FINANZA & POTERI

Crt e Compagnia di San Paolo, giro di vite sulla "spartingaia". Salvo il tesoretto bancario

Dall'accordo Acri e Mef nuovi paletti su possesso di azioni delle banche e governance. Gilli ha tre anni di tempo per rientrare nei parametri. I disastri recenti di Palazzo Perrone inducono a limitare gli emolumenti ai collezionisti di poltrone - DOCUMENTO

Le difficoltà delle due principali fondazioni piemontesi – Crt e Compagnia di San Paolo – hanno avuto un peso significativo nell’orientare il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) verso la revisione del Protocollo d’intesa con l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio (Acri), siglato nel 2015. Pur non essendo l’unica causa, le dinamiche di queste fondazioni – dai conflitti interni a Palazzo Perrone alle sfide patrimoniali legate al rally borsistico dell’ente di corso Vittorio Emanuele – hanno evidenziato lacune tali da rendere necessario rimettere mano alle norme, integrando il testo originario con un addendum.

Questo documento, inviato dal presidente di Acri Giovanni Azzone (numero uno di Cariplo) ai suoi colleghi che dovranno provvedere a recepirlo entro il 30 settembre, introduce misure mirate per rispondere all’evoluzione dei mercati finanziari e garantire maggiore trasparenza e continuità strategica. La firma dell’accordo con il ministro Giancarlo Giorgetti è attesa a fine mese, in occasione della Giornata del Risparmio, con l’obbligo per le fondazioni di adeguare i propri statuti alle nuove disposizioni in caso di approvazione.

Il “tesoretto” da preservare

L’addendum innalza la soglia massima di esposizione verso un singolo soggetto dal 33% al 44% dell’attivo, introducendo coefficienti di ponderazione per calibrare il rischio: 0,75 per partecipazioni in Banca d’Italia, Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e banche con Cet1 superiore all’11%, Lcr sopra il 130% e vigilanza rafforzata (es. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps, Bper, Credit Agricole); 0,85 per Casse di risparmio e soggetti non bancari. Le fondazioni saranno sottoposte a verifiche semestrali, con un prospetto annuale trasmesso all’Autorità di vigilanza. Per esposizioni tra il 33% e il 44%, è previsto un monitoraggio periodico, evitando vendite forzate che potrebbero destabilizzare il mercato. In caso di superamento del 44%, si richiede un piano di rientro triennale, considerando la salvaguardia del patrimonio e le condizioni di mercato. Per sforamenti dovuti a rialzi, l’esposizione sarà osservata per 12 mesi; se stabile, sarà necessario un piano di rientro biennale. Per la Compagnia di San Paolo, questo offre al presidente Marco Gilli e al segretario generale Alberto Anfossi una salutare boccata d’ossigeno nella gestione del “tesoretto” che rende parecchio con pochissimo sforzo.

Collezionisti di poltrone

Sul versante della governance, l’addendum introduce misure rigorose per garantire trasparenza e ricambio, senza sacrificare la continuità strategica. Chi ha ricoperto due mandati consecutivi, per un totale di 12 anni, in ruoli direttivi di una fondazione – di cui almeno uno come presidente o membro di organi di amministrazione o controllo – dovrà osservare un anno di “pausa” al termine del mandato, durante il quale non potrà assumere nuovi incarichi né instaurare rapporti, anche subordinati, con la fondazione o le sue società strumentali, salvo eccezioni per singole prestazioni professionali. Inoltre, per i successivi tre anni, sarà precluso l’accesso a ruoli in enti o società strumentali legati alla fondazione di provenienza. Per chi ha servito due mandati consecutivi nell’organo di indirizzo, il divieto di nuovi incarichi si estende a sei anni dopo la fine del mandato. Le presidenze onorarie sono bandite, e gli statuti dovranno stabilire mandati di sei anni, per un massimo di 12 anni complessivi.

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Tetto agli emolumenti

Sempre in tema di governance, l’articolo 4 non vieta esplicitamente l’accumulo di cariche, ma pone un freno significativo ai “collezionisti di poltrone” – coloro che si autonominano in enti e società partecipate – attraverso un tetto agli emolumenti. Questo paletto riduce l’attrattiva di pratiche come quelle che hanno recentemente scosso la fondazione Crt, dove una “guerra intestina” culminata con la defenestrazione di Fabrizio Palenzona è stata alimentata dal presunto “patto occulto” proprio per spartirsi le nomine. La nuova norma stabilisce che i membri degli organi delle fondazioni che assumono incarichi in società o enti strumentali possono cumulare compensi aggiuntivi fino a 20mila euro annui lordi, oltre ovviamente a quelli derivanti dal ruolo nella fondazione. Qualsiasi importo eccedente tale soglia dovrà essere restituito alla fondazione, attraverso meccanismi che evitino aggravi fiscali o altri oneri per il beneficiario.

È lampante che la notte della spartingaia a Palazzo Perrone ha funzionato da campanello d’allarme per il Mef, che ha deciso di introdurre regole per prevenire il ripetersi di simili scenari. La greppia, insomma, non chiude, solo che ci sarà meno biada. Per Anna Maria Poggi, la giurista ciellina alla guida della fondazione torinese da poco più di un anno, queste norme rappresentano un’arma in più per resistere alle pressioni interne. Per molti consiglieri, il tetto di 20mila euro significa dover rinunciare a laute rendite, sempre che la stretta valga anche per i posti nei Consigli di amministrazione di società di cui la fondazione ha partecipazioni, ad esempio, come Mundys o F2i, che possono raggiungere i 100mila euro annui. Con queste restrizioni, il gioco potrebbe non valere più la candela. Forse.

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