SANITÀ

Sanità privata e libera professione.
Negli ospedali meno infermieri

Nel 2023 calato di quasi 13mila professionisti l'organico nel servizio pubblico, mentre gli iscritti all'Ordine aumentano. Tra il 2024 e il 2025 oltre 6mila nuovi operatori gran parte dei quali sarà attratta dalle cliniche e dal lavoro all'estero. L'allarme in Piemonte

Aumentano gli infermieri, ma scende il numero di questi professionisti nella sanità pubblica. Quello che potrebbe apparire un paradosso emerge con forza negli ultimi anni e, senza inversioni di rotta per ora non alle viste, è destinato ad accentuarsi nel futuro. 

Eloquente il dato evidenziato dal recente documento della Ragioneria Generale dello Stato che attesta come le 2023 il settore sanitario pubblico abbia perso rispetto all’anno precedente ben 12.869 professionisti la cui gran parte è rappresentata da donne. 

Tuttavia, a fronte di questa perdita importante per gli ospedali italiani e tutto il sistema sanitario pubblico nello stesso periodo di tempo preso in esame non si è verificato alcuna diminuzione degli iscritti agli albi professionali. Questo dice sostanzialmente ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti, ovvero un continuo spostamento di una parte considerevole di infermieri dal pubblico al settore privato, comprendendo in questo anche la libera professione. 

Il fenomeno potrebbe ulteriormente accentuarsi come conferma l’ancora troppo scarso ingresso di nuovi professionisti nei ranghi della sanità pubblica pur a fronte di un aumento di circa 6mila nuovi iscritti all’Ordine professionale come stimato da Fnopi, la federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie. E è la stessa Fnopi a ipotizzare molteplici cause alla base del calo di infermieri nel pubblico a fronte di un aumento complessivo di queste figure professionali nel nostro Paese. 

Dall’attrazione verso posti di lavoro offerti dal privato sia entro i confini nazionali sia all’estero, alla cosiddetta gobba pensionistica il cui picco è dato in avvicinamento con conseguenze ancora più pesanti per il servizio sanitario pubblico. Proprio il turnover con tutti i problemi che comporta se non affrontato per tempo e nella maniera giusta, insieme all’elevata età media degli infermieri è uno dei nodi che anche in Piemonte sta ormai venendo al pettine senza che si intravvedano, al di là dei ripetuti annunci circa l’arrivo di professionisti dall’estero, soluzioni rapide ed adeguate. 

Di pochi giorni fa l’allarme del sindacato Nursing Up per quanto concerna la situazione alla Città della Salute di Torino, non certo un’eccezione nel panorama sanitario piemontese. L’insufficienza di personale e l’accentuarsi a breve di questa situazione è la “priorità assoluta”, a detta del segretario regionale del sindacato Claudio Delli Carri, per l’azienda ospedaliera di corso Bramante dove questa mattina si è insediato il nuovo direttore generale Livio Tranchida. E proprio il confronto con i sindacati, con al centro la questione degli organici anche se non solo, sarà uno dei primi passaggi del nuovo vertice della più grande azienda ospedaliera del Piemonte. I numeri e le prospettive indicate dagli studi a livello nazionale non sono certo rassicuranti.