Elezioni del 2027 un nuovo '48?
Giorgio Merlo 13:36 Sabato 06 Settembre 2025
Se il buongiorno si vede dal mattino, forse non è del tutto peregrina la tesi che le elezioni del 2027 assomiglieranno molto a quelle del 1948. Certo, manca molto tempo al rinnovo del Parlamento nazionale come, del resto, molti elementi potranno ancora intervenire nel campo sempre più delicato, complesso, articolato e decisivo della politica estera. Ma alcuni dati cominciano a profilarsi con sempre maggiore chiarezza e nitidezza nelle rispettive aree politiche del nostro paese. Nel campo del centro destra, ad esempio, la situazione è molto chiara. Esiste un solo partito, la Lega di Salvini, che sulla politica estera mantiene una posizione alquanto incerta e contraddittoria. Ma la politica estera, in quella coalizione e come tutti sanno, la dettano e la coordinano il Premier Giorgia Meloni e il Ministro degli esteri Antonio Tajani. E, di conseguenza, quei due partiti hanno una posizione chiara, netta ed inequivoca. Cioè in politica estera il nostro paese ha una chiara ed altrettanto netta collocazione europeista, atlantica e quindi e di conseguenza nell’area occidentale. Punto.
Le difficoltà e le inquietudini maggiori emergono nel campo dell’attuale sinistra italiana. Perché, al di là della propaganda e dell’ipocrisia, è indubbio che nell’attuale sinistra cresce e si consolida sempre di più uno spiccato antioccidentalismo da un lato e una posizione sempre più terzaforzista dall’altro. Una strategia ed un progetto politico che portano l’Italia a simpatizzare o meglio a guardare con grande attenzione a ciò che capita nell’Oriente. E, purtroppo, anche a regimi che nulla hanno a che vedere con tutto ciò che è anche solo lontanamente riconducibile alla democrazia, alla libertà, alla giustizia, al pluralismo e a tutti quei valori democratici e liberali che sono propri dell’Occidente. Il tutto, come sappiamo, perché chi detta l’agenda politica nel “campo largo” è sempre più smaccatamente ispirato all’antiamericanismo da un lato e all’antioccidentalismo dall’altro. Due elementi che quasi quotidianamente riscontriamo nelle varie e multiformi dichiarazioni dei capi dei partiti della sinistra italiana.
Ora, a fronte di una situazione che di giorno in giorno è sempre più chiara, è di tutta evidenza che difficilmente i partiti dell’attuale sinistra – e cioè la sinistra radicale e massimalista della Schlein, la sinistra populista e demagogica dei 5 stelle di Conte e la sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis – cambieranno radicalmente linea rispetto alle attuali posizioni in politica estera. Anche se è sufficientemente noto il trasformismo del partito populista per eccellenza, cioè i 5 stelle.
Ecco perché, se la politica estera sarà sempre più centrale e decisiva in vista delle prossime elezioni politiche, chi sostiene che le elezioni del 2027, seppur mutatis mutandis, avranno molti elementi in comune con quelle del 1948, non fa una profezia del tutto fuori luogo. Detta in altre parole, la scelta di campo nel 2027 dovrà essere netta, chiara, senza equivoci e balbettamenti e, soprattutto, dovrà collocare il nostro paese con coerenza nello scacchiere europeo ed internazionale. Ogni ambiguità, furbizia ed opportunismo dovranno essere semplicemente rimossi e battuto alla radice.
Per queste ragioni ci saranno molte, molte somiglianze nel 2027 con il 1948, pur senza evocare scenari apocalittici o visionari.



