolgimento. Il profilo ideale del prossimo amministratore delegato dovrà combinare competenze finanziarie, capacità di gestire l’integrazione con Mps e abilità diplomatiche per dialogare con soci ingombranti come Delfin e Caltagirone. Il futuro Ceo dovrà anche navigare le complesse relazioni con Generali e bilanciare gli interessi di azionisti istituzionali, industriali e del governo, in particolare di Palazzo Chigi e della Lega di Giancarlo Giorgetti, che giocano un ruolo chiave nella partita.
Camionista in manovra
Per la presidenza, la competizione è serrata. Fabrizio Palenzona si sente l’incarnazione, decisamente più in carne, di Vincenzo Maranghi vuole rientrare dalla porta principale di via Filodrammatici a lungo frequentata e di cui è stato per qualche tempo consigliere: punta su Francesco Milleri di Delfin per ingraziarsi il fronte dei “conquistadores” e sul ministro Guido Crosetto per la copertura politica con la destra di governo, pur dandosi un gran daffare fatica a tenere il passo in una corsa dominata da profili più accreditati. Il Camionista di Tortona (anche se è di Novi Ligure) si è mosso per tempo ma la strada è tortuosa. Figure come Vittorio Grilli, ex ministro dell’Economia e presidente di JP Morgan Italia, e Luigi De Vecchi, ex chairman di Citi per l’Europa, appaiono in vantaggio per esperienza e rete di contatti.
Ma è la lista dei candidati a Ceo che potrebbe riservare qualche sorpresa, in assetti che riguardano da vicino Torino e il Piemonte. Marco Morelli, ex amministratore delegato di Mps e gradito a Caltagirone, è il favorito nel borsino, nonostante il suo ruolo attuale in Axa non rappresenti quell’atout così forte come si immagina. Seguono Flavio Valeri di Lazard Italia, Victor Massiah, ex numero uno di Ubi Banca, Fabrizio Palermo, con esperienze in Cdp e Acea, e Luciano Cirinà di Generali. Un candidato che sta però guadagnando terreno è Mauro Micillo, attualmente in Intesa Sanpaolo, dove però le sue prospettive di ascesa sembrano bloccate.
Il secondo numero due
Mauro Micillo, classe 1970, originario di Desenzano sul Garda, figlio di un operaio, si è laureato in Economia all’Università di Brescia. Entrato in Intesa sotto Corrado Passera, ha costruito una carriera che spazia da Fineco a Eurizon, Banca Esperia, Capitalia e Banca Popolare di Vicenza, fino a diventare amministratore delegato e direttore generale di Eurizon Capital Sgr e presidente di Eurizon Capital: dal 2016 è responsabile della Divisione IMI Corporate & Investment Banking, Un curriculum che coniuga banca tradizionale e gestione patrimoniale. Pragmatico, riservato, con una profonda conoscenza del tessuto produttivo italiano e una passione per la vela condivisa con Messina, Micillo si tiene lontano dalla politica. Forse troppo lontano. Questa mancanza di “sensibilità” (e di agganci indispensabili) potrebbe penalizzarlo in un’operazione fortemente influenzata dal governo, dove il peso di Palazzo Chigi e delle forze politiche (Lega e Fratelli d’Italia) è decisivo.
Messina l’Imperatore
Il successore di Messina? Messina. Soprannominato “Carlo Magno” per il suo controllo quasi autoritario e, più recentemente, “Carlo V” dopo la quinta riconferma come amministratore delegato, Messina guida la banca dal 2013, esercitando un’influenza pressoché assoluta persino sui soci istituzionali. La Compagnia di San Paolo, il principale azionista, appare poco più che una comparsa con la presidenza di Marco Gilli, descritto come “sperduto” ed “etereo”. Il predecessore, Francesco Profumo, dopo un secondo mandato ottenuto grazie al pressing di Messina sull’allora sindaca di Torino Chiara Appendino, che voleva sostituirlo, è stato cooptato come presidente di Isybank, la banca digitale del gruppo.
Sotto Messina operano due numeri due: Mauro Micillo e Stefano Barrese, entrambi classe 1970 e considerati fedelissimi. Barrese, romano come Messina, è responsabile della divisione Banca dei Territori, il cuore dell’impero di Intesa, anche se meno redditizio rispetto al passato. Entrato in Banca Intesa nel 1998 dopo esperienze in Arthur Andersen e Erg Petroli, Barrese ha scalato i ranghi occupandosi di capital management, controllo sinergie e pianificazione, fino a diventare responsabile Sales and Marketing della Banca dei Territori. È considerato il pupillo di Messina, tanto da essere stato a lungo visto come il suo delfino. Inoltre, un terzo nome sta emergendo, quello di Raffaello Ruggieri, pugliese, classe 1970, attuale Chief Lending Officer di Intesa. Ex Banca Imi, Ruggieri ha gestito la direzione “Global Corporate” e si è guadagnato la fiducia di Messina, che gli ha affidato dossier complessi e intricati.
Con Messina saldamente al comando e senza prospettive immediate di successione – un ipotetico passaggio alla presidenza nel 2027, con deleghe operative tramite un cambio di statuto, sembra in stand-by – Micillo potrebbe vedere in Mediobanca una via d’uscita per le sue (più che legittime) ambizioni. Tuttavia, la sua scarsa visibilità politica, in un contesto dove il governo gioca un ruolo centrale, potrebbe rivelarsi un ostacolo fatale.
Poteri in gioco
L’operazione di Mps su Mediobanca non è solo una questione finanziaria, ma un gioco di equilibri tra azionisti, politica e ambizioni di sistema. La creazione di un terzo polo bancario è un progetto che richiede una leadership capace di gestire interessi contrapposti. La nuova prima linea dovrà dimostrare non solo competenza tecnica, ma anche la capacità di navigare acque tempestose, dove le famiglie Del Vecchio e Caltagirone, il governo e gli azionisti istituzionali giocheranno un ruolo decisivo. Con l’8 settembre 2025 alle porte, Piazzetta Cuccia si prepara a voltare pagina, un appuntamento che in un modo o nell’altro è destinato a ridefinire il panorama bancario italiano.



