TIRI MANCINI

La "rifondazione" del Terzo polo? A sinistra con M5s e Avs

L'ex ministro Ferrero si prepara alla festa torinese del partito, in concomitanza con la kermesse del Pd. Ma se i dem sono "dall'altra parte per mille ragioni", con i pentastellati e i rossoverdi c'è accordo su molti temi, a partire dal no al riarmo

Un nuovo terzo polo, ma non più al centro, come il progetto abortito da Matteo Renzi e Carlo Calenda, ma a sinistra del Partito democratico. È l’auspicio dell’ex ministro torinese Paolo Ferrero, oggi segretario provinciale di Rifondazione Comunista, che la prossima settimana, a partire da giovedì 11 settembre, darà vita alla sua Festa in Rosso, con una sorta di controprogrammazione rispetto alla Festa dell’Unità, organizzata dal Pd in quegli stessi giorni. Ma se rispetto ai dem le distanze sono incolmabili (“Abbiamo una visione del mondo radicalmente diversa, è dall’altra parte per mille ragioni”, dice Ferrero), lo stesso non si può dire del Movimento 5 Stelle, con cui sono alleati a Bruxelles e condividono molte delle battaglie identitarie (sostegno alla causa palestinese e opposizione al riarmo in primis), oltre a far parte dello stesso gruppo politico europeo, The Left, in cui confluiscono anche gli eletti di Avs (almeno quelli della componente di Sinistra Italiana). Con loro Ferrero immagina di costruire un’alternativa, che implicherebbe la fine del campo largo tanto caro alla segretaria del Pd Elly Schlein.

Contenuti, non partiti

Per Ferrero in ogni caso non è un tema di partiti o di nomi da candidare, ma di contenuti, e quelli dei dem sono distanti anni luce da quelli di Rifondazione. “Non voglio dire che centrodestra e centrosinistra siano uguali, ma fanno parte dello stesso schema, che fa riferimento a un mondo, quello figlio della globalizzazione imperante, che ormai è finito”. Da qui l’esigenza di una svolta radicale, a partire dal no alle spese in armamenti, una battaglia che, al contrario del Pd, M5s e Avs condividono. “L’aumento delle spese militari ci costerà 6,4 miliardi di euro l’anno per dieci anni, tutti soldi che potevano essere spesi in servizi essenziali come la sanità, che invece è spolpata e si regge sui soldi dei privati”.

Ripartire dal basso

Da qui Ferrero intravede il nesso tra una visione globale (sostegno alla causa palestinese, no alle sanzioni alla Russia, stop al riarmo) e i problemi della città di Torino e dei suoi abitanti: “Investire in armi vuol dire tagliare il ramo su cui si è seduti, perché si vanno a creare le condizioni per la guerra. Intanto tutto il sistema produttivo va a ramengo, le fabbriche chiudono e la gente comune non ha i soldi per pagare l’affitto, lasciando la città in favore dei grandi speculatori. La nostra visione della città valorizza la partecipazione dal basso e mette al centro le esigenze della gente comune. Cosa che né il centrodestra né il centrosinistra fanno”. Per l’ex ministro la concordia istituzionale tra il presidente della Regione Alberto Cirio e il sindaco Stefano Lo Russo è proprio il sintomo di questa sostanziale unità d’intenti tra due schieramenti teoricamente opposti: “Non bisogna per forza litigare, ma se si è d’accordo su tutto c’è un problema”.

No al modello Milano

Il riferimento è anche al nuovo piano regolatore della città, che non dev’essere ispirato al “Modello Milano”, ma mettere al centro gli abitanti: “Torino deve reinventarsi, e non può farlo inseguendo l’emblema di un’epoca che ormai è finita”. La soluzione proposta da Ferrero è quella di tessere relazioni con i sindaci delle altre città, che si ritrovano a fronteggiare le stesse questioni, per far sentire la propria voce a livello nazionale: “La sofferenza da parte degli amministratori locali è palese, i comuni sono tutti alla canna del gas. Non si fanno sentire per un motivo molto semplice: al governo ci sono i loro capi, oppure quelli che potrebbero diventarlo dopo le prossime elezioni”. Anche per questo vede nella nascita di un polo alternativo la soluzione: se ne parlerà sicuramente nel dibattito di venerdì 12 settembre, dove tra gli invitati figura Alberto Re, presidente della Circoscrizione 4 in quota Sinistra Italiana, e del consigliere comunale dei 5s Andrea Russi. Nessun invitato, neanche a dirlo, tra gli esponenti del Pd.

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