Medici di famiglia, orari con buchi. Partenza tutta in salita per le Aft
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 02 Settembre 2025Sulla carta dovrebbero garantire risposte ai pazienti dalle 8 alle 20, in realtà ci sono ore scoperte. E per coprirle dovrà intervenire anche di giorno la guardia medica dell'Asl. A dispetto dei soliti roboanti annunci la riforma zoppica. E la confusione per i pazienti aumenta
È un orologio un po’ strano quello che dovrà segnare il tempo nel nuovo sistema dei medici di famiglia. Annunciata con squilli di tromba dal grattacielo della Regione Piemonte come l’attesa riforma che garantirà una risposta dalle 8 del mattino alle 8 di sera a tutti i cittadini, l’entrata in funzione delle Aft, le aggregazioni funzionali territoriali, mostra già più di una stecca nell’esecuzione dello spartito.
S’incomincia già di buon mattino, nel senso che alle 8 a dispetto dell’appena citata copertura dell’arco della 12 ore diurne non sarà uno dei medici di medicina generale riuniti nelle strutture in procinto si partire con qualche zoppìa a rispondere all’eventuale chiamata dell’assistito.
Ed è solo il primo “buco” che dovrebbe essere coperto dai professionisti della continuità assistenziale, ovvero la vecchia guardia medica che a quel punto allungherebbero di un’ora l’orario consueto. E fin qui la cosa potrebbe anche non provocare troppi disagi, purché comunicata con chiarezza. Il bello, si fa per dire, viene dopo, ovvero dalle 13 alle 14 quando si scopre che il servizio assicurato dalle Aft rimarrebbe scoperto una seconda volta.
E anche in questo caso è previsto che a rispondere alle esigenze dei pazienti, fornendo se del caso anche visite domiciliari siano i camici bianchi normalmente in servizio di notte e nei festivi. Ma si tratterebbe di un’ora soltanto, inframmezzata a un servizio in capo al gruppo di medici di famiglia e questo non è certo un aspetto marginale. Si troveranno facilmente professionisti disposti a prendere servizio solo per sessanta minuti in quell’orario? La stessa domanda vale per il terzo “buco”, quello che conclude la giornata che, ad oggi in Piemonte, per le Aft si conclude alle 19, ossia quando manca ancora un’ora all’inizio del servizio comunemente noto, anche se la denominazione formale è cambiata, come guardia medica. E proprio ai medici di questo servizio si dovrebbe ricorrere per colmare questa lacuna che, tuttavia andrebbe ad aggiungersi a quella mattutina con il risultato di allungare di ben due ore l’orario del medico chiamato ad anticipare l’orario di lavoro alla sera e allungarlo la mattina successiva.
Quattordici ore anziché dodici sarebbe un arco di impiego sostenibile per i camici bianchi e, ancora, se ne troveranno eventualmente di disponibili a fare questo “straordinario”, tenendo conto che altri dovranno tappare la falla del primo pomeriggio? Ma, soprattutto, come si districheranno i pazienti in un guazzabuglio del genere quando ancora non si raccapezza solo a capire come funzioneranno le Aft al momento della necessità degli assistiti di avere una risposta nell’orario in cui a rispondere non sarà il loro medico di famiglia?
“Si è costruito un sistema senza tenere conto della carenza di medici e questo è il risultato” sostiene Mauro Grosso Ciponte, segretario regionale del sindacato dei medici di medicina generale Snami. “Noi abbiamo sottoscritto l’accordo, ma con precise postille e riserve che adesso si confermano più che giustificate”, aggiunge. E mentre il maggior sindacato dei medici di famiglia, la Fimmg guidata in Piemonte da Roberto Venesia, si conferma come la sigla più convinta della necessità di accelerare sulle Aft, i cui regolamenti sono attesi entro il mese, Antonio Barillà da poco ex segretario regionale dello Smi e anch’egli partecipe del travagliato percorso è assai più lapidario quando dice che “la montagna ha partorito un topolino”. Forse più una talpa, vien da dire di fronte a una situazione sotto gli occhi di tutti in una regione dove tuttora mancano non meno di 500 medici di famiglia.



