Ex Ilva, il forno elettrico a Genova accende le speranze del Piemonte
Davide Depascale 17:01 Martedì 02 Settembre 2025Missione nel capoluogo ligure del ministro Urso, che ha esposto il progetto di decarbonizzazione dell'acciaieria. Oltre ai tre impianti di Taranto, ce ne sarà anche uno in Liguria: fondamentale per la sopravvivenza degli stabilimenti di Novi Ligure e Racconigi
Una nuova pagina si apre per il futuro dell’ex Ilva di Genova, nel quartiere di Cornigliano, con l’ipotesi di un forno elettrico che potrebbe non solo rilanciare la siderurgia ligure, ma anche garantire nuova linfa agli stabilimenti piemontesi di Novi Ligure e Racconigi. È questo il cuore del dibattito che ha animato l’incontro di oggi in Prefettura a Genova, dove il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha illustrato il piano di decarbonizzazione del gruppo Acciaierie d’Italia.
Siderurgia green
Il piano del governo prevede la costruzione di quattro forni elettrici: tre a Taranto, con una capacità produttiva di 6 milioni di tonnellate annue come stabilito dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), e uno a Genova, capace di produrre 2 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Questo impianto renderebbe lo stabilimento di Cornigliano indipendente da Taranto, rifornendo direttamente gli stabilimenti del Nord, tra cui Novi Ligure e Racconigi, e rafforzando la filiera siderurgica italiana. “Il forno elettrico a Genova non è una condizione imprescindibile, ma un’opportunità per gli investitori, consapevoli che Taranto non potrà superare i 6 milioni di tonnellate”, ha dichiarato il ministro Urso al termine dell’incontro. La proposta si inserisce in un ambizioso piano di decarbonizzazione, che punta su tecnologie moderne e sostenibili per ridurre l’impatto ambientale della siderurgia. “Abbiamo registrato un ampio consenso da parte delle forze politiche, degli enti locali, dei sindacati e delle imprese per il rilancio del polo di Cornigliano attraverso l’utilizzo di forni elettrici, una tecnologia green”, ha sottolineato Urso, evidenziando il ruolo strategico di Genova nella produzione di acciaio per il mercato nazionale ed europeo.
Benefici per il Piemonte
Il forno elettrico di Genova non rappresenterebbe solo un’opportunità per la Liguria, ma anche una svolta per gli stabilimenti piemontesi di Novi Ligure e Racconigi, che attualmente dipendono dai coils provenienti da Taranto per la produzione di laminati a freddo, come zincato e banda stagnata. Con il nuovo impianto, Genova potrebbe rifornire direttamente questi stabilimenti, garantendo maggiore autonomia e stabilità produttiva. L’assessora regionale al lavoro e vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino, oggi presente nel capoluogo ligure, ha espresso il pieno sostegno della Regione al progetto: “Il Piemonte c’è ed è determinato nell’accompagnare e supportare il governo nel rilancio dell’ex Ilva, con l’obiettivo di garantire un futuro ai lavoratori e al territorio”. Una linea già portata avanti dal governatore Alberto Cirio, che in una lettera inviata a inizio agosto al ministro Urso chiedeva garanzie per il futuro delle acciaierie.
Sostegno delle istituzioni locali
Il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha espresso grande soddisfazione per il piano, definendolo “un’opportunità importante per i nostri figli e per tutti”. Bucci ha sottolineato che l’investimento, stimato in circa 1,3 miliardi di euro, porterebbe centinaia di nuovi posti di lavoro e libererebbe 300mila metri quadri delle aree di Cornigliano per altre attività industriali. “Genova punta a essere uno dei player principali per l’industrializzazione e l’acciaio, un asset che si aggiungerebbe alle nostre eccellenze come la blue economy e l’alta tecnologia”, ha dichiarato, ribadendo che il suo è un “sì ragionato e strutturato” al progetto, condizionato a un business plan chiaro e a investimenti per la città. Anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, presente all’incontro, ha appoggiato l’idea, pur mantenendo una posizione cauta e sottolineando la necessità di un confronto trasparente con i cittadini.
Prospettive future
Il futuro del progetto dipenderà dalle manifestazioni di interesse, che saranno presentate entro il 15 settembre. Come ha spiegato Urso, solo allora si chiarirà se ci saranno investitori pronti a superare la capacità produttiva di Taranto o a condividere la gestione degli stabilimenti. Intanto, il governo ha stanziato 1,75 miliardi di euro per sostenere la transizione, di cui 750 milioni per i contratti di sviluppo legati ai forni elettrici. L’ipotesi del forno elettrico a Genova rappresenta una scommessa per il rilancio della siderurgia italiana, con ricadute positive non solo per la Liguria, ma anche per il Piemonte e l’intera filiera nazionale.



