R-DAY, UN ANNO DOPO

“Restitution”, il bluff dei grillini

Il denaro risparmiato grazie alle rinunce dei consiglieri regionali finisce in consulenze e propaganda politica. E serve ad acquistare maschere antigas. Altro che finanziamento di progetti dei cittadini. Il MoVimento si comporta come un qualunque altro partito

Dovevano servire per finanziare i progetti più meritevoli, sostenere iniziative provenienti direttamente dal territorio, e invece quella parte degli emolumenti cui i consiglieri regionali del Movimento 5 stelle hanno rinunciato se ne vanno in consulenze, stampa di volantini, buoni pasto per gli staffisti e persino in acquisti di maschere antigas. A un anno di distanza dall'R-Day, quello che fu pomposamente definito il giorno della restituzione, solo una minima parte di quei fondi sono stati restituiti al territorio: la maggior parte è utilizzata per la propaganda e il funzionamento della macchina politica. Né più né meno come gli odiati partiti.

 

Il conto corrente aperto presso la Banca Etica aveva come cofirmatari il capogruppo Davide Bono e Fabrizio Biolè, poi epurato da Beppe Grillo; ma finora nessuno ha mai saputo come i due moschettieri di Palazzo Lascaris disponessero di quei fondi. E non si parla certo di bruscolini, dal momento che al gennaio scorso sul cosiddetto Conto progetti c’erano oltre 200 mila euro, di cui, pare, la metà siano stati recentemente prelevati da Biolè vista la sua uscita dal Movimento. E’ stato proprio Biolè a mettere on line l’estratto conto degli ultimi tre anni e nelle spese c’è di tutto: nel novembre 2012, ad esempio, escono quasi mille euro di buoni pasto e rimborsi spese di cui usufruiscono Laura Castelli, Ivan Della Valle, Marco Scibona, Giorgio Bertola, Marco Rodella, Marco Nunnari e Francesca Frediani. Ma quanto magnano? E soprattutto, sarebbero questi i progetti per far tornare i soldi sul territorio?

 

Poi ci sono dei prelievi, uno il 9 marzo 2012 da 500 euro, un altro il 3 maggio da 252 e altri di importi similari. Per che cosa sono stati utilizzati? Intendiamoci, si tratta di denaro dei consiglieri. Loro rinunciano a utilizzarlo per la propria vita privata, disponendone in modo autonomo e insindacabile per l'attività politica. Come accade nelle altre formazioni, in cui una parte dell’emolumento degli eletti finisce nelle casse del partito. Tra le uscite, oltre alle innumerevoli consulenze legali, compaiono sostegni a campagne elettorali, acquisto di materiale propagandistico, ma soprattutto caschetti bianchi e maschere Nbc, ovvero quelle antigas e lacrimogeni (acquistate nel giugno 2011, durante la calda estate in Val Susa): strumenti fondamentali per l'attività di un consigliere regionale. Almeno quanto un tosaerba.

print_icon