Le nostre paure, nemiche della democrazia
Claudio Chiarle 07:00 Mercoledì 10 Settembre 2025
Il sito Phica.eu e il profilo “mia moglie” ormai non fanno più notizia; eppure, le declinazioni dei verbi osservare e spiare sono fondamentali per il nostro Paese. Ovviamente non in quel senso. Però possono servire da riflessione per chi, ossessionato da anni di propaganda sulla sicurezza, sull’invasione dei migranti, sulla delinquenza dilagante ha contribuito a creare un’industria dell’osservazione voyeuristica in cui abbiamo messo in mano di altri la nostra privacy. Ci mancano solo più le telecamere in bagno e forse qualcuno le ha messe pure lì e poi ci scandalizziamo se qualcuno ha pensato che vendere i filmati era un business.
Tornando ai nostri verbi: “osservare”, ma anche spiare, abbiamo un’industria che si occupa di farlo e in modo positivo, a tutela della nostra salute, sicurezza e del nostro territorio e della difesa del Paese. L’industria spaziale con i suoi satelliti dalle molteplici finalità e obiettivi di cui Torino ha uno dei Centri di Eccellenza del sistema Paese.
Le catastrofi naturali e anche quelle cui contribuisce la mano dell’uomo possono essere monitorate, controllate consentendo di agire in anticipo rispetto agli eventi o quantomeno creare una casistica su cui fare previsioni. Ad esempio, Thales, principale azienda spaziale italo-francese, partecipa al programma Copernicus con una “famiglia” di dodici satelliti denominati Sentinel. Nome appropriato per monitorare il globo terreste, dall’azione dei mari alle emissioni di CO2, studiare la modernizzazione dell'agricoltura in un ambiente più sostenibile, insomma studiare il clima e permettere all’uomo di curarlo e gestirlo.
Uno degli aspetti più monitorati e evoluti è la meteorologia da ormai cinquant’anni con i satelliti Meteosat e ora con Eumetsat. Non sempre però ciò che vedono e segnalano i satelliti l’uomo è capace e ha i mezzi per intervenire per prevenire i disastri ambientali. La filiera è da completare se vogliamo che la tecnologia sviluppata dall’uomo possa essere fruita in tutta la sua capacità di fornirci indicazioni su come agire.
Osservare e spiare. Osservare è un verbo che piace a tutti, spiare forse un po’ meno ma è ciò che deve fare un satellite insieme a connettere, informare, proteggere, tutelare, navigare e esplorare. Oggi è molto di moda condannare il dual use ovvero l’uso civile e militare; al punto che anche un impianto di desalinizzazione in Israele, magari studiato insieme a qualche università italiana è considerato duale. Figurarsi allora un sistema satellitare monitora l’ambiente e l’inquinamento. Di fatto ogni osservazione satellitare civile può avere anche un uso militare o meglio di difesa. Preciso subito che un sistema di difesa non è difendersi entro i propri confini ma neutralizzare ogni sistema d’attacco al nostro Paese o al nostro sistema di alleanze ovunque sia posizionato.
Non esiste più un confine tra il civile e il militare ma esiste l’uso che se ne fa dei dati elaborati e il contesto che viviamo nel momento in cui necessitiamo dei dati.
La conquista dello spazio è la vera sfida del futuro in un sistema unico né civile, né militare. La sfida la vince chi ha informazioni più precise, in un tempo più veloce. Ad esempio, un sistema satellitare antimissile è efficace se l’informazione che il satellite dà al sistema difensivo è più veloce del missile. Da qui la corsa tecnologica ha missili sempre più supersonici, almeno nella ultima fase di crociera e satelliti sempre più veloci nel trasmettere informazioni. Quanto più l’orbita satellitare è bassa più veloce può essere l’informazione e per questo Elon Musk con Starlink ha costruito la sua immensa rete satellitare in orbita bassa.
Chi controlla lo spazio? A aprile 2025 si stimano oltre 11mila satelliti in orbita funzionanti di cui oltre 8mila sono di Elon Musk con Starlink. Al secondo posto OneWeb di Eutelsat, società francese, che conta 650 satelliti e nonostante il numero così differente con Starlink è candidata come sua valida alternativa a cominciare dai sistemi di comunicazione in Ucraina. Nonché come costellazione europea in orbita bassa se sapremo superare i nazionalismi europei. I cinesi con il progetto “Gowuang”, gestito dalla China Satnet, azienda statale punta a raggiungere circa 13.000 satelliti operativi in concorrenza a Starlink. nel 2024 si è avviato anche il progetto Qianfan (“Mille vele”), un’ulteriore mega costellazione con obiettivi simili per copertura e numeri di satelliti. Insomma, la Cina non sta ferma e ha consapevolezza che presidiare lo spazio sia strategico nel futuro economico e degli assetti geopolitici. Tornando all’Europa si prevede che la costellazione IRIS2 arriverà nel 2030 a 290 satelliti in orbita bassa per salire a 500 nel 2035. L’Europa si muove ma gli altri Paesi e le aziende non stanno ferme, si pensi a Amazon che ha come obiettivo con Kuiper di avere 3500 satelliti in orbita.
Questo per capire chi controlla lo spazio e quindi è in grado di fornirci Internet oppure tirarci un missile in cucina.
Chi controlla i sistemi di comunicazione controlla tutto, dal nostro cellulare alla capacità di difesa aerea e l’Europa è ancora indietro, non come tecnologia ma come scelta politica di investire massicciamente e a breve nel campo spaziale. Non esiste ancora una cultura e una presa di coscienza dell’opinione pubblica dell’importanza di un’autonomia tecnologica e operativa sul gestire in proprio le comunicazioni. Eppure, siamo ormai “schiavi” del cellulare e andiamo in paranoia quando non funziona. Come amputati di un arto.
Ancora una volta andrebbe, senza indugi, ascoltato e realizzato, velocemente, il Piano Draghi. Servono infrastrutture europee a partire dalle basi di lancio. Si usa la Guyana francese vicino all’equatore ma è sempre in Sudamerica.
Allora aggiungiamo declinazioni come investire e informare della necessità di crearci una indipendenza europea nel campo della comunicazione satellitare che porterebbe anche posti di lavoro altamente professionalizzati; innalzamento del livello formativo scolastico e universitario; migliori salari, se in Italia si ridà spazio alla contrattazione sindacale. Insomma investire da parte dello Stato e delle imprese significa crescita economica, più sicurezza, più benessere.
Invece, purtroppo, abbiamo un rapporto inversamente proporzionale tra quanto usiamo il cellulare e la mancata percezione di quanto ormai i sistemi democratici abbiano bisogno di una loro autonomia nel campo della comunicazione per non metterla a rischio. Sono ormai evidenti gli attacchi informatici e le fake news capaci di distorcere la realtà.
Siamo più attratti dal guardare dal buco della serratura attraverso TikTok o da siti guardoni che comunque abbiamo generato noi anche attraverso le telecamere di sicurezza installate nelle nostre case. Da tutelati a osservati/spiati. Le nostre paure sono le prime nemiche della democrazia e dello sviluppo del Paese, del nostro territorio metropolitano.


