ECONOMIA DOMESTICA

Piemonte, il lavoro arretra: 4.400 contratti in meno

A settembre sono previste 35.350 assunzioni, rispetto al 2024 calo dell'11. I servizi restano il comparto più rilevante. Il 77% è un rapporto a termine e quasi la metà delle figure richieste è di difficile reperimento. Un terzo riguarderà under 30 e il 23% immigrati

Le imprese piemontesi tirano il freno a mano. Per settembre 2025 sono previsti 35.350 contratti di lavoro, che salgono a poco più di 92mila se si guarda all’intero trimestre settembre-novembre. Numeri che sulla carta potrebbero sembrare confortanti, ma che in realtà raccontano un arretramento pesante: rispetto a un anno fa mancano all’appello 4.420 assunzioni solo nel mese di settembre (-11,1%) e quasi 9.300 nel trimestre. A dirlo è il Bollettino Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, che ha raccolto le previsioni delle imprese tra il 9 e il 25 luglio.

A livello nazionale, la frenata è meno drammatica: le assunzioni stimate per settembre sono circa 569mila, con un calo del 2,6% rispetto al 2024. Il Piemonte, però, fa peggio della media, pur confermandosi peso massimo nel Nord Ovest con il 22,1% delle entrate previste nell’area e il 6,2% del totale italiano.

Servizi in affanno, industria giù

Dietro la riduzione si intravedono cali diffusi nei comparti che muovono l’economia regionale. I servizi restano la colonna portante con 23.380 ingressi, pari a due terzi del totale, ma perdono più di 3.400 posizioni rispetto a un anno fa. L’industria scivola a quota 10.410, con un calo di circa mille unità, mentre resiste e addirittura cresce, seppur di poco, il settore primario che con 1.560 assunzioni mette a segno un +80 sul 2024. Nei dettagli spiccano i servizi alla persona con 6.430 contratti, seguiti dal turismo (5.190) e dal commercio (3.890). Le costruzioni, nell’ambito industriale, coprono il 7,9%.

Piccole imprese e contratti a termine

A reggere la baracca sono soprattutto le micro e piccole imprese, che assorbono il 57,6% delle assunzioni. Le medie aziende coprono un quinto, mentre le grandi si fermano poco sopra. Ma più delle dimensioni conta la qualità dei contratti: e qui i numeri fanno crollare ogni illusione. Solo il 23% delle entrate sarà stabile, sotto forma di tempo indeterminato o apprendistato. Tutto il resto, il 77%, si consumerà nella solita giostra di rapporti a termine.

Titoli di studio, i buchi più neri

Quanto ai titoli di studio, il mercato continua a chiedere soprattutto diplomati professionali (39%) e figure con la sola scuola dell’obbligo (19%), mentre i laureati si fermano a un misero 17% e i diplomati “puri” al 23%. Non è un caso che il mismatch resti altissimo: le imprese cercano profili che non trovano, mentre il sistema formativo non riesce a sfornare candidati all’altezza. Il risultato? A settembre sarà difficile reperire quasi la metà delle figure richieste (47,8%, contro il 46% nazionale).

La piaga del mismatch: figure introvabili

Il problema non è solo quantitativo, ma qualitativo. Più di un terzo delle assunzioni saltano perché mancano candidati idonei, mentre nell’11% dei casi la colpa è di una preparazione giudicata insufficiente. Tra gli operai specializzati la situazione è drammatica: su quasi diecimila ingressi programmati, il 60% è di difficile reperimento, con punte dell’84% nelle rifiniture edili e del 76% tra elettricisti ed elettronici. Male anche per i tecnici: la metà delle 7.890 entrate previste rischia di restare scoperta, soprattutto nella gestione dei processi produttivi (70%) e nella sanità (68,5%).

Le difficoltà non risparmiano i servizi: nelle professioni sanitarie e sociali quasi sette posti su dieci rischiano di restare vacanti, mentre nella cura estetica la quota sfiora il 65%. Per i titoli di studio, poi, il quadro è impietoso: introvabili quasi la metà dei laureati richiesti, con picchi negativi per chimico-farmaceutico (78,5%) e ingegneria industriale (60,2%). Ancora peggio gli Its, che lasciano scoperto il 63,6% delle posizioni, e i diplomi tecnici con il 77,7% degli elettronici e il 74,2% degli agrari impossibili da reperire. Non va meglio nei professionali, dove l’edile segna un mismatch del 73,8% e l’elettrico del 72,6%.

Tra le poche note “positive”, se così si può dire, c’è l’apertura a giovani e stranieri: un’assunzione su tre sarà riservata a under 30 e nel 23% dei casi le imprese guardano a manodopera immigrata, quota ben più alta rispetto alla media nazionale. Ma resta un palliativo.

Un mercato che non si incastra

Il quadro che emerge dal bollettino Excelsior è chiaro: il Piemonte contribuisce con il 6,2% delle assunzioni nazionali (35.350 su 569.000) e rappresenta il 22,1% del totale previsto nel Nord Ovest (160.100). Ma a fronte di numeri ancora importanti, la fotografia è quella di un mercato che non riesce più a incastrare domanda e offerta, con le imprese che chiedono competenze sempre più specifiche e un sistema formativo incapace di fornirle.

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