Valle d'Aosta, voto sub iudice. Riforma elettorale in tribunale
Davide Depascale 15:39 Lunedì 01 Settembre 2025La nuova legge, con la tripla preferenza, è stata promulgata dopo l'indizione delle elezioni. Secondo il governatore Testolin è tutto regolare, opposizione e costituzionalisti la prensano diversamente. Non è ancora chiaro come si voterà il prossimo 28 settembre
Era ampiamente atteso, e alla fine è arrivato. Il ricorso contro la nuova legge elettorale in Valle d’Aosta, presentato da Alleanza Verdi-Sinistra e dall’associazione di cittadini Rete Civica, mette nel mirino la decisione del governatore Renzo Testolin di utilizzare già a partire dalle prossime regionali (in programma il 28 settembre) la nuova legge, entrata in vigore l’11 agosto dopo la vittoria (assai risicata, a dir la verità) del sì alla riforma nell’apposita consultazione referendaria. Anche se il decreto di indizione delle elezioni era stato emanato prima che la nuova legge entrasse in vigore, secondo Testolin e il suo partito, l’Union Valdotaine, si tratta di un provvedimento legittimo. Ma i ricorrenti e il team legale che li assiste, guidato dal costituzionalista Giovanni Boggero, hanno più di qualche dubbio sulla sua effettiva regolarità. E presto (ma soprattutto dopo il voto) anche altri partiti potrebbero decidere di prendere la via dei tribunali.
Cambio in corsa
Il ricorso, presentato con procedimento cautelare d’urgenza, è stato depositato al Tribunale di Aosta venerdì scorso, e illustrato questa mattina nella conferenza stampa indetta per l’occasione. La nuova legge, che istituisce la tripla preferenza, ha subito fatto discutere per le modalità in cui è stata implementata. Approvata definitivamente in pieno agosto tramite referendum (che ha visto un’affluenza del 16% e una percentuale di sì del 52%), dopo che le elezioni erano già state convocate, un dubbio è sorto spontaneo ad alcuni cittadini e ai partiti dell’opposizione: è possibile cambiare una legge a giochi di fatto già iniziati? Da qui la decisione di ricorrere al giudice ordinario.
Fare chiarezza
Secondo Boggero, ricercatore di diritto costituzionale dell’Università di Torino, che coordina il team legale che si occupa del ricorso, a fare fede è la data in cui sono state indette le elezioni, in questo caso il 25 luglio. Da lì in poi qualsiasi legge successiva non può essere applicata alla competizione elettorale in corso. Radicalmente opposta l’interpretazione del governatore Testolin, secondo il quale il decreto d’indizione ha un valore “meramente attuativo”. Anche in questo risiede uno dei motivi del ricorso: fare chiarezza su quale sarà la legge elettorale con cui i valdostani andranno effettivamente a votare il 28 settembre, facendo in modo che sia un giudice a stabilirlo.
Reazione a catena
In caso contrario, il rischio è che l’esito delle prossime elezioni finisca per essere invalidato dall’inevitabile pioggia di ricorsi, con in primis i candidati non eletti che proveranno a ribaltare in tribunale i risultati della consultazione. Dopo Avs-Rete Civica, non è chiaro se anche altri partiti di opposizione, come Fratelli d’Italia e Lega, presentino i propri ricorsi contro la nuova legge elettorale nei prossimi giorni, o rimanderanno tutto a dopo il voto. Fino ad allora, in Valle d’Aosta la confusione continuerà a farla da padrona.


